Overblog Tutti i blog Blog migliori Culti religiosi
Edit post Segui questo blog Administration + Create my blog
MENU

Questo blog vuole nascere con la stessa forza delle sorgive che vibrano dal suolo del territorio dove sono nata. L'acqua che esplode per poi fluire tranquilla ad amare la terra, mi ha sempre comunicato le sue piccole e grandi attrazioni con le forme di vita che la tenevano desta, trasmettendo suoni, riflettendo colori, nascondendo misteri. Vuole ora essere narrata perchè è sempre stata per la gente delle nostre terre un aiuto all'affermazione dello spirito.

Pubblicità

INSEGNANTI e ALUNNI con GIULIO DE VITA

(genio presunto poi riconosciuto)

agli esami di maturità

 

A Pordenone, mentre scendevo dall'autobus in un ampio crocevia, notai un manifesto enorme. Un bellissimo volto esotico, raffinato al massimo, aveva gli occhi talmente vivi da spalancarti l'anima. Tranquillamente: stava scrutando. Colsi al suo fianco il nome dell'autore con un brivido strano. Non mi curai di fissare il cognome, lo conoscevo. Mi resi conto che dentro di me, una parte piccola del mio essere stava finalmente raggiungendo qualcosa di importante. Mi fermai. In alto il titolo: “Eroi oltre i confini” concorse a farmi risvegliare un mondo di valori umani, di attese e progetti sognati e vissuti insieme.

 

 
   

Ciò che devo raccontare risale a vent'anni fa. Sul manifesto erano segnati il luogo e la data della mostra dedicata ai disegni di Giulio De Vita.

 

 

imagesCAEL95FL (2)

 

 

Non avevo ancora iniziato il percorso della mostra nel palazzo dell'arte contemporanea, quando entrò nella sala dove mi trovavo un gruppo di esperti addetti ai lavori. Tra loro c'era anche Giulio. Mi resi conto poi che Giulio, il solo nome, andava bene per tutti.

“La mia proffessoressa!”, esplose appena mi vide e lasciò il gruppo per venirmi a salutare.

“Che grande gioia vederla! Io sono stato molto aiutato...  Mi dica, lei è orgogliosa di me? Proprio tanto, tanto orgogliosa,...?”

“Lo sono al punto che non riesco a trattenermi dal bisogno di dirlo a tutti”.

“Io sono stato un alunno  un po'...”

“Fatto a modo tuo”.

“Sapesse quanto ho sofferto e di più proprio nel periodo degli esami di maturità. Ma è stato un bene. Io non potevo non fare fumetti e d'altra parte mi rendevo conto che come fumettista non potevo avere sicurezza per il futuro. Lavoravo per alcune riviste, sì... E' stata la mamma a indirizzarmi al liceo scientifico. A quello artistico sarebbe stata tutta un'altra cosa, però ora non sarei qui. E io qui sto bene. Ho ricevuto molto, molto.

Per la maturità mi avevano anche cambiato la materia.... Al colmo della sofferenza  ho deciso di continuare con i fumetti. E' stata una fortuna: mi sono specializzato, sono andato “oltre”, rise divertito, ho trovato il lavoro, tanto lavoro in Francia e altrove. Non lascio Pordenone, lavoro da qui. Mi sono dato molto da fare perchè tra noi venga curata l'arte e l'arte sia fatta piacere ai ragazzi e ai giovani. E' il mio compito, sento il dovere di trasmettere ciò che vi è di umano, bello, valido nella nostra realtà. Lei mi ha salvato.” aveva detto ad un certo punto, riferendosi agli esami di maturità.

 

Come commissaria interna, dovevo essere un punto di riferimento,  tra gli alunni ai quali avevo insegnato per tre anni  e gli insegnanti esterni alla scuola, che si presentavano per  esaminarli, del tutto sconosciuti.

Mi rivedo al grande tavolo dalla parte dei professori, vicina all'insegnante di scienze che siede alla mia destra. Attendo con pena che la signora di scienze riveda le domande fatte a Giulio De Vita e formuli il giudizio sull'esito dell'esame. Nessuno fiata e il mio pensiero vaga da una persona all'altra tentando di cogliere i vari umori. Saranno disposti ad aiutarmi? La signora di scienze, una friulana d' hoc gentilissima, mi allunga il foglio guardandomi appena di sfuggita:”Del tutto insufficiente”. Me l'aspettavo. Corrisponde a verità. Non ho nulla da obiettare. Lo trovo pesante però e non vedo l'ora di essere interpellata. Basta solo uno sguardo e lo sguardo arriva. Approvo con un cenno. E con sofferenza perchè, quando c'è la sofferenza non riesco mai a coprirla. Devo incominciare e mi mancano le forze. Provo a stirarmi mentalmente e a fare come se le avessi. Era stato compito mio presentare un profilo globale di tutte la materie per ogni alunno. “A  Giulio De Vita, incominciai molto sottovoce girandomi leggermente verso destra, “non manca la voglia di studiare e di imparare, ma trasforma, commenta ciò che sente, ciò che vede in fumetti. Non può farne a meno. Non usa la penna perchè gli viene rimproverato aspramente di distrarsi. Quando spiego mi guarda inizialmente partecipe, ma poi abbozza scene e personaggi e gli occhi si appannano”.

Mi concedo un attimo di respiro.  Ora sta interrogando l'insegnante di Italiano.  Giulio si è bloccato.Non so quale domanda gli abbia fatto il presidente della commissione.Io riprendo.

Sempre sottovoce. Sempre guardinga.

“A 16 anni ha incominciato a collaborare a due riviste. Non per il bisogno di guadagnare. La sua famiglia sta bene. Scrive commenti, inventa racconti e li spedisce a far leggere. Piace sempre molto. Io penso che a scuola, durante le lezioni del mattino raccolga il materiale per le due riviste, lo elabora mentalmente e poi al pomeriggio lo affida alla penna”. Faccio pausa, cercando di inoltrarmi nell'interrogazione.

“Niente. Gli hanno dato l'interrogazione di italiano perchè il compito è andato male. Ha  scritto qualcosa per dimostrare che non ha un vuoto assoluto, ma è sconbinato e può anche scambiare un autore per l'altro. Lo boceranno. Ma che cosa viene a fare un altro anno a scuola?”

La signora di scienze mi sottrae con garbo il foglio dell'interrogazione.  Attendo un attimo. Poi lo restituisce. Il giudizio è ancora lì: Ma l'espressione “Del tutto” ha subito un tratto di penna che la liquida. “Insufficiente” rimane intatto. Contraccambio con un sorriso neutro. Mi verrà chiesto da qualcuno, con quale criterio l'alunno Giulio De Vita è stato all'unanimità ammesso all'esame?

Riprendo il mio dialogo con la signora di scienze sempre sottovoce sempre guardinga.

“Quando ci siamo riuniti per l'ammissione, mi sono resa conto che ognuno dei colleghi pensava a risolvere la questione solo per sé. Ciascuno aveva la certezza che l'alunno non si sarebbe servito della cosidetta propria materia. In quel caso un voto vale l'altro. Dovrà vedersela il commissario interno. Di Giulio De Vita non si parlava mai tra noi, come di solito avviene per i “casi fuori norma”. E non ci si poteva nemmeno disinteressare del tutto. Vedendolo in preda ai suoi assorbimenti, io ogni tanto, pacatamente mi interrompevo: “Giulio, dove sei?” “Giulio, dai, torna qui”. Lo prendeva uno scatto.

Io penso che in lui succeda quello che avviene nei veri geni: hanno un interesse fondamentale e a quello convogliano tutto ciò che di confacente trovano nel resto. Non è detto che in questo liceo non lo interessasse proprio niente. Ha sempre fatto la cernita,  per quello che gli va bene. E senza volerlo, perchè ha una capacità creativa potente che lo trascina”.

  155672 465630572141 646177141 6212227 1242293 n-743755

Devo andare un attimo in segreteria, mi chiamano al telefono. Quando ritorno, il foglio delle interrogazioni è tornato sotto i miei occhi, con una piccola variante: “in” è tagliato con un colpo di penna e “sufficiente” appare incolume. La signora sta mettendo il tutto in bellacopia.  Il presidente della commissione, informato del “caso a parte”, si comporta come se la cosa debba risolversi da sé.

Allo scrutinio finale ogni professore è del parere che debba incominciare a parlare qualcun altro. Ancora silenzio quindi.

“Comunque una sufficienza c'è” osa dire l'insegnante d'inglese, come a conclusione di una lunga discussione che non esiste.

L'insegnante di scienze ha fretta di ritornare a casa. Ci si saluta cordialmente come se tra noi non ci fosse nulla da dire. Io mi sento sfinita. Mi accorgo che quelle poche lettere dell'alfabeto: “del tutto in” si sono conficcate in qualche parte dentro di me come  per  restare in forma stabile.

 

Sentivo il bisogno di condividerne la responsabilità con qualcuno. Mi incorraggiai pensando  che avrei telefonato alla mamma di Giulio. Sapendo com'era suo figlio, non osava mai interpellarci. Ci ringraziava in silenzio, per la nostra pazienza. Io però mi chiesi un giorno con serietà: “Che cosa voglio da lei? Che mi ringrazi?” Non la cercai più. La ricordavo spesso e speravo tanto di poterla rivedere.

Di Giulio più niente. Proprio niente. Mi rimase la desolazione di tutto il suo essere davanti alle domande di quell'esame. E la volli cancellare perdendo del tutto la sua fisionomia.

lemuri cover 170x240-745774

Davanti all'esposizione dei suoi capolavori, aveva esordito dicendomi che il professore di matematica gli aveva dichiarato di sentirsi orgoglioso di lui. Ecco la ricompensa con cui poteva sdebitarsi e mi chiese con insistenza: “Si sente orgogliosa di me? Orgogliosa proprio tanto tanto?” E quando, in tutta la sua bellezza atletica, con quel volto solare, radioso allungò di nuovo la mano per dire: “Mi ha salvato lei” (all'esame)

“Sì. E' vero” risposi. La mia responsabilità finalmente condivisa!

 

 

Giulio De Vita in diretta di disegno...

Pubblicità
Torna alla home
Condividi post
Repost0
Per essere informato degli ultimi articoli, iscriviti:
Commenta il post