Questo blog vuole nascere con la stessa forza delle sorgive che vibrano dal suolo del territorio dove sono nata. L'acqua che esplode per poi fluire tranquilla ad amare la terra, mi ha sempre comunicato le sue piccole e grandi attrazioni con le forme di vita che la tenevano desta, trasmettendo suoni, riflettendo colori, nascondendo misteri. Vuole ora essere narrata perchè è sempre stata per la gente delle nostre terre un aiuto all'affermazione dello spirito.
Il discorso di Gesù con i discepoli all'ultima cena è così unico, nella sua profondità e delicatezza, così completo, da lasciare
senza parole. Viene letto troppo poco, commentato quasi mai. Forse è ritenuto troppo intimistico. Troppo fuori dal comune. Ma è l'autentico linguaggio dell'amore. Quello destinato ad entrare nel
mistero della reciproca relazione a due, in quell'influsso per cui senti che ti sta succedendo qualcosa che non capisci, ma sai da dove viene e ti fa bene, ti trasforma. Gesù insiste nel
rassicurare che lo Spirito di Verità che egli otterrà per loro dal Padre come consolatore, (ed è il suo stesso Spirito), non li abbandonerà mai. Ma è invalso un sistema nella tradizione, una
specie di pudore, per cui di quello Spirito non si parla, nel senso che viene nominato, nella liturgia della chiesa c'è proprio una festa, la Pentecoste, a lui dedicata e ritenuta la festa più
solenne di ogni altra. Ma nominarlo, sentir nominare lo Spirito di Verità, può restare un suono senza risonanze. L'insistenza, la ripetizione delle rassicurazioni di Gesù è un farsi già presente
dello Spirito promesso.
Costituisce una certa familiarità in atto. Tutta misteriosa se vogliamo. Il mistero attira, colpisce, stupisce per qualche suo
aspetto. Ma contemporaneamente si dilata in molteplici sensi che noi non percepiamo, e che non ci bloccano del tutto, permettendoci di continuare la ricerca.
Dopo la bellissima preghiera al Padre, fatta da Gesù per i discepoli, egli uscì con loro e andò oltre il torrente Cedron dove c'era
un giardino dove egli era solito ritirarsi con i suoi a pregare. Il luogo era conosciuto a Giuda, che quella sera, dopo essere uscito dal cenacolo e “avere ottenuto dai grandi sacerdoti e dai
farisei una coorte e delle guardie, arrivò con lanterne, torce e armi. Allora Gesù che sapeva tutto quello che doveva accadere, si fece avanti e chiese loro:” Chi cercate?” Gli risposero :”Gesù
di Nazaret” E Gesù:” Sono io”.
Le guardie diedero indietro e stramazzarono per terra. Con loro c'era anche Giuda, il traditore.
Gesù chiese di nuovo: “Chi cercate?” “Gesù Nazareno!” “Vi ho detto che sono io. Se cercate me, lasciate che questi se ne
vadano”.
Allora Simon Pietro che aveva una spada la sfoderò e colpì un servo del sommo sacerdote e gli tagliò l'orecchio destro.
“Rimetti la spada nel fodero” gli intimò Gesù. “Non berrò io il calice che il Padre mi ha dato?” (Gv 18, 1-13).
Intanto la coorte, il tribuno e le guardie dei Giudei presero Gesù, e, legatolo, lo condussero prima da Anna, suocero di Caifa, sommo
sacerdote di quell'anno. Seguivano Gesù Simon Pietro e Giovanni. Questi, conoscendo il sommo sacerdote, potè entrare nell'atrio, mentre Pietro, rimasto fuori, venne interrogato dalla portinaia:
“Appartieni anche tu ai discepoli di quest'uomo?” Pietro rispose: “No. Non appartengo ai suoi discepoli”.
I servi e le guardie intanto, accesi dei carboni se ne stavano in piedi a scaldarsi perchè faceva freddo e anche Pietro era lì ritto
con loro a si scaldava. Il sommo sacerdote interrogò Gesù riguardo ai suoi discepoli e alla sua dottrina. Gesù gli rispose: “Io ho parlato al mondo in pubblico, ho sempre insegnato nella sinagoga
e nel tempio dove si radunano tutti i Giudei e non ho detto niente in segreto. Perchè interroghi me? Interroga coloro che mi hanno udito su quanto dicevo loro”. Qui una delle guardie che stava
vicino gli diede uno schiaffo:”Così rispondi al sommo sacerdote?”
“Se ho parlato male, replicò Gesù, dimmi che cosa ho detto di male e se bene, perchè mi percuoti?” Allora Anna lo mandò legato a
Caifa.
A Pietro che si stava ancora scaldando qualcuno chiese:” Non sei anche tu dei suoi discepoli?” Egli negò: “Non lo sono”. Ma uno dei
servi del sommo scerdote, parente di quello a cui Pietro aveva tagliato l'orecchio, gli disse: “Non ti ho forse visto io, con lui nel giardino?” Pietro allora negò di nuovo e subito il gallo
cantò. (Gv 18, 12-27).
Condussero Gesù al pretorio di Pilato, ma guardie e soldati non entrarono per non contaminarsi e poter mangiare la Pasqua. Uscì
allora Pilato davanti a loro e chiese:”Quale accusa portate contro quest'uomo?” “Se non fosse un malfattore, risposero, non te l'avremmo consegnato”. Ma replicò loro Pilato:”Prendetelo voi e
giudicatelo secondo la vostra legge”. I Giudei gli risposero: “ A noi non è permesso dare la morte ad alcuno”.
Allora Pilato rientrò di nuovo nel pretorio e chiamato Gesù gli chiese: “Sei tu il re dei Giudei?” gli rispose Gesù:” Dici questo da
te o altri te l'hanno detto di me?”
Disse Pilato:” Sono io forse giudeo? La tua nazione e i grandi sacerdoti ti hanno messo nelle mie mani; che cosa hai fatto?” Rispose
Gesù:” Il mio regno non è di questo mondo; se fosse di questo mondo il mio regno, le mie guardie, certo, avrebbero combattuto perchè non fossi dato nelle mani dei Giudei; ma il mio regno non è di
quaggiù”. “Dunque, tu sei re?” gli chiese allora Pilato. “Sì, tu l'hai detto, io sono re. Per questo sono nato e per questo sono venuto nel mondo, a rendere testimonianza alla vertà. Chiunque è
dalla parte della verità, ascolta la mia voce”.
“Che cos'è la verità?” gli chiese Pilato. E detto questo uscì di nuovo davanti ai Giudei e disse loro:”Io non trovo in lui nessuna
colpa. Siccome è vostro uso che io vi liberi uno per la Pasqua, volete che io metta in libertà il re dei Giudei?” Tutti allora di nuovo gridarono dicendo; “Non lui, ma Barabba”: E Barabba era un
assassino! ( Gv 18, 28-40) 
Pilato allora fece fragellare Gesù. I soldati intrecciarono anche una corona di spine e gliela posero sul capo; lo rivestirono di un
manto di porpora e gli passavano davanti schiaffeggiandolo e dicendo: ”Salve o re dei Giudei” . Pilato intanto uscì di nuovo e disse: “Ve lo conduco fuori perchè sappiate che io non trovo in lui
nessua colpa. Ecco l'uomo!”. Ma vedendolo i grandi sacerdoti e le guardie con la corona di spine e la porpora gridarono : “Crocifiggelo! Crocifiggelo!” Disse loro Pilato: “Prendetelo e
crocifiggetelo voi perchè io non trovo in lui nessuna colpa”. Gli replicarono i Giudei:” Noi abbiamo una legge e secondo questa legge deve morire perchè si è fatto Figlio di Dio”. Pilato sentite
queste parole si impaurì più che mai e rientrato nel pretorio chiese a Gesù: “Di dove sei?” Ma Gesù non rispose. Gli disse dunque Pilato: “Non mi parli? Non sai che ho potere di rimetterti in
libertà e potere di farti crocifiggere?” Rispose Gesù:”Tu non avresti su di me nessun potere se non ti fosse dato dall'alto. Per questo chi ha consegnato me nelle tue mani è più colpevole di te”.
Da quel momento Pilato cercava di liberarlo. Ma i Giudei gridavano dicendo:”Se lo liberi non sei amico di Cesare. Chi si fa re va contro Cesare.” “Volete crocifiggere il vostro re?” “Noi non
abbiamo altro re che Cesare” risposero i grandi sacerdoti. Allora finalmente lo diede nelle loro mani perchè fosse crocifisso.(Gv 19, 1-16).

Caricato della croce, Gesù intraprese la dura via del Calvario, cadendo più volte sotto il peso al punto che i soldati obbligarono un
tale, Simone di Cirene, incontrato sul cammino a sollevarlo momentaneamente dalla tortura della croce. Nessuno dei suoi discepoli era presente. Solo le donne che lo avevano seguito dalla
Galilea.
Venne crocifisso e morì tra due ladri.
Gesù aveva preparato i discepoli al dramma della sua morte. Essa arrivò come un abisso di negatività irriconoscibile. L'inammissibile
fine di Gesù segnò nel venerdì santo la morte di ogni fede in lui. Egli l'aveva predetta. Ma chi si sarebbe aspettato la sua sua risurrezione?
