Questo blog vuole nascere con la stessa forza delle sorgive che vibrano dal suolo del territorio dove sono nata. L'acqua che esplode per poi fluire tranquilla ad amare la terra, mi ha sempre comunicato le sue piccole e grandi attrazioni con le forme di vita che la tenevano desta, trasmettendo suoni, riflettendo colori, nascondendo misteri. Vuole ora essere narrata perchè è sempre stata per la gente delle nostre terre un aiuto all'affermazione dello spirito.
Se una
bronco-polmonite, fulminante con tutta probabilità, non si fosse intromessa a suo arbitrio, la nostra amicizia avrebbe potuto forse finire in modo dignitoso. Filtrata attraverso uno spettro di
carta, la tua immagine mi guardava con il solito fondo di tristezza: “Non occorreva che finisse”.
Albatros aveva ragione. Mi stavo accorgendo che parlare di Gesù di Nazaret come stavo facendo io, approfittando del periodo pasquale, poteva non interessare molto. Albatros ne sapeva qualcosa. Non aveva forse lottato tutta la vita per fuggire dalla divinità di Cristo quella attribuitagli, secondo la convinzione di Alb., dai proseliti del Nazareno interessati a consolidare al massimo il proprio potere, in nome del Figlio di Dio Gesù di Nazaret ?
“Il Potere arriva al massimo, mi ripeteva, solo quando penetra nella coscienza degli individui con la paura di Dio, l'obbligo di obbedire ai suoi comandi e di sottostare ai suoi castighi. Solo così viene addormentata l'intelligenza, paralizzata la volontà degli uomini e resa possibile la loro conduzione secondo i piani stabiliti dai potenti”.
Accennare a qualche tipo di scandalo da parte mia non funzionava.
A Gesù di Nazaret, modello di umanità, vero uomo-solo uomo, Albatros riconduceva i suoi criteri di valore, traeva le misure di giudizio per fatti e persone. Aveva avuto una formazione cristiana, ma data la desacralizzazione corrente, in atto da anni, avrebbe potuto ignorare il cristianesimo com'è avvenuto per molta gente.
“No! Mi rispondeva con fermezza, l'unica persona che mi dà fiducia e in cui credo perchè insegna ciò che ha praticato per primo, è lui, Gesù di Nazaret”.
“Va bene così per te. Arrabbiarsi per quello che fanno o non fanno gli altri non serve”.
“Sì invece. Non sopporto che Lui venga strumentalizzato in tutte le maniere ai fini del potere, della falsità, del denaro, della sporcizia ... E' la più grande meraviglia che l'umanità abbia mai conosciuto nella sua storia, un uomo del genere! Mi sento coinvolto...”
L'autentica devozione di Albatros per Gesù di Nazaret poteva andar bene com'era. Sincera e profonda. Non mi sono mai permessa di
contestargliela, di rafforzargliela, di raddrizzarla o completarla con una divinità che rifiutava. Gesù di Nazaret, la più grande ricchezza, come amava ripetere, che l'umanità abbia conosciuto
nella sua storia, gli era sufficiente e sicuramente in grado, a momento opportuno, di aprirlo ad altri orizzonti e a visioni più serene.
Ritenevo che avesse tutto il diritto di costringere il divino dentro all'umano come l'uccello albatros costringe le ali possenti ai fianchi del suo corpo in attesa di allargarle al massimo e sostenerle orgogliosamente dispiegate nello spazio.
D'altra parte mi chiedevo quante potevano essere, nella formazione religiosa che ci è stata tradizionalmente trasmessa, le persone che rifuggivano inconsciamente dal divino come da qualcosa che non si sa che cosa sia. Meglio lasciar stare.
“E' vero, Albatros, gli dicevo in certi momenti privilegiati, che la divinità per noi è un mistero e il mistero stesso, un insieme di intuizioni buone, rappezzate con larghi margini di oscurità, non va eliminato necessariamente. Si presenta con gli aspetti di una realtà che ci attira e possiamo comprendere solo in parte. Il segreto è qui: non pretendere di capire tutto. Accettando la parte appetibile ci si immette in una sfera di stimoli e di pulsioni arricchenti.
Gli facevo osservare che dopo la II Guerra mondiale e l'orribile olocausto degli ebrei, si è sviluppato un notevole interesse anche da parte di connazionali per la figura di Gesù di Nazaret. Lo chiamavano Fratello Gesù. Ne sottolineavano la grandezza, tentavano di saggiarne il mistero: per qualcuno venivano sottolineati gli aspetti significativi dell'ultimo, forse, dei profeti di Israele; il personaggio ha comunque acquistato apprezzamenti e simpatie.
A mio giudizio, tentavo di aggiungere, è proprio lui, Gesù di Nazaret aperto ad ogni esigenza umana e in grado di racchiudere tutte le prospettive dell'universo capace di costituire la pienezza a cui aspiriamo.
In lui si può attingere l'esperienza della realtà ultima. Santo cielo, stavo puntando sulla mistica? Non avevo ancora capito che non vi è disgrazia più grande che incominciare con l'andare fuori di testa?
I filosofi maschi hanno in gran parte avuto il privilegio di ammettere che non si deve prestare fede a ciò che non sia pienamente razionale.
Che cosa significa raggiungere la realtà ultima? E' una fusione profonda, è unità in cui ti perdi, come Cristo con il Padre. Lo avverti ma non sai dire come succede. E' una comunione, qualcosa che si sente e non si può trasmettere.
Albatros ed io comunicavamo dunque solo a parole. La nostra era una comunicazione di conoscenze. Piacevole il più delle
volte.
Egli lavorava a un giornale, scriveva articoli commentando i fatti
del giorno. E in sordina vedeva l'umanità spegnersi quotidianamente sotto le pesantezza delle velleità umane e allora ricordava Gesù di Nazaret. Non lo poteva chiamare a voce alta. Non ne hai il
diritto. Non sei dei nostri ammoniva il potere di chi si era impadronito del Nazareno adattandolo alla propria misura.
Ora lo sai, Albatros, te ne sei accorto. Non hai urlato invano. La tua indignazione aperta e pienamente consapevole raccoglieva le proteste di chi non aveva il coraggio di entrare ad alimentare il coro. Te ne sei andato in silenzio e durante il tuo funerale ci furono silenzi come blocchi di tacita protesta. Gesù di Nazaret ti accoglieva senza sfoggiare la sua divinità. Gli sei piaciuto con la tua sincerità disarmante con quella tua passione lineare, trasparente, tanto profonda da non lasciarsi raggiungere.