Questo blog vuole nascere con la stessa forza delle sorgive che vibrano dal suolo del territorio dove sono nata. L'acqua che esplode per poi fluire tranquilla ad amare la terra, mi ha sempre comunicato le sue piccole e grandi attrazioni con le forme di vita che la tenevano desta, trasmettendo suoni, riflettendo colori, nascondendo misteri. Vuole ora essere narrata perchè è sempre stata per la gente delle nostre terre un aiuto all'affermazione dello spirito.
Nella lingua italiana c'è il verbo amare e il suo significato, più o meno, è alla portata di tutti. Ma se ci viene chiesto di esprimere quel significato con precisione, senza ricorrere al
comunissimo “voler bene”, “provare affetto”... la cosa non appare più tanto semplice.
Per un momento preferisco usare il termine amare come “vibrare” perchè indica un'attività dell'essere umano, un tendere di sé verso qualcuno o qualcosa che attira, gratifica, soddisfa, appaga.
All'uomo però amare non basta. E la lingua italiana provvede affermando che esiste anche l' “essere amati”.
L'attività in questo caso non partirebbe più dal soggetto che invece di lanciare vibrazioni le riceve, mettendosi a vibrare a sua volta. Infatti è questo l'effetto dell'amore: parte dal proprio animo per accendere anche l'animo degli altri. Ma non è finito.
Esiste anche l'espressione : “sentirsi amati”. Quando inizia la vibrazione del verbo amare?
Dall'amare per primi, dall'essere amati? Certi pensatori si chiedevano chi era tra la gallina e l'uovo a vantare il diritto di
primato.
Indubbiamente la gallina come essere in atto, realizzato,
rispetto all'uovo ancora in potenza a diventare un essere compiuto.
Su questo blog è stato frammentato in sette puntate il “Diario” dell'olandese Etty Hillesum, morta in un campo di concentramento nel
1943. L'invasione dell'Olanda da parte dei tedeschi e il pessimo andamento della guerra l'aveva portata a riflettere profondamente e di continuo. Faceva parte del Comitato Ebraico a cui pare
fosse richiesta la certificazione che portava all'organizzazione dei gruppi di ebrei destinati ai campi di lavoro. Destinazione senza ritorno.
Paura, angoscia continua. Disperazione.
Etty Hillesum che inizialmente non pare interessata al problema “fede religiosa”, finisce col trovare solo in essa lo spazio per potersi interrogare circa la catastrofe che colpisce gli ebrei. Solo nella fede trova il modo di potersi dare qualche risposta non a spiegazione dell' assurdo, inspiegabile eccidio degli ebrei, ma almeno sul senso della propria vita, sul futuro del mondo. Sullo stesso valore del mondo e dell'uomo.
Etty Hillesum viveva in un clima di catastrofe che non si spense del tutto con la fine della II Guerra mondiale. Catastrofi ce ne furono, ce ne sono ancora e molte, più o meno estese, pianificate direttamente dagli uomini o ricavate da un trattamento squilibrato della natura. Come reagiscono a tutt'oggi i singoli individui?
Etty Hillesum aveva individuato il proprio compito nell'impedire che la presenza di Dio venisse soffocata nel proprio intimo e si prodigava a favore degli altri sicura che alla fine ciascuno di essi avrebbe lasciato trasparire la sua piccola parte di ragionevolezza e di divinità.
E' possibile ai nostri giorni, per singole persone , stabilire una relazione con Dio? Non è una richiesta generica da lanciare in un momento in cui l'aggrovigliarsi di problemi desta apprensione, incertezza, paura ed angoscia. Un cambiamento radicale si è imposto da qualche decina d'anni proprio nel rapporto della gente con Dio.
Dio non è più l'indiscusso Onnipotente della generazioni passate. Ciò non significa che sia stato detronizzato del tutto. Rimane ancora come una specie di Entità Ufficiale con specifici luoghi di riferimento nelle chiese e una quantità considerevole di seguaci.
Pare che non esista più il Dio delle singole persone, colui che costituiva il riferimento sicuro per ogni evenienza, la base certa per ogni partenza, la meta di ogni progetto .
E' come se la nostra lingua avesse improvvisamente perduto il verbo amare con tutte le sue possibili coniugazioni. Uno sfrenato, incontrollabile bisogno di fare, di correre, di apparire ha svuotato il cuore dei singoli individui. Sembrano incapaci di amare, come succede quando nessuno più viene amato ed è impossibile per tutti sentirsi amati.
Forse a Dio erano stati attribuiti troppi ordini, troppe imposizioni nei confronti degli uomini. O era stato loro arbitrariamente imposto di amare Dio, senza rispettare l'ordine di precedenza. L'uomo è capace di amare solo se viene amato, anzi solo se si sente amato.
Che effetto fa su un individuo, oggi, sentirsi dire nel migliore dei modi, con tutto il rispetto possibile: “Dio ama gli uomini!” davanti a catastrofi devastanti...a massacri voluti e progettati dall' iniquità degli uomini?...
In una recente rievocazione televisiva della distruzione delle “torri gemelle” sono rimasta molto colpita dalla storia di una famiglia. Dei tre figli, una ragazza scomparve nella
disgrazia, senza che vi fosse rimasta una qualsiasi traccia del suo corpo, quindi una prova certa della sua morte. I genitori erano sempre in attesa di una sua telefonata. Sempre con lo sguardo
al cancello del giardino nella speranza di vederla riapparire. Gli amici, i vicini, si univano ai parenti nel condividere l'attesa.
I giorni passavano invano. Ad un certo punto la mamma scoprì, prese atto, interiormente, che la figlia non sarebbe più tornata e
comunicò la sua persuasione al marito. Egli ne rimase convinto e dopo avere riflettuto a lungo andò dagli amici in giardino e li rassicurò: “Giovanna non ritornerà più, Dio l'ha presa con
sé”.
Da quel momento avvertirono tutti insieme, una presenza rasserenante dell'indimenticabile gioiosa Giovanna.
“Avendo Dio dato all'uomo la libertà di agire, non interviene a rimediare i suoi disastri”.
E Dio non si rende presente solo nel dolore. E' possibile riscoprirlo?