Questo blog vuole nascere con la stessa forza delle sorgive che vibrano dal suolo del territorio dove sono nata. L'acqua che esplode per poi fluire tranquilla ad amare la terra, mi ha sempre comunicato le sue piccole e grandi attrazioni con le forme di vita che la tenevano desta, trasmettendo suoni, riflettendo colori, nascondendo misteri. Vuole ora essere narrata perchè è sempre stata per la gente delle nostre terre un aiuto all'affermazione dello spirito.
Carissimo Padre,
da quando, il 4 ottobre 2011, Lei ha lasciato la terra e i suoi devoti e amici, io sento il bisogno di parlare con Lei, di rivolgermi al suo spirito.
Ero arrivata a ricordare su questo blog, la sua solenne consacrazione sacerdotale, Padre, avvolta nell'entusiasmo dei suoi superiori che avevano felicemente scoperto in lei il continuatore del grande San Tommaso d'Aquino.
Forte della stima e della fiducia dei componenti della sua famiglia religiosa, lei aveva accettato di poter fare un anno di esperienza nel ministero sacerdotale nella diocesi di Teramo, bene accolto dal vescovo del luogo. Nelle sue memorie lei non trascura il ricordo delle ottime conquiste di quel primo anno di vita a contatto diretto con la gente semplice che vive la fede religiosa senza le storture del potere personale e l'affanno primario del denaro.
Poi il Provinciale, tenendo conto della sua appassionata vita intellettuale, lo trasferì a Perugia, centro di due eccellenti università, così poteva incontrare ottimi giovani, provenienti da tutte le parti del mondo, giovani intellettuali destinati ad una promettente carriera spirituale. Fu un tirocinio brillante per l'integrazione culturale Indo-Italiana e cattolico-induista. Il desiderio di rafforzare al massimo il suo rapporto personale tra la Madre Chiesa Cattolica e la Madre India, a lei, P.Anthony, si rivelò non solo possibile, ma alla portata di mano. E il bisogno di ritornare in India divenne impellente, una necessità inderogabile.
Ancora una volta pienamente assecondato dai suoi superiori, Lei si organizzò per il viaggio di ritorno in patria. Ma in India, erano in corso le trattative per l'indipendenza dall'Inghilterra e la possibilità di raggiungerla, forse con una compagnia spagnola, sfumarono in maniera irrevocabile.
Il distacco da Roma e dai tanti amici Italiani ormai si era verificato. Il modernismo, in quell'ambiente culturale, si era manifestato come una profonda critica dei testi biblici, come studio delle religioni comparate, come ricerca dell'integrazione culturale e spirituale tra Oriente e Occidente. Inoltre, Lei era già pervenuto alla conclusione che soltanto la Verità dovrebbe essere la nostra Scrittura Universale, L'Umanità la nostra famiglia, il nostro Paese e Dio solo il nostro Padre e la nostra Madre.
Rapito dalle scoperte dell'animo, della civiltà e cultura indiana, anelava, a ritornare in India, dopo aver fatto proprio tutto ciò che vi era di positivo nella civiltà Latina e nella cultura cattolica Italiana.
“Abbi cura della tua Fede Cattolica, le diceva il suo superiore P. A. Silli. Non deviare un solo centimetro da quanto ti abbiamo
insegnato”. Al Collegio Propaganda e in Vaticano
qualche ufficiale
credeva che egli avesse delle idee eretiche. Infatti, il Sacro Ufficio (succeduto alla famosa Inquisizione del Medio Evo e degli ultimi secoli) aveva proposto ai suoi superiori che Lei venisse
indicizzato se avesse fallito nel mantenere intatta l'ortodossia Cattolica. “Cerca di far sì che quando ritornerai in India, quelle religioni pagane non ti influenzino fino a perdere la fede, la
nostra religione, la nostra Chiesa Cattolica” le ripeteva P. Silli.”Le menti di voi giovani stanno ribollendo di nuove idee e, cosa migliore per te, è sottometterti all'autorità della nostra
Madre Chiesa che è infallibile ed al magistero delle autorità ecclesiastiche.”
Avuto la possibilità di sostare in Inghilterra, con la speranza di poter poi salpare per l'India, un giorno a Lei, Padre, venne riferito qual'era il motivo per cui, nonostante passaporti e permessi, non gli arrivava mai l'ordine di partire.”Perchè Lei non è un cittadino Britannico fidato. Lei è un ribelle e un rivoluzionario. Per questo motivo il Ministero dell'Interno non le concede il permesso di ritornare in India”.
Il giorno dopo questa chiarificazione, insieme ad un poliziotto, Lei Padre raggiunse il monastero-internato di Hawkeisard. Lì pur adattandosi alle ristrettezze dell'”Internato”, escogitò il sistema di inviare fiumi di lettere al Ministero dell'Interno britannico, fino ad ottenere di cambiare sistemazione come semplice “straniero”, ed essere ospitato ad Oxford in uno dei migliori monasteri dei Domenicani, suoi confratelli. Con la possibilità in più di frequentare la celebre università. L'atmosfera intellettuale dell'Università di Oxford controbilanciava la monotona routine del vivere in Comunità nel monastero dei Domenicani contraddistinto sempre dal medesimo tran-tran di preghiere, liturgia e regole monastiche.
Da Oxford passò poi a Londra, a Cambridge. Erano gli ultimi anni della II Guerra Mondiale e i luoghi che visitava a Londra devastati dai continui bombardamenti presentavano scene di terrore ed agonia. Il suo bisogno di conoscere, di sperimentare non gli dava tregua. Si fece assumere come operaio in una fabbrica di Cambridge che produceva strumenti ottici per le necessità belliche. Lo feci, afferma, perchè politicamente tendevo al Socialismo e dal Socialismo al Comunismo e come tale volli sperimentare il modo di vivere della classe lavoratrice, cominciando in Inghilterra, poi, più tardi in India.
Nella fabbrica “Unicam Instruments Company” di Cambridge a contatto con la vita semplice degli operai scoprì anche la possibilità di stabilire un'amicizia spontanea e serena con una giovane ragazza che lo aprì ad un rapporto normale tra i sessi, permettendosi di ricavarne insegnamento per trattare l'argomento con ampiezza. Importantissimi soprattutto gli incontri con personalità eminenti del sapere nell'Università di Cambridge. :” Ecco finalmente un sacerdote Domenicano della Chiesa Cattolica, l'aveva presentato il capo della Commissione del College di Manchester, che, sotto gli ispiranti ideali della filosofia e della cultura indiana, potrà dare un notevole contributo ai problemi religiosi dell'umanità”.
Dal settembre 1944 all'ottobre 1945, volle vivere a Londra per assorbire al massimo le possibilità di arricchimento personale. Tramite un amico influente ottenne un posto come assistente degli studenti all'India Haus. Fu l'occasione per entrare in circoli sociali elevati, ma certi tipi di snobbismo, lei ricorda, e certi atteggiamenti pomposi che osservai in qualche circolo ecclesiastico mi fecero gradualmente allontanare avvicinandomi sempre più all'uomo comune di Londra. Finì così con l'andare sempre più di frequente a Hyde Park per ascoltare gli oratori pubblici. Fece una profonda amicizia con Frederik Lohr che parlava dalla piattaforma degli Anarchici e finì col dividerne lo spazio.
E' impossibile, P.Anthony, voler cercare anche solo una traccia di ciò che Lei ha fatto, delle persone che ha conosciuto, di ciò che ha visto, studiato imparato. Io l'ho letto con un vero desiderio di sapere se si sarebbe fermato un momento per dire che cosa significa oggi veramente appartenere alla chiesa.
Io ho avuto un'intuizione che mi rimane da una vita. A volte sono arrivata al punto di esprimerla. Solo per convalidarla, metterla a confronto, correggerla. A stretto contatto con gente di chiesa la mia intuizione si fa strada con una certa sicurezza. Suona così: “L'orgoglio di appartenenza è terribile”. E sto lì. Non il “senso” di appartenenza, voglio specificare, che è un'altra cosa. E fa parte della nostra natura di essere socievoli. L'orgoglio in questo caso ci viene messo dentro. Lo respiriamo dall'ambiente. E guai a chi lo tocca. Io ho parlato di Lei, P. Anthony, perchè la sua missione è importante e la sua personalità è integra e trasparente. Lei ha amato sinceramente la chiesa cattolica e giunto a maturità, non l'ha rinnegata, ma ne ha riconosciuto apertamente i limiti, ha voluto salvare la propria libertà di spirito contro ideologie come il possedere L'UNICA VERITA', L'UNICA POSSIBILITA' di SALVEZZA, ESSERE INFALLIBILE...Quest'ultimo aspetto non ha più il bisogno di venire accompagnato dalla specifica: infallibile in campo morale e religioso. Cade da sola, non regge di fronte alla realtà.
I ragazzi che entravano nei seminari ancora fanciulli, sono molti di loro ad affermarlo, venivano educati con severità alla sottomissione e all'auto controllo fino a crescere senza il dovuto consolidamento di una giusta fiducia in se stessi. Ricevevano una grande gratificazione per il fatto di aderire ad una vocazione straordinaria che li rendeva degli eletti in una religione, l'unica vera, che credeva nell'unico Dio...in una chiesa, santa, cattolica i cui insegnamenti hanno credibilità che non ammette dubbi e la cui fede è sicura...
In molte persone appartenenti alla fede cattolica questo substrato ambientale ha creato un senso di sicurezza che deriva appunto dall'appartenenza alla chiesa cattolica e succede che anche un'osservazione spontanea sia ritenuta un'offesa che dal proprio ambiente passa alla propria persona.
Avrei desiderato poter parlare con Lei in questi termini, Padre Anthony.
Ho tentato un giorno di esprimere un parere con una persona degnamente qualificata:
“In Italia le statistiche confermano che, in media ogni tre giorni, una donna viene assassinata da un uomo in prevalenza ex, o marito, amante, fidanzato, compagno...
In un dibattito televisivo sull'argomento, tre donne, una psichiatra, una psicologa, una medico di base non riuscirono nella lotta che stavano facendo con il conduttore del programma, per convincere del fatto che non basta sottolineare la differenza d'impeto tra la passionalità sessuale maschile e quella femminile. Questa c'è. Per il conduttore, che non l'ha mai detto espressamente, era chiaro, anzi chiarissimo che “il maschio non si tocca”. La colpa è delle donne stesse. Spesso, almeno in radice, anche questo è vero. Uscendo dal fatto in sè, io voglio ricordare qui il motivo per cui si è infuriato il mio interlocutore.
“Non so se mi sbaglio, può darsi che mi sia sfuggito, Lei sarà forse più aggiornato: dalle nostre rappresentanze religiose qualificate, davanti a fatti così ricorrenti, si è sentito richiamare con forza il dovere di rivedere, di riconsiderare che nel rapporto-sesso uomo e donna, la donna non è per il maschio un oggetto d'uso?
Dopo un lungo silenzio che non mi permise di guardare l'interlocutore in volto partì un:
“FEMMINISTA AAA !!!!” che mi lasciò sbalordita.
Io credo nella possibile comunicazione dello spirito. Lei, P. Anthony Elenjimittam, che cosa mi aiuta ad intuire e a concludere, in questo momento?