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Questo blog vuole nascere con la stessa forza delle sorgive che vibrano dal suolo del territorio dove sono nata. L'acqua che esplode per poi fluire tranquilla ad amare la terra, mi ha sempre comunicato le sue piccole e grandi attrazioni con le forme di vita che la tenevano desta, trasmettendo suoni, riflettendo colori, nascondendo misteri. Vuole ora essere narrata perchè è sempre stata per la gente delle nostre terre un aiuto all'affermazione dello spirito.

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L'Attesa e la scoperta

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Le celebrazioni pasquali hanno portato a rivivere i momenti drammatici del processo a Gesù di Nazaret, il Cristo, il Messia, prefigurato e atteso da secoli. Ancora una volta dopo duemila anni di storia, ci viene prospettata l'assurdità di una condanna e le sue conseguenze: maltrattamenti disumani e la morte più atroce, più umiliante. Riservata unicamente agli schiavi riconosciuti come 'i più grandi malfattori'. Eppure a decretarla è un procuratore romano che non riconosce alcuna colpa nell'imputato, un innocuo esaltato che non rifiuta l'attribuzione di re dei Giudei.  A volerlo morto sono i sommi sacerdoti e i farisei che non hanno la facoltà di infliggere condanne capitali. Pilato, costretto a decidere, spera in un raggiro. Interpella il popolo. E' la Pasqua dei Giudei ed essi di solito, in occasione della festa, vengono gratificati con la liberazione di un malfattore loro concittadino. Allora chi vogliono: Gesù che ha perduto ogni sembianza umana per la grave flagellazione commissionata ai soldati da Pilato o Barabba imprigionato come sobillatore del popolo? Tutto avviene democraticamente. 

Il popolo ebraico, nella storia del Medio-oriente può apparire come un mastodontico non senso insieme ad un prodigio di rilievo. E' piccolo, seminomade, si batte gloriosamente con i popoli vicini, anch'essi piccoli e seminomadi, vuole un suo territorio con la sua capitale e un suo re. Ottiene tutto perché a differenza degli altri vicini ha un suo Dio, con il quale ha stretto un vero patto di alleanza.

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La Bibbia dice (Gn 17.1-6) che Abramo, il capostipite aveva novantanove anni quando Dio gli disse: “Io sono il Dio Onnipotente. Ubbidisci a me e agisci onestamente. Io farò un patto fra me e te: Tu sarai grande e darai inizio a intere nazioni...Sarà una promessa valida per sempre: io sarò il tuo Dio e il Dio dei tuoi discendenti. E a te e ai tuoi discendenti io darò in possesso la terra nella quale ora tu abiti come straniero, tutta la terra di Canaan; Anche dei tuoi discendenti, io sarò il loro Dio”

 

Questo popolo caparbio, fiero del suo Dio e della sua terra, non sempre obbedisce ai comandi di Dio che lo libera dalla schiavitù subita in Egitto e gli è presente in ogni evenienza storica. Viola il patto con il Dio dei Padri e arriva in certi casi a preferirgli le divinità pagane e a condurre una vita priva di principi morali e religiosi. Se non che giungono i profeti. Essi interpretano le cattive situazioni del momento e, data la loro grande fede, ricordano che Javhè non ritirerà mai le promesse fatte e manderà il Messia, il Cristo, cioè il Salvatore (Isaia). Lo aspettano per secoli con una storia e una cultura tutta particolare. Ma quando arriva, Gesù di Nazaret, nonostante insegnamenti e prodigi non lo riconoscono. Alla richiesta di Pilato gli preferiscono Barabba, un delinquente qualsiasi.

 

Dopo duemila anni dall'evento Cristo, i suoi concittadini, destinatari delle promesse fatte ai Padri, si tengono stretta la terra di Canaan e stanno ancora oggi attendendo il Messia.

Se un'ignoranza non del tutto scontata ci facesse scordare momentaneamente i duemila anni che ci separano dall'evento Cristo, non si potrebbe vedere in esso un impasto aggiornato al  duemila-più di brutture politico-religioso-economiche spesso deliranti alla follia, a volte innominabili, disumane, sempre alla portata e che grazie all'addormentamento del cervello non colpiscono più di tanto?

 

Il filosofo tedesco F. G. Hégel destinato, pare anche per vocazione personale allo studio della teologia, per un'eventuale carica di pastore nella chiesa protestante a cui apparteneva, esordì culturalmente scrivendo la vita di Cristo. Rimase colpito dal fatto  che in duemila anni il Cristianesimo come religione non avesse per nulla cambiato l'uomo, da spostare la rotta affidandosi alla filosofia. Benedetto Croce invece, senza definirsi un credente affermò che non si può non dirsi cristiani, perché effettivamente il Cristianesimo ha portato un cambiamento di civiltà, segnando profondamente la storia.

 

Un ciclo di celebrazioni religiose come quelle pasquali che si ripetono ogni anno, incidono  sui singoli individui, se non altro per alternare il riposo al lavoro. Come possono, finita la sosta, riportare al solito menage senza lasciare tracce particolari. Si va da un'attesa all'altra come ritmo giornaliero. Ma circa duemila anni fa, il compimento di quell'attesa alimentata da intere generazioni e finita apparentemente nell'assurdo, si presta a qualche riflessione.

APPARIZIONE DI GESù RISORTOIl Messia, Gesù di Nazaret, aveva tentato con un amore infinito, di orientare le attese dei suoi seguaci attraverso una illuminazione interiore che doveva scoprire l'uomo a se stesso come figlio del Padre celeste. Gesù lo rendeva presente con il suo modo di agire, di amare di essere. Li rassicurava che fidandosi di lui, che vedevano in carne e ossa, sarebbero arrivati a quell'unione di spirito e di cuore che non riuscivano ad immaginare. “Mostracelo il Padre”, aveva chiesto Filippo dopo l'ultima cena.  A volte tra loro scintillava qualche buona intuizione.

Erano ancora gli inizi della vita pubblica di Gesù, quando Filippo comunicò a Natanaele di avere incontrato il Messia, colui di cui avevano parlato le Scritture...Ma all'udire il nome, Natanaele esplose: “Che cosa di buono può mai venire da Nazaret?” E quando Gesù, incontrandolo gli disse che lo aveva visto già, prima che Filippo lo chiamasse, Natanaele trasalì: “Maestro, tu sei, il figlio di Dio!”

Gesù dopo aver chiesto ai discepoli che cosa diceva di lui la gente,ebbe l'affermazione di Pietro: “Tu sei il Cristo il Figlio del Dio vivente”.

Anche Marta, sorella  di Lazzaro che si lamentava perché Gesù non era andato a guarire il fratello prima che morisse, aveva finito con l'ammettere: “Si, Signore, Io credo che tu sei il Messia, il Figlio di Dio che deve venire nel mondo”.

L'attesa del Messia appariva dunque consolidata. La morte di Gesù però e il vuoto che ne seguì trovò tutti sconcertati. Distrutti. Che cosa si attendevano da lui?

 

Uno dei discepoli di Emmaus chiedeva sconsolato al viandante che li aveva affiancati come mai non sapesse che cosa era successo a Gerusalemme. “Il caso di Gesù, il Nazareno! Un profeta potente davanti a Dio e agli uomini, che i capi dei sacerdoti e il popolo hanno condannato a morte e crocifisso. Noi speravamo che fosse lui a liberare il popolo d'Israele. Ma siamo già al terzo giorno da quando sono accaduti questi fatti. Una cosa ci ha sconvolto: alcune donne del nostro gruppo sono andate di buon mattino al sepolcro di Gesù, ma non hanno trovato il suo corpo...Poi sono andati al sepolcro altri del nostro gruppo e hanno trovato tutto come le donne avevano detto, ma lui, Gesù, non lo hanno visto”. 

AL'ALBA LE DONNE

“Allora, aggiunge il Vangelo di Giovanni a quello di Luca, i discepoli tornarono a casa. Maria invece era rimasta a piangere vicino al sepolcro...E quando Gesù la chiamò per nome e si fece riconoscere, la mandò ai suoi fratelli: “Va e dì loro che io torno al Padre mio e Padre vostro, al Dio mio e vostro”.

Il Padre dunque. Gesù aveva tanto cercato di avvicinare i discepoli al Padre. E Maria di Magdala lo aveva capito. Non pensò di tornare a casa. Rimase. La sua non era una semplice speranza. Il grande dono della fede crea certezze.

 

Pietro nella sua seconda lettera ammoniva i discepoli: “Ci sono state elargite (dal Maestro) le Sue preziose e grandissime promesse”. La trasformazione, grazie allo Spirito Consolatore, nella pienezza della Pentecoste.

 

spirito consolatore

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