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Questo blog vuole nascere con la stessa forza delle sorgive che vibrano dal suolo del territorio dove sono nata. L'acqua che esplode per poi fluire tranquilla ad amare la terra, mi ha sempre comunicato le sue piccole e grandi attrazioni con le forme di vita che la tenevano desta, trasmettendo suoni, riflettendo colori, nascondendo misteri. Vuole ora essere narrata perchè è sempre stata per la gente delle nostre terre un aiuto all'affermazione dello spirito.

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LO SPIRITO IN RICERCA

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La possibilità o meglio la libertà di esprimersi, quando si appartiene ad una comunità di vita, ad un gruppo di lavoro o di studio, ad una società produttiva o di ricerca, è un elemento base indispensabile. Anche la semplice appartenenza ad una religione implica possibilità e restrizioni. Personalmente io ho salutato con gioia il dibattito in internet riguardante l'opportunità o meno di esprimere le proprie opinioni su avvenimenti che riguardano persone e fatti concernenti la religione cattolica.

 

Ho sempre fatto tesoro dell'esperienza cristiana raccontata da P. Antony Elenjimittam,indiano, la cui famiglia pratica da 5 generazioni la religione cattolica. Nel Kerala, località dov'è nato, c'era la presenza dei Domenicani.

Ho già accennato in precedenza, qualche giorno fa, che il padre di Antony, pur essendo cristiano, aveva preferito per il figlio la scuola indù dov'era obbligatoria solo la lingua inglese (inglese era pure il sistema educativo).

 

Il ragazzino maturò presto la vocazione missionaria e si rammaricò perchè a scuola non erano obbligatorie lingue come il Sanscrito, l'Indi e l'Urdu. “Se lo studio di quelle lingue fosse stato obbligatorio, come lo era l'inglese, i bambini del luogo avrebbero avuto il beneficio di poter integrare l'educazione straniera con la propria cultura nazionale.

Crescendo nella vocazione missionaria e maturando nell'esperienza, cercai di riempire i vuoti e imparai ad amare culture e linguaggi che contribuirono a prepararmi per diventare “cittadino del mondo” sentendo come mio tutto quello che vi è di buono e di bello nelle tradizioni sia culturali che spirituali nell'intera famiglia umana. Ciò che di meglio trovai in quelle lingue, mi fu necessario per comprendere la mia vocazione missionaria.

 

“Gli studenti indiani, fino ad allora erano stati istruiti in scuole e caserme, per diventare dei servi devoti e dei supporti utili al sistema britannico. Il solo sistema di istruzione continuò ad essere l'inglese che, pur avvicinandoci alla scienza, alla tecnologia occidentale e a una vita socio politica, arrestò la crescita della nostra cultura, rendendoci estranei alla grande eredità spirituale e culturale del sub-continente indiano.

“In tutti quegli anni, la mia religione, dalle elementari all'università era quella cattolica usuale che consisteva abitualmente nella Messa e nel catechismo domenicale, nella preparazione alla Prima Comunione, alla Cresima, la devozione alla Madonna, il rosario ecc. Continuai come routine religiosa a ripetere meccanicamente mormoranti preghiere, facendo uno sforzo consapevole per accettare tutti gli insegnamenti delle Chiesa, perchè essendo rivelati da Dio, sono in grado di condurre alla salvezza”.

Nell'aprile 1931, finì la sua frequenza alla Mangay Highil School e il suo desiderio per il seminario divenne entusiasmante. “Il seme messo nel mio cuore dal missionario P. George Vakayil sacerdote della nostra parrocchia di Moothedam era veramente fiorito.

Il motivo che mi spinse ad affrontare gli studi in seminario fu una vaga aspirazione a dedicare la mia vita al servizio di Dio diventando sacerdote, che allora era concepito come un “alter Christus” (un altro Cristo) e avrebbe nuovamente camminato e insegnato sulla terra”.

P. Antony analizza anche dal punto di vista psicologico quali sono le ragioni secondarie che lo spinsero ad entrare in seminario.

Parla “dell'orgoglio e del desiderio di entrare nelle file del clero cattolico ed essere così rispettato dalla gente del paese. In Kerala i sacerdoti erano altamente rispettati sia dai Cristiani che dagli Indù anche se il prete non era riuscito a realizzare il più alto ideale divenendo un “altro Cristo” nella vita sociale. Come i Raja e i Maharaja (re e principi) dell'India erano rispettati, pur non essendo a volte degni di tale rispetto a causa dei loro vizi e della spessa coltre di ignoranza di cui erano ricoperti, anche i preti e le suore godevano di grande rispetto e venivano ciecamente obbediti dai laici. Costoro erano assolutamente convinti che i sacerdoti fossero i rappresentanti di Dio sulla terra, perfino quando essi non possedevano le qualità e le capacità necessarie per adempiere nel mondo il loro compito di emissari di Dio”.

Dopo aver assistito ad un lauto banchetto, in occasione della morte di un parente, visto che erano frequenti le occasioni in cui i preti venivano invitati facendo sfoggio di manicaretti e piatti appetitosi preparati solo per loro, vini esteri ecc.. si era fatta l'idea, che diventando preti si poteva forse mangiare benissimo senza ingrassare.

 

“Pur citando queste motivazioni secondarie, il motivo principale che mi spinse ad entrare in seminario, fu quello di diventare “un altro Cristo” e di servire Dio nella sua Creazione, cioè Dio nell'Uomo, come mi fu insegnato da P. George Vakayil. Questo santo prete lasciò in eredità della nostra parrocchia di Moothedam tre giovani vocazioni sacerdotali. Per alcuni anni studiammo insieme, poi dei tre, io mi feci Domenicano in Italia.

Gli altri due fecero un'ottima riuscita in campo diocesano e in quello missionario.

Devo qui esprimere la mia immensa gratitudine a P. George Vakayil che nutrì amorevolmente le nostre vocazioni, insegnandoci i grandi ideali di Cristo e del suo Vangelo non solo con le parole, ma con le opere di ogni giorno. Tale era il suo senso dell'obbedienza, del dovere e del ministero pastorale, come anche la sua purezza di vita e la pratica delle virtù cardinali nel suo ministero pastorale, che già in vita egli era considerato da molti un “Vero Santo”.

La fama della sua santità si sparse subito dopo la sua morte, avvenuta due anni dopo la nostra entrata in seminario, ed ancor oggi molte persone si recano alla sua tomba per pregare e ottenere, con la sua intercessione, l'aiuto e la grazia di Dio”.

 

P: Antony fa seguire la fila delle lezioni del vivere in comunità imparate in seminario ,“scoprendo in me, dice, nuove potenzialità e sviluppandole al più alto grado attraverso la disciplina, una sana regola di vita e la comprensiva supervisione dei nostri superiori. Vivendo nella propria famiglia, o conducendo un vita individualistica, molti dei talenti elargiti da Madre Natura, rimarrebbero latenti”.

In seminario iI giovane Antony aveva studiato per due anni Filosofia Indiana sotto la guida di Padre Zacharias che aveva pubblicato sull'argomento i primi due libri della sua raccolta.

 

“Padre Zacharias era ancora in quegli anni, condizionato dalla legge canonica, afferma P. Antony, sotto la stretta supervisione dei suoi superiori, gli interpreti ufficiali della filosofia e teologia cattolica, i quali più volte non mancarono di far pesare la loro aperta disapprovazione, contestando gli scritti che riguardavano le sue vere profonde convinzioni sulla filosofia indiana, senza minimamente prendere in considerazione il fatto di quanto noi cattolici avremmo potuto imparare dalla cultura indu-buddista.

 

“Ora tu sei indipendente, diceva Padre Zacharias a P. Antony, quando egli, diventato Sacerdote Domenicano ritornò in India dall'Italia, non sei più sotto la giurisdizione dei superiori Domenicani della Provincia Romana e puoi esprimere le tue vere e reali convinzioni. Prego Dio perchè ti guidi e ti assista nel realizzare appieno la tua vera missione di avvicinare e far comprendere ed amare le culture e le religioni dell'Oriente e dell'Occidente...”

“Durante gli anni della mia formazione accettavo come vero tutto quello che mi veniva proposto o che era scritto in qualche libro, senza alcuno spirito critico. Ad ogni modo, accettare gli insegnamenti ufficiali così come ci furono impartiti, mi aiutò ad essere pienamente innestato nell'albero ufficiale della Chiesa cattolica, anche se, dopo un vero risveglio spirituale, mi nutrii del ricco e sostanzioso cibo degli adulti senza più bere il latte dei bambini”.

BAMBINI

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