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Questo blog vuole nascere con la stessa forza delle sorgive che vibrano dal suolo del territorio dove sono nata. L'acqua che esplode per poi fluire tranquilla ad amare la terra, mi ha sempre comunicato le sue piccole e grandi attrazioni con le forme di vita che la tenevano desta, trasmettendo suoni, riflettendo colori, nascondendo misteri. Vuole ora essere narrata perchè è sempre stata per la gente delle nostre terre un aiuto all'affermazione dello spirito.

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NUOVO ALBATROS tre

sorriso-interiore.jpg

 

Ho una notizia che mi fa piacere comunicare, Albatros. Ho assistito all'incontro con P. Antony, un novantasettenne indiano che ha abbracciato la vita monastica nell'istituto  cattolico dei domenicani all'età di quindici anni. Apparteneva ad una parrocchia cristiana del Kerala e i suoi antenati erano diventati cristiani da cinque generazioni.

Io avevo assistito qualche altra volta, agli  incontri  offerti in casa di amici, durante i suoi viaggi annuali in Italia.

L'altro giorno sapevo che una giovane cattolica fremeva dal desiderio di chiedere come potevano degli indiani di indiscussa fede religiosa convertirsi al cristianesimo.

 

Era incredibile ai nostri occhi che una persona di quell'età potesse reggere alla fatica di viaggi, spostamenti, interviste. Si aiutava con un bastone ed era affiancato da un giovane forte e molto vigile. La lucidità della sua mente stupiva oltre modo, la precisione della sua memoria ci lasciava incantati come pure la precisione con cui riusciva a delineare la figura complessa di persone incontrate molti anni prima e mai più viste.

L'udito gli creava qualche difficoltà, ma si lasciava aiutare.

 

Io mi ero preparata a porgli qualche domanda specifica sulla chiesa cattolica. Nell'attesa lo ascoltavo volentieri e non senza fatica a motivo delle difficoltà di pronuncia e il passaggio continuo da una lingua all'altra.

 

In lui mi colpì dal primissimo incontro la semplicità. Era disarmante. Mi sconcertava. Mi dava l'impressione di una staticità assoluta a cui mi dovevo adattare. Come se le palpebre  fossero fissate a leggera fessura da sempre e per sempre. Quando io gli rivolsi la parola, i suoi occhi si aprirono del tutto in faccia ai miei, facendomi sbalordire. Ero convinta che i suoi occhi non si potessero proprio vedere. Faticai a trovare le mie parole.

 

Parlava in un tono uniforme come se la dottrina dell'ecumenismo cosmico e l'ora del pranzo fossero sullo stesso piano. Ma andava bene così. Nel senso che in sua presenza non si desiderava qualcosa di diverso. Tutto dipendeva da Lui.

Ricordo che c'erano lunghe pause di silenzio. Ma  anche se fossero durate per sempre...

Forse perché la giovane ragazza era sveglia sul serio la sua domanda scavalcò la mia e  arrivò per  prima.

 

Per Padre Antony che ascolta sempre tutti senza scomporsi mai, la domanda perché un indiano si converte al cristianesimo? non ha senso, anche se egli risponde egualmente con gentilezza:

“La chiesa di Roma pensa di avere tutta la verità. Ma la verità è universale, cosmica. La chiesa romana  va superata”. Basta. Tutto qui.

 

Solo qualche giorno prima avevo sentito circolare qualche idea sul segreto della Madonna di Fatima riguardante la chiesa cattolica e comprendente qualcosa di sinistro.

Mi stupii che se ne parlasse ancora. Lo credevo  esaurito.

 

Per Padre Antony tutto è così semplice: “Se non c'è Cristo non c'è nemmeno Chiesa”. Ma più che fissarsi sulle religioni che storicamente vanno soggette a squilibri, è bene fissarsi sullo spirito, sui suoi aspetti, sui suoi valori.

Questa affermazione conteneva anche una risposta alla mia domanda. C'è chiesa finché ci sono sinceri seguaci di Cristo. Non aveva egli rassicurato nel bellissimo addio dell'ultima cena: “Non vi lascerò orfani: io sarò sempre con voi? Chiedete ed otterrete perché la vostra gioia sia piena? Quando verrà il Consolatore che il Padre mio vi manderà, egli vi insegnerà ogni cosa?”.

 

Il succo della mia domanda era questo: dopo essere entrata giovanissima in convento, io sono stata costretta ad uscire senza un valido motivo. Ero semplicemente scomoda.  Ho cercato e ho trovato delle tecniche spirituali che hanno integrato molto bene le mie pratiche di cristiana. Quando alla scuola del grande guru indiano Yogananda venne scoperta una nuova forma di monachesimo, adatta ai tempi moderni ed estensibile ad ogni tipo di religione, venni invitata a parteciparvi e vi aderii con gioia. Non posso però comunicare a componenti della chiesa cattolica questa mia appartenenza, perché vengo ritenuta “eretica!” mi prevenne ridendo Padre Antony.

Ecco la domanda: non riesce proprio la nostra chiesa ad aprirsi un Po'?”.

Il Padre allargò le braccia sorridendo. Era come dire: non è un problema.

 

Però anch'egli ne aveva sofferto. Non se n'era andato dalla chiesa cattolica per liberarsi da un peso intollerabile. Interrogando se  stesso e la realtà del suo tempo comprese che il suo compito era un altro.

Glielo confermò Papa Giovanni XXIII per due volte di seguito: “Lei continui il suo apostolato tra i bambini emarginati di Bombay, come pure la sua crociata per l'intesa interreligiosa. Ciò che è essenziale in religione è che l'uomo debba essere buono, puro e segua la luce di Dio nella profondità della sua anima. Amare Dio soprattutto e amare il prossimo! Con questi criteri Lei può protendere in avanti...”

 

Nessuna cacciata dalla chiesa quindi. Per le anime grandi un cambio di direzione nella vita non è una tragedia. E non scandalizza.

 

“Che cosa stai facendo adesso?”, mi chiese Padre Antony prima che ci lasciassero.

“Appartengo ad una comunità di formazione spirituale e studio la dottrina  di Yogananda in   relazione con i vangeli di Gesù, comunicandola ai miei amici”.

 

“Bello!” esclamò a piena voce Padre Antony. Gli occhi ridenti e del tutto spalancati”

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