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Questo blog vuole nascere con la stessa forza delle sorgive che vibrano dal suolo del territorio dove sono nata. L'acqua che esplode per poi fluire tranquilla ad amare la terra, mi ha sempre comunicato le sue piccole e grandi attrazioni con le forme di vita che la tenevano desta, trasmettendo suoni, riflettendo colori, nascondendo misteri. Vuole ora essere narrata perchè è sempre stata per la gente delle nostre terre un aiuto all'affermazione dello spirito.

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IL VERBO AMARE 2

Molti uomini, scriveva Etty Hillesum, per me sono ancora come dei geroglifici, ma piano piano imparo a decifrarli. E' la cosa più bella che conosco: leggere la vita dagli uomini!”

Che cosa penserebbe Etty del nostro tempo se, come desiderava, oggi, lei “potesse tastarne i contorni con la punta delle sue dita?”

In una serata di luna, stava parlando di “nostalgia” sotto il grande cielo stellato del campo di concentramento di Westerbork con Jopie, un amico incontrato sul posto.

Io non ho nostalgia, io mi sento a casa, aveva affermato con sicurezza. “Si è a “casa” quando si è sotto il cielo. Si è a casa dovunque su questa terra, se si porta tutto in noi stessi”.

Si sentiva spesso come una nave che ha preso a bordo un carico prezioso e tagliati gli ormeggi, se ne va libera di navigare dovunque. Dobbiamo essere la nostra patria, dicevo a Jopie.

Ho impiegato due sere per potergli confidare la cosa più intima che esista. Volevo tanto dirgliela, quasi per fargli un regalo. Allora mi sono inginocchiata in quella grande brughiera e gli ho parlato di Dio.

Ciò che Etty Hillesum desiderava ad ogni costo e con tutta l'anima era poter parlare di Dio. Si amareggiava di frequente per non possedere le parole adatte, per non poter mai dire a sufficienza quanto godeva ed apprezzava la vita, dal momento in cui aveva scoperto Dio.

Quando un ragno tesse la sua tela, non lancia forse i fili principali davanti a sé e ci si arrampica poi sopra? La strada principale della mia vita è tracciata per un lungo tratto davanti a me e arriva già in un altro mondo.

E' proprio come se tutte le cose che succedono e succederanno qui, siano già in qualche modo date per scontate dentro di me, le ho già vissute e assorbite e già partecipo alla costruzione di una società futura.

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Mi sono fatta aiutare da Etty Hillesum per dire insieme con lei che desiderava molto di poterlo fare, quanto è difficile parlare di Dio. Di lui lo si può fare solo in termini di amore.

E' l'artefice di ogni coniugazione del verbo amare.

Rappresenta infatti la nostra possibilità di amare e essere amati. Dire che Dio esiste e che ama gli uomini, oggi richiede coraggio, e anche forza per superare una dose di pudore non indifferente.

Per alcuni uomini l' esistenza di un Dio creatore dell'universo e di quanto esso contiene, può anche andar bene. E' un'affermazione che può esistere senza imporsi e senza disturbare nessuno.

Per poter affermare che quel Dio-Creatore crea per amore bisogna passare attraverso un addensarsi di valori che cambia del tutto la nostra esistenza di singoli uomini. Se sei oggetto di amore significa che sei capace di amare. Significa che ti puoi sentire amato. Diventi una fonte di relazioni straordinarie, un centro di energie e di vibrazioni importanti.

 

La gente comune dove sente parlare di Dio, da chi e quando?

In famiglia, a scuola, in chiesa, nella società? Dai genitori, dagli insegnanti?...

 

Nella Bibbia si racconta la storia di Israele, un popolo del medio-oriente europeo-asiatico, simbolo e metafora dell'intero genere umano. Dio vi è ammesso come creatore e guida spirituale. Ama rivelarsi in diversi modi attraverso singoli rappresentanti, i grandi Padri come Abramo, Isacco, Giacobbe, Mosè... Lo fa con un rapporto personale che vincola l'individuo o il gruppo con relazioni significative in cui l'appartenenza ha una grande importanza. Quando con il passare del tempo la prima autentica fiducia in Dio sbiadisce o si raffredda, la gente di Israele ricorre al ricordo dei Padri, dei grandi eventi storici in cui la potenza del proprio Dio si era dimostrata palese. Ci sono inoltre figure significative, i Profeti, che nei tempi più duri della storia, emergono con il compito di aiutare la gente a trovare “le vie del Signore” a riscoprire l'amore di Dio verso l'umanità.

 

Nel nostro tempo le religioni si presentano a dismisura. Hanno acquistato grande potere nelle varie civiltà, si sono arricchite culturalmente. Alcune sono sparite, altre sono rinate. Ci sono persone che raggiungono un rapporto con Dio, senza che egli sia legato ad una religione particolare. Fioriscono poi movimenti che puntano al risveglio spirituale dell'uomo lasciando da parte ogni specifica appartenenza religiosa.

Etty si stupisce quando legge qualcosa della Bibbia: è come se non l'avesse proprio conosciuta. E prega, ama Dio, solo come Dio, Dio di tutti. Lo sente, lo vive come la pienezza dello Spirito, l'autenticità della vita.

Nel sovrapporsi e moltiplicarsi di dottrine e verità religiose, nell'assistere al proporsi e all'affermarsi delle varie religioni, c'è chi ha trovato un'appartenenza che lo soddisfa, chi cerca senza sentirsene appagato, chi rifiuta da adulto ciò che gli è stato imposto arbitrariamente da bambino. A volte le singole religioni possono prestarsi ad interessi umanamente scorretti e affliggere o deludere i singoli appartenenti. La religione non è solo un insieme di verità e di pratiche devozionali, indica anche l' insieme delle persone che esercitano quelle pratiche. E lo fanno con tutte le loro caratteristiche positive e limitanti di creature umane.

 

Succede che si rinneghi Dio perchè delusi dalle formule religiose che lo presentano o dall'azione di chi è preposto a fornircele oppure a guidare o presiedere raggruppamenti religiosi?C'è un passo del “Diario” di Etty Hillesum che mi ha molto colpito.

Molte persone che nel campo di concentramento non sapevano come vivere la cercavano, disperate, per poter parlare con lei. Non basta predicarti, mio Dio, scrive, non basta disseppellirti dai cuori altrui. Bisogna aprirti la via e per far questo bisogna essere un gran conoscitore dell'animo umano, un esperto psicologo: rapporto con padre e madre, ricordi giovanili, sogni, sensi di colpa, complessi di inferiorità, insomma tutto quanto. In ogni persona che viene da me io mi metto ad esplorare con cautela. I miei strumenti per aprirti la strada negli altri, mio Dio, sono ancora ben limitati, ma esistono già in qualche misura.

 

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La nostra intelligenza è la prova che non siamo solo corpo e il nostro spirito individuale ha senso se noi lo sentiamo fare parte dello Spirito universale. Così come l'aria che respiriamo fa parte dell'atmosfera che fascia ogni cosa. Chiudendo gli occhi e concentrandoci fortemente per unirci allo Spirito che pervade il tutto, finiamo col provare una pace, una serenità, una quiete, un silenzio, un bello, un bene...che “sanno di Dio”. Ci “sentiamo” essere veramente. Dentro di noi. Senza le parole. E' uno “star bene”. Un amare. Un lasciarci amare. Un sentirci amare. Senza pensare. Senza volere...desiderare.. . Senza... e tutto!...

 

Una possibilità aperta a ognuno. Dove posso attingere il coraggio di provarci?

“Se ci sei, Dio, aiutami a cercarti...”

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