Questo blog vuole nascere con la stessa forza delle sorgive che vibrano dal suolo del territorio dove sono nata. L'acqua che esplode per poi fluire tranquilla ad amare la terra, mi ha sempre comunicato le sue piccole e grandi attrazioni con le forme di vita che la tenevano desta, trasmettendo suoni, riflettendo colori, nascondendo misteri. Vuole ora essere narrata perchè è sempre stata per la gente delle nostre terre un aiuto all'affermazione dello spirito.
Anthony Elenjimittam aveva tredici anni quando, improvvisamente, morì il suo padre
adottivo lasciandolo solo con il pesante fardello di visitare le terre, sorvegliarne la lavorazione, raccogliere una volta al mese le noci di cocco, le noci areca, i prodotti agricoli come riso,
piselli, cetrioli, brinjail e altri vegetali. Doveva inoltre ovviare di continuo agli atti di furto che avvenivano nella fattoria, recarsi mensilmente all'esattoria, non trascurare la scuola. Già
perchè la scuola incominciava ad avere una grande importanza dal momento che gli cresceva nell'animo il desiderio di diventare sacerdote.
Dopo la divisione dei beni che lo zio Joseph, suo padre adottivo, gli aveva lasciato, in grande abbondanza rispetto a quelli destinati agli zii fratelli del defunto, egli assistette allo scempio a cui, molti di quei beni furono immediatamente destinati in feste assurde in onore dello scomparso.
Quando si accorse dei litigi, degli intrighi familiari, del malanimo che sorgeva tra gli esseri umani a causa del loro smodato desiderio dei beni materiali, prese atto che i possedimenti sono un bene inutile, una catena che lega mani e piedi. Trovò allora sempre più allettanti i suggerimenti di P. Vakayil, parroco di Moothedam:
Quel santo prete mi seguì come un attento Angelo custode, parlandomi individualmente della vocazione divina, incitandomi ad abbandonare ogni ricchezza, i genitori, i fratelli, la casa, le gozzoviglie abituali per molti ed entrare in seminario per diventare sacerdote e dedicare interamente la vita a Dio. Il suo ruolo fu decisivo. Egli era un uomo di Dio, nel senso vero del termine, dedito completamente al servizio dei suoi parrocchiani, dal mattino alla sera.
Durante le abbuffate organizzate da zio Giorgio in occasione della morte del padre adottivo, proprio per il fatto che Anthony stesso ne aveva abusato, ebbe modo di accorgersi e di riflettere sul comportamento dei preti in determinate situazioni. Quando erano invitati a pranzo dalla gente, per loro venivano preparati pranzi molto abbondanti e ricercati. Ai suoi occhi di ragazzo un simile privilegio era sembrato ottimale accanto al motivo di consacrare la vita a Dio come sacerdote. Ma quando un fatto avvilente riguardo al cibo si verificò nella sua famiglia, coinvolgendolo, egli rimase colpito. Ne provò vergogna e richiamò con molta serietà le esortazioni dell'esemplare Padre Vakayil.
“Diventando sacerdote, mi diceva, tu diventi un altro Cristo e continui la sua missione sulla terra. Se vuoi diventare come Gesù devi lasciare tutto: casa, genitori, fratelli e sorelle; rinunciare ad ogni possedimento e ricchezza, a ogni divertimento grossolano e dedicare completamente la tua vita a Dio e al bene degli altri. Se farai il primo passo, il resto viene poi da solo. Se perdi questa occasione, ora che sei ancora giovane, una simile opportunità non ti verrà più data in seguito”.
Nonostante la mia religione dalle scuole elementari all'università fosse quella Cattolica usuale: Messa e catechismo, preparazione alla Prima Comunione e Cresima, devozioni mensili come il mese di Maggio in onore della Madonna; e nonostante io ritenessi quelle devozioni troppo aride e meccaniche, continuai come routine religiosa a ripetere mormoranti preghiere. Continuai a sforzarmi per accettare consapevolmente tutti gli insegnamenti della Chiesa essendo rivelati da Dio e perciò in grado di condurre alla salvezza.
All'età di quindici anni, dopo aver passato le vacanze con la madre adottiva, senza andare a bagnarsi nelle fresche acque del fiume Alwaye, com'era solito fare ogni anno, lasciò la casa e la scuola e cercò di essere ammesso al seminario minore della diocesi di Veropoly nella città di Ernakulam.
Dando uno sguardo al mio passato ed esaminando scrupolosamente il motivo che mi spinse in seminario e che mi rese capace di perseverare negli studi anche nel seminario superiore di Alwaye, riconosco che motivazioni secondarie contribuirono a rafforzare il desiderio principale di diventare un “altro Cristo”. Entrare a far parte del clero cattolico ed essere così rispettato come lo erano i Sacerdoti nel Kerala allettava non poco l'orgoglio personale. Come i re e i principi vengono rispettati in India anche se i loro difetti sono evidenti, pure i preti ritenuti veramente i rappresentanti di Dio sulla terra vengono rispettati nonostante la loro condotta lasci a desiderare.
A prova che la guida al sacerdozio impersonata da P. Vakayil era stata equilibrata e lungimirante, P. Anthony ricorda l'ottima riuscita nel campo ecclesiale di due suoi compagni di scuola: P. A. Vadakumthala e P. G. Kudilungal. I tre frequentarono insieme con ottimi risultati sia il seminario minore come quello maggiore di Alwaye. A studi finiti, ognuno scelse la sua strada. Vadakumthala scelse con profitto il ministero nella diocesi di Veropoly, Kudilungal si fece missionario e andò a Bezwada ed Elenjimittam, scelse di farsi domenicano e venne mandato in Italia per fare il noviziato.
Devo esprimere la mia immensa gratitudine a P. Vakayil perchè ci comunicò il suo senso di onestà e rettitudine trasmettendoci gli ideali di Cristo e del Vangelo con la sua vita di ogni giorno. Era considerato da molti un “Vero Santo”. Morì solo due anni dopo la nostra entrata nel seminario minore, ma egli era per noi un modello che ci aveva temprato in modo duraturo.
Padre Anthony ha un bellissimo ricordo delle grandi opere create dagli operosi Missionari Carmelitani spagnoli nel Kerala e in modo particolare dei due artistici seminari, quello interdiocesano Teologico di Malapuza che egli stesso frequentò e l'altro Filosofico a qualche Km di distanza.
Aveva un ricordo entusiasmante anche del seminario minore dove l'organizzazione e la formazione dei giovani era straordinaria in tutti i sensi ed egli si era affezionato allo studio del latino con un entusiasmo ed una concentrazione mentale che lo portò alla fine del primo anno a possederne la lingua in modo da poter leggere e scrivere in Latino. La sua guida in quel campo era Padre Vadacherri, anche se non da solo, e Anthony aveva ricevuto una base che gli permise in seguito di investigare molto sugli scritti dei Padri Latini.
Ad entusiasmarmi soprattutto rimane il ricordo del grande esempio che mi diedero i missionari Carmelitani Spagnoli che furono miei professori, guide spirituali e fonte di grandi ispirazioni durante i miei anni di seminario ad Alwye. Fra tutti mi riempie di gioia pensare a Padre Zacharias che ebbe una parte considerevole nel modellare la mia giovane vita. Oltre a vivere santamente, era anche un grande esperto nella filosofie e nella cultura indiana; sentiva un grande amore e devozione per il Vedanta, lo Yoga, Shankara, Budda e altri grandi Maestri illuminati dell'India.
A Padre Zacharias mi univa proprio una grande amicizia per il comune amore alla Filosofia Indiana. Egli che la insegnava aveva pubblicato sei volumi sull'argomento, ma essendo sottoposto alla censura ecclesiastica, non poté esprimere liberamente il suo pensiero. Gli interpreti ufficiali della filosofia e teologia cattolica non mancarono di far pesare al Santo prete Missionario la loro disapprovazione contrastando le sue vere e profonde convinzioni, senza prendere minimamente in considerazione il fatto di quanto noi cattolici avremmo potuto imparare dalla cultura Indù-Buddista. A volte mi sono rifiutato di assecondare qualche professore come nel caso dell'insegnante di Retorica. E di P. Ildaphonsus dal quale apprendevamo l'ermeneutica, senza che fosse ammesso alcun senso critico, posso giustificare che accettando gli insegnamenti ufficiali come ci venivano impartiti, io sono stato aiutato ad essere pienamente innestato nell'albero della Chiesa Cattolica. Poi venne il tempo in cui, dopo un vero risveglio spirituale, mi nutrii del ricco e sostanzioso cibo degli adulti, senza più bere il latte dei bambini.
Ritenne poi provvidenziale il fatto che durante gli anni di seminario in India la sua facoltà critica fosse rimasta latente perchè egli poté così essere ricettivo al massimo grado e apprendere lo spirito dell'educazione Cattolica nei suoi più alti valori. Aveva infatti accettato completamente e senza riserve norme, regolamenti, ciclo di studi, e disciplina ecclesiastica come gli veniva insegnato dai suoi superiori.
Dopo essere stato al tempio di Gerusalemme, Gesù tornò a Nazareth con Maria e Giuseppe, vivendo a loro sottomesso. L'obbedienza è lo stemma di ogni coraggioso soldato del Signore. Solo quando abbiamo imparato ad obbedire agli uomini, possiamo poi affermare: “Prima di tutto obbedire a Dio e alla sua Luce, solo poi obbedire agli uomini in quella Luce”