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Questo blog vuole nascere con la stessa forza delle sorgive che vibrano dal suolo del territorio dove sono nata. L'acqua che esplode per poi fluire tranquilla ad amare la terra, mi ha sempre comunicato le sue piccole e grandi attrazioni con le forme di vita che la tenevano desta, trasmettendo suoni, riflettendo colori, nascondendo misteri. Vuole ora essere narrata perchè è sempre stata per la gente delle nostre terre un aiuto all'affermazione dello spirito.

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L'UOMO CHE SOGNAVA L'UNIONE DELLE RELIGIONI 2

RELIGIO.jpg Il cattolico Anthony Elenjimittam che passò la sua lunga vita a sostenere l'unione tra le varie religioni, amava ricordare un episodio della sua infanzia.

Aveva cinque anni e suo padre Verkey lo aveva portato con sé all'ufficio scolastico dei missionari domenicani per iscriverlo alla prima elementare. In quell'occasione udì la prima conversazione sulle differenze religiose.

 

Il Preside chiese a mio padre: “Perchè i Cristiani considerano noi Indù dei pagani?”

Mio padre rispose: “Perchè in accordo con l'insegnamento della Chiesa Cattolica, la nostra religione è la sola via di accesso a Cristo e Cristo l'unica via di accesso a Dio e alla salvezza”.

Il Preside: “A noi Indù Cristo è caro come Krisna o Rama o altre Incarnazioni in India. Noi cerchiamo di avvicinare e comprendere, mentre voi escludete”.

Mio padre rispose: “Questo è ciò che la nostra Chiesa e i suoi ministri affermano, ma Dio solo conosce la verità. Io non ho mai condiviso seriamente queste affermazioni. Per me una religione è valida quando migliora gli uomini, rendendoli più onesti, buoni e gentili. Ma i preti danno diverse interpretazioni della religione. A noi Cattolici viene proibito di leggere la Bibbia, perchè i preti hanno paura che, studiandola, la nostra fede tradizionale possa venire indebolita”.

La discussione era continuata, ma Anthony bambino non ne era interessato e preferì andare a giocare con i coetanei.

 

Egli dichiara che odiava gran parte degli studi scolastici, ma era sempre il primo a frequentare il circo, gli spettacoli di magia che la scuola organizzava. Quando si accorse di non poter avere i soldi per entrare agliMAGIA.jpg spettacoli (circa una rupia ogni volta) non si arrese. Se li procurò alterando sistematicamente il conto delle spese. Quando sentì rimordere la coscienza, perchè si trattava di un furto, trovò il modo di giustificarsi. “Ciò non è peccato, perchè assistere ad uno spettacolo di magia vale molto di più che l'apprendimento sui libri, quindi imbrogliare non solo non è peccato, anzi è virtù”. Il fine giustificava i mezzi.

Grande attrazione avevano soprattutto gli incantatori di serpenti velenosi e tutti i tipi di giochi e di sport. Era un nuotatore eccellente, invincibile tra i compagni, così da essere soprannominato “pesce di fiume”.

Ricorda se stesso come uno “scolaro ozioso” che aveva appreso l'arte di studiare solo pochi giorni prima degli esami e quel tanto che bastava per entrare nel piccolo numero dei promossi.

Quando sotto ispirazione del Mahatma Gandhi alcuni maestri si offrirono di insegnare gratuitamente l'Indi, la lingua nazionale, alla Mangayil High School, frequentata anche da Anthony e dove obbligatorio era solo l'inglese, Antony non ne volle sapere. Si tirò indietro seguendo l'usuale psicologia dei ragazzi: scegliere sempre il più facile. Come per l'Indi avvenne anche per il Sanscrito e l'Urdu, sempre lingue indiane opzionali.

 

In quegli anni plastici e formativi, esisteva nella nostra scuola e in tutta l'India lo stesso programma di studi e il prevalente sistema educativo stabilito in Inghilterra.

Maturando nell'esperienza e soprattutto sentendo nascere e crescere in me la vocazione missionaria, cercai prima in India e poi anche in Europa, di riempire i vuoti e le lacune della mia educazione scolastica. Imparai ad amare culture e linguaggi, a prepararmi così a diventare “realmente cittadino del mondo”. Iniziai a sentire come mio tutto quello che vi è di bello e di buono nelle tradizioni sia culturali che spirituali dell'intera famiglia umana. Come studente a Roma e poi ad Oxford, compresi l'importanza del Sanscrito, dell'Indu, dell'Urdu, mettendomi a studiare quelle lingue da solo, con entusiasmo ed amore. In altre parole, il meglio che trovai in quelle lingue mi fu necessario per comprendere la mia vocazione missionaria.

 

Nel 1984 uscì in India il suo libro:”ECUMENISMO COSMICO” Attraverso un Cattolicesimo Indho-Buddhista.

 

Era un lavoro che amici e conoscenti aspettavano da anni ed egli lo accompagnò dicendo che esso voleva essere un'esatta trascrizione delle sue esperienze e debolezze, come pure un'accurata descrizione dell'operare di Dio nell'animo umano e dell'operare della grazia dello Spirito Santo che rivela la Luce e la Potenza provenienti dal Dio che abita in noi.

In tutte le famiglie cattoliche indiane, i missionari avevano introdotto la recita serale del Rosario e delle litanie come preghiera essenziale, in lingua Malayalam.

 

Mia madre Rosa aveva introdotto invece da tempo la lettura della Bibbia, sempre in Malayalam, e anche dell' “Imitazione di Cristo di Tommaso da Kempis come studio quotidiano e guida sicura per lo sviluppo dei membri della famiglia. Studio che veniva fatto ogni sera subito dopo l'abituale recita del rosario. “Quando sarete grandi, diceva, i soli libri che vi potranno dare luce e forza per sopportare le prove della vita saranno il “Santo Vangelo” di Cristo Gesù e la “Imitazione di Cristo”. Questi due libri mi attrassero fin dall'età di otto anni ed anche oggi, proprio questi due sono per me “Vessillo” di incomparabile bellezza e luce per risolvere i problemi esistenziali della vita.

 

La sua giornata di ragazzo cattolico consisteva in quegli anni nell'assistere alla messa quotidiana nella chiesa parrocchiale di Moothedam, nella recita del Rosario e le letture in comune quando alla sera tutti i membri della famiglia si riunivano insieme. In contemporanea, a pochi metri di distanza dalla loro casa di Kundannoor, al di là della palude, l'abituale preghiera dei loro vicini Indù si esprimeva in “Hare Rama,Hare Rama, Rama Rama, Hare Hare; Hare Krishna, Hare Krishna, Krishna Krishna, Hare Hare”.

 

Mentre mio padre era troppo permissivo con i figli, mia madre era invece molto rigida e a volte assai severa, specialmente nell'imporre alla nostra famiglia le regole del vivere comune. Eravamo sei figli, tre fratelli e tre sorelle. La mia vita si svolgeva tra la scuola, la chiesa, la famiglia, seguendo strettamente le regole che mia madre Rosa ci aveva imposto senza alcuna possibilità di agire diversamente o di disperdere in qualche attività esterna la nostra prorompente energia giovanile. Venti minuti dopo la fine della scuola dovevamo essere a casa. Chi ritardava rimaneva confinato in casa tutta la domenica, oppure prendeva due vergate. Io fui battuto numerose volte da mia madre perchè ero il più attivo fra tutti sia nel violare le regole di buona educazione a tavola, come nell'arrivare per ultimo da scuola o nell'indulgere in monellerie di ogni tipo. Fui l'unico tra i miei fratelli ad entrare in seminario per diventare prete ed impegnarmi come missionario. ANTONY-GIOVANE.jpg

 

Un fatto particolare contribuì parecchio ad equilibrare la fanciullezza di Anthony. Uno zio, Joseph Elenjimittam, fratello di suo padre, non aveva avuto figli e lo chiese come figlio adottivo. Così dai dieci ai quindici anni egli visse con i genitori adottivi Joseph e Rosanna.

 

Essendo loro figlio adottivo, essi facevano affidamento su di me per la gran parte delle loro cose, arrivando ad essere anche troppo buoni nei miei riguardi. L'età avanzata non permetteva loro di occuparsi dell'andamento della proprietà. Pagare le tasse, andare spesso qui e là per svariate commissioni...tutto finì col ricadere sulle mie spalle. Con un po' d'ingegno riuscii a continuare la scuola e anche ad adoperarmi per i miei genitori adottivi e i loro possedimenti.

Non mi rimase che ben poco tempo per giocare con i miei compagni e amici. Il solo divertimento che mi potevo permettere durante quei cinque anni di vita era quello di recarmi al vicino fiume per nuotare. Divenni anche un esperto pescatore costruendo reti, trappole ed altre cose per catturare il pesce. Diventai altrettanto abile nella caccia delle gru e degli uccelli, costruendo trappole da mettere nei campi di riso. Riuscivo sempre primo quando con i miei amici garreggiavamo in qualcosa.

Importantissimo è il fatto che sotto la guida del mio padre adottivo ricevetti tutti i tesori più cari della mia vita. Mentre da mio padre Verkey appresi solo poche cose, da zio Joseph mio padre adottivo, appresi invece tutto. Non avendo avuto la gioia di figli propri egli prodigò il suo amore e il suo aiuto economico a tutti coloro che soffrivano. Nel suo testamento egli fece un lascito cospicuo per la chiesa di Moothedam (….) e lasciò a me in eredità gran parte delle sue ricchezze e proprietà. Ad esse io rinunciai all'età di quindici anni quando lasciai la mia casa per entrare in seminario. Vedremo perchè.

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