Questo blog vuole nascere con la stessa forza delle sorgive che vibrano dal suolo del territorio dove sono nata. L'acqua che esplode per poi fluire tranquilla ad amare la terra, mi ha sempre comunicato le sue piccole e grandi attrazioni con le forme di vita che la tenevano desta, trasmettendo suoni, riflettendo colori, nascondendo misteri. Vuole ora essere narrata perchè è sempre stata per la gente delle nostre terre un aiuto all'affermazione dello spirito.
Che cosa significa credere in
Cristo? 
In un periodo di grande confusione come il nostro, confusione nell'ambito dei valori e del linguaggio, ha ancora senso parlare di
fede in Gesù di Nazaret? E che cosa significa credere in lui morto e risorto come ci ricordano le celebrazioni della Pasqua?
La fede non è da considerarsi come l'adesione razionale a un movimento religioso, ad un insieme di dottrine, di pratiche o di
tradizioni proprie dell'ambiente in cui si è nati o si vive. E' prima di tutto un atteggiamento personale, una disposizione a cogliere il significato e i valori della vita e degli avvenimenti
principali del tempo in cui si vive nella loro profondità, intuendo quindi anche ciò che in essi costituisce la capacità di trascendersi, proiettandosi in significati più ampi e
significativi.
Il periodo pasquale è senz'altro il più adatto per aiutare ad analizzare le caratteristiche di Gesù di Nazaret. Le cerimonie della
chiesa riprendono la narrazione dei fatti più salienti della sua vita, descrivono i motivi dell'opposizione incontrata nell'ambiente giudaico e i rapporti esistenti tra i Sacerdoti, capi
riconosciuti del mondo religioso di allora e i governatori romani detentori del potere politico.
Il problema di fondo, aveva carattere religioso. Gesù si era fatto strada fra gli ebrei suoi connazionali per la sua grande fede nel
Dio dei Padri e non si sentiva coinvolto dalla missione di aiutarli a liberarsi dell'intolleranza del dominio romano. Non aveva alcun piano di carattere politico, come molti speravano. La sua
fede nel Dio della tradizione giudaica aveva un carattere strettamente personale che puntava a cogliere in Dio i valori essenziali che costituivano i suoi rapporti con gli uomini. Lo riconosce e
lo chiama sempre Padre. Soprattutto Padre. Javhè, nella storia del popolo ebraico, assumeva spesso l'immagine del “Dio degli eserciti”, risultava impoverito, se vogliamo, in fatto di spiritualità
onnipotenzialmente divina. Era un'immagine ridotta alle capacità di una conoscenza umana anch'essa ridotta.
Nella sua vita concreta, Gesù viveva in corrispondenza con la sua fede nel Dio Padre ed il carattere della sua missione era di
portare nel mondo di allora e in quello futuro la sua fede, nel Dio non solo creatore, legislatore, giudice, guerriero, ma anche Padre, giusto, misericordioso, pronto a perdonare, a dimostrare il
suo infinito amore per gli uomini.
Gesù realizza nella sua vita la speranza che l'uomo della storia possa scoprire nell'amore del Padre il significato profondo della
sua stessa esistenza. Il mondo di Gesù diventerebbe allora il nostro mondo e il suo modo di vivere e agire il modello per eccellenza di ogni vita umana. Non guariva gli ammalati per farsi un nome
e diventare importante. E nemmeno per lo stesso motivo moltiplicava i pani e i pesci. Speranza cristiana è che l'uomo non muoia di fame. Affermando i pericoli insiti nel potere, diceva: “Molti
primi saranno gli ultimi e gli ultimi saranno i primi”. Non sono quindi le “rivoluzioni” a mantenere il vero assetto del mondo che va scoperto nella programmazione che mira al raggiungimento
della uguaglianza.
La disumanizzazione che ci sovrasta è dovuta al fatto di dimenticare che cosa significa essere uomini secondo il disegno di Dio. Gesù
Cristo è venuto a ricordarcelo con la sua vita, la sua morte, la sua resurrezione. Della sua vita e della sua morte sappiamo qualcosa.
Ma come possiamo credere alla sua resurrezione? Non ha avuto
testimoni e per molti venne interpretata come un'invenzione. Su quali motivi si fondava la fede dei discepoli di allora? Nemmeno per noi, secondo San Paolo, la fede cristiana ha diritto di
esistere senza la risurrezione di Cristo. Ci dice qualcosa questa affermazione?