Questo blog vuole nascere con la stessa forza delle sorgive che vibrano dal suolo del territorio dove sono nata. L'acqua che esplode per poi fluire tranquilla ad amare la terra, mi ha sempre comunicato le sue piccole e grandi attrazioni con le forme di vita che la tenevano desta, trasmettendo suoni, riflettendo colori, nascondendo misteri. Vuole ora essere narrata perchè è sempre stata per la gente delle nostre terre un aiuto all'affermazione dello spirito.
Penso che nessun’altra cosa ci conforti tanto,
quanto il ricordo di un amico,
la gioia della sua confidenza
o l’immenso sollievo di esserti tu confidato a lui
con assoluta tranquillità:
appunto perchè amico.
Conforta il desiderio di rivederlo se lontano,
di evocarlo per sentirlo vicino,
quasi per udire la sua voce
e continuare colloqui mai finiti.
DAVID MARIA TUROLDO
Sono grata a D. M. Turoldo che ci regala le sue parole. In questo momento io ho bisogno di parole che non siano pronunciate da persone che si esprimono sempre sugli stessi argomenti e puntano sempre contro gli stessi nemici.
Mi è arrivata la notizia della morte di un amico sfogliando superficialmente un giornale. Ho bloccato improvvisamente la rassegna: egli che non finiva mai su di un giornale, era lì e mi guardava con il volto di sola impensabile materia e lo sguardo impantanato senza più nulla. Mi guardava dalla carta.
Albatros!.. lo chiamai a mezza voce, spingendolo subito visivamente oltre, in alto in cielo come facevo abitualmente quando parlavamo
tra noi, sempre con serietà.
Non ho mai incontrato un caso di così tangibile squilibrio tra spirito e corpo come in Gianni-Albatros, per me solo Albatros.
Aveva un fisico virile rispettabile alto e ben dosato, ma il suo spirito si imponeva come le due possenti ali dell'albatros, l'uccello che sfida gli oceani, unite da un corpo che non raggiunge mai la proporzione. Il suo corpo come riusciva a reggere la potenza delle sue ali?
La nostra era un'amicizia profondamente umana, tutta culturale, sempre protesa, sempre in ricerca, sempre appassionata.
Se egli non se ne fosse andato così, nel modo che non ci si aspetta proprio, io avrei trovato altamente doveroso, sacro, non rivelare qual'era il punto base comune del nostro interesse umano-spirituale-storico-culturale. Era un'amicizia. Ce ne sono molte. E di tantissime specie.
Chi legge troverà il nostro comune interesse antiquato, per nulla sincronizzato alla realtà che stiamo vivendo, impossibile quanto a una lunga durata nel tempo.
La malattia che ha colpito Albatros è rara e tra le peggiori: debilita l'organismo in forma assoluta e lascia la mente lucida fino alla fine. La broncopolmonite giunta l'ha portato via in fretta e in anticipo, mi è sembrata provvidenziale. Rimaneva una specie di lato oscuro nella triste situazione del momento. Io non chiamavo l' amico da circa due mesi. Non lo facevo per non dargli una notizia che gli sarebbe dispiaciuta. Ci pensavo, ma per decidermi a farlo, attendevo un'occasione propizia.
Albatros aveva letto scrupolosamente il mio libro: “E l'acqua fiorì”, per sistemare le virgole che io, nonostante il suo aiuto, non ho mai imparato ad usare. Credo però che mi leggesse volentieri per adempiere ad una specie di dovere. Il nostro grande comune interesse era “Gesù di Nazaret” attenzione! Solo per lui Gesù di Nazaret, mai diventato “Gesù Cristo” com'era per me.
Non riusciva a capire come mai io non mi convincessi che storicamente è vissuto sì un uomo-modello di umanità, ma uomo, Gesù di Nazaret,“semplicemente umano”.
“Ad attribuirgli la divinità sono stati quelli tra i suoi seguaci che si sono resi conto che il vero potere, quello che si può imporre in maniera assoluta perchè è in grado di impadronirsi della coscienza e della volontà degli uomini è legato alla paura di Dio, all'obbligo di obbedire alle sue imposizioni e di sottostare ai suoi castighi.
Albatros aveva dunque liquidato d'autorità il mio libro, uscito dalla stampa in tempo per essere visto ed eventualmente accettato da Pordenonelegge, l'iniziativa che va sempre più alla grande nella nostra città. La malattia lo obbligava a limitare gli impegni e le fatiche. Lo infastidiva molto il dover lottare per persuadere... convincere... Lasciò a me l'incarico di invitare l'editrice del libro a concorrere per la presentazione a “Pordenonelegge”. Si riteneva sicuro che ce l'avrebbe fatta.
L'editrice che vi aderì volentieri ricevette invece una risposta negativa, immotivata. Ed io lasciai del tutto l'obbligo di informare Albatros. Ne avrebbe sofferto.
Del resto sapevo che cosa mi avrebbe risposto. L'aveva già fatto in qualche altra circostanza del genere.
“Cara mia! Tu non appartieni a questo tipo di mondo. Se tu fossi di questo tipo di mondo, esso amerebbe ciò che è suo. Anche in te. Ti approverebbe, ti premierebbe, direbbe di te ogni bene...Questo tipo di mondo a cui non appartieni non ti odia come ha odiato Gesù di Nazaret, ma ti ignora, ti dimentica, fa come se tu non esistessi... In più sei una donna, non scordartelo”.
Non mi stupiva che prendesse dal discorso di Gesù dopo l'ultima cena come viene ricordato dal Vangelo di Giovanni. Ogni fatto triste,
ogni ingiustizia, ogni cattiveria lo riportava a Gesù di Nazaret: l'unico riferimento valido per attingere motivi di rifiuto o di accettazione. “Lo sai, ma lasciatelo ripetere, io credo solo in
lui”.