Questo blog vuole nascere con la stessa forza delle sorgive che vibrano dal suolo del territorio dove sono nata. L'acqua che esplode per poi fluire tranquilla ad amare la terra, mi ha sempre comunicato le sue piccole e grandi attrazioni con le forme di vita che la tenevano desta, trasmettendo suoni, riflettendo colori, nascondendo misteri. Vuole ora essere narrata perchè è sempre stata per la gente delle nostre terre un aiuto all'affermazione dello spirito.
Al bar delle Signore.
Era di una finezza particolare. Ci eravamo conosciute al liceo durante i primi anni del mio insegnamento nella scuola pubblica. Lei, la signora Jolì, lavorava al “N. Tommaseo” come impiegata di segreteria, ma era molto di più. Per il semplice fatto che spesso le persone che avevano qualche familiarità con il suo ambiente amavano inventare il bisogno di una informazione, di un chiarimento, per poterla avvicinare.
Io la rincontrai dopo molto tempo, lungo la strada in città e venni pregata di raggiungerla in qualsiasi giorno al mattino, verso le 10 al 'Bar della Posta' dove si recava dopo avere sbrigato le prime commissioni. La sala del bar, tanto frequentata, era un ambiente molto vasto, dove gruppi di anziani si trovavano per prendere il caffè e avere modo di passare buona parte della giornata in compagnia di amici. Io che vi entravo per la prima volta ebbi una visione, guardandomi intorno, che mi procurò un insieme di frenate. Da ogni gruppo di persone, fisse come statue intorno ai tavoli partì un'ondata di freddo. Non conoscendomi venivo trattata come se stessi per violare il luogo ed esaminata attentamente prima di avere il permesso di sedere.
La signora Jolì si dimostrò felice di accogliermi e mi presentò alle sue vicine. Quella che l'accompagnava durante l'incontro di giorni prima in città non mi riconosceva e mi guardava con occhi astratti, assenti. La signora Jolì per vivacizzare un po' la situazione ricordò che nelle nostre conversazioni del passato io diventavo interessante se si trattavano problemi religiosi.
“Con un figlio, prese a narrare Jolì, che non sopportava la storia di Adamo ed Eva com'è presentata dalla Bibbia, io mi facevo aiutare da questa signora” e qui mi fece cenno di continuare.
“Adamo ed Eva non sono due personaggi storicamente esistiti, affermai. Simboleggiano l'umanità. Il racconto che li riguarda è un mito accettato dalla religione come significativo della situazione in cui possono essersi trovati i progenitori nei primissimi tempi.
La narrazione ha lo scopo di dimostrare che l'uomo proviene da un Essere superiore, non è frutto di una trasformazione spontanea, non si è fatto da sé. Anche se tra le supposizioni c'è anche quella che inizialmente uomo e donna fossero una unità indifferenziata che si è poi distintamente sviluppata”.
“Mio figlio, precisò la signora Jolì, sostituendomi, non sopportava il fatto della trasmissione del peccato originale. Quando si sposò ed ebbe una bambina si divertiva un mondo a canzonarmi. Matilde era vivace fuori modo, diventava pericolosa e insopportabile. A tre anni aveva imparato a salire a cavalcioni sulla ringhiera della lunga scala di casa, per scendere poi velocemente a ritroso rischiando molto nel salto finale. A quel punto di solito urlava per la paura e i presenti accorrevano. Quando ero presente anch'io, mio figlio mi canzonava guardandomi enigmatico e con la spiegazione giusta e rassicurante: ”Matilde ha il peccato originale”. Una volta gli risposi a tono: ”Ha ricevuto il battesimo!”. “Che non funziona” mi rispose sempre enigmatico”.
Nel gruppo seguì una risatina da persone spente, ma con qualche reazione.
“Di questi tempi, si bazzica ancora di religione, Jolì? Da te non me lo sarei aspettato”.
“Bisogna tornare a parlare di religione proprio di questi tempi. Da quando è stata lasciata andare, la gente ha perso la testa e non è più in grado di pensare”.
“Vuoi sostenere che era meglio una volta quando tutti si intontivano credendo alle fandonie inventate dalla religione?”
Qui provai ad intervenire nuovamente.
“La religione non è un fatto a parte. E' nata con l'uomo. Proviamo ad immaginarci nei primissimi tempi: noi soli anche se fra altri uomini, sapendo magari di essere nati dalla propria madre, ma perchè? Per fare che cosa? Per andare dove? Il racconto del vecchio Dio che fa un uomo con la creta non è troppo semplicistico. Impastare la terra con l'acqua deve essere stato uno del primi tentativi del “fare” da parte dell'essere umano. Egli assisteva alla pioggia che bagnava il suolo il quale si asciugava prendendo una certa consistenza e le mani erano attirate, come avviene nei bambini. Si è incominciato a manipolare i primi contenitori che seccati al sole riuscivano poi a contenere l'acqua che poteva portare alle labbra...”
Qui mi fermai perchè mi guardava anche la signora con gli occhi assenti. Ricordai in quel momento la grande gioia provata, quando da ragazzina compresi la frase: “Dio si è rivelato agli uomini”.
Se chiedevo il significato della frase mi veniva sempre detto che rivelare significa togliere il velo ed era come se Dio nascosto dietro un drappo lo togliesse con uno strappo per farsi vedere dagli uomini. Qualcuno mi diceva che era come se in un teatro si fosse tirato il sipario e così sul palco Dio si poteva vedere.
In base a questa affermazione incominciai a ragionare per conto mio. Si tira il sipario e sul palco c'è Dio. Ma se nella sala non c'è nessuno che sta a guardare non succede nulla. Ecco: nella sala c'è l'uomo, ci sono gli uomini! E gli uomini incominciano a fare delle domande. Proprio le domande più importanti: io vengo dai miei genitori, i genitori dai nonni, i nonni dai bisnonni, i bisnonni da... e chi ha fatto i primi uomini dai quali vengono tutti gli altri? Ecco perchè nel catechismo c'è la domanda: Chi ci ha creato? Ci ha creato Dio. Chi è Dio? ...Quanto mi sono piaciute da quel momento le piccole frasi che prima, studiando il catechismo, pronunciavo meccanicamente!
Quando si parla della rivelazione di Dio, non può non esserci anche l'uomo. Questa scoperta mi dava sicurezza, anche per il fatto che quando in famiglia c'erano motivi di
sofferenza, molti in verità, la mia mamma mi invitava a chiedere aiuto a Dio. E per me lui c'era. Non so dire come avvertivo la sua presenza. So che me la faceva sentire. E grazie a
quell'esperienza e a quella convinzione, io potevo aggiungere alle tre persone che mi ascoltavano al 'Bar della Posta' che quando l'uomo fa delle richieste a Dio è spinto dalla situazione in cui
vive e lo fa per il desiderio di sapere e capire.
Perchè nel mito di Adamo ed Eva vi entra la disobbedienza, il peccato? Perchè nella quotidianità l'uomo spesso si comporta male e lo fa in maniera incorreggibile. E tramanda a volte le cattive abitudini anche ai figli. Deve essere successo qualcosa di molto serio fin dagli inizi si domanda l'uomo. Con questo non intendo condividere l'affermazione di chi crede che la religione sia una pura invenzione umana. Capisco pure che dopo avere intuito che agli inizi del genere umano può esserci stato un peccato, questo abbia potuto subire interpretazioni e codificazioni non del tutto accettabili per molti. La cosa non mi scandalizza. Il simbolismo nella Bibbia è ammesso universalmente e la nostra conoscenza è perfettibile. Ad esempio la mia antipatia per il peccato dei progenitori trasmesso in eredità ai discendenti si è ridimensionata quando ho sentito spiegare che il peccato non è sempre riducibile ad un singolo fatto, spesso è uno stato d'animo di rifiuto dello stesso Dio. Lo stato di debolezza che porta l'uomo a tradire se stesso e gli altri può avvicinarsi molto allo stato di peccato. Neppure il fatto che l'uomo si pone le domande e si dà anche le risposte, mi scandalizzata. Dio ha creato l'uomo intelligente e capace quindi di interrogarsi ed entrare in relazione con il suo creatore che lo assiste. I nostri antenati erano sicuri di questa assistenza. L'avevano esperimentata.
L'essere coinvolto, il sentirsi coinvolto è molto importante per l'uomo. Nella tradizionale formazione religiosa a cui sono stati assuefatti milioni di uomini, la consuetudine era strana: la verità riguardante Dio e l'uomo era pronta, spesso in formule da mandare a memoria, pronta, per cui nessun singolo che faceva parte della gente comune poteva avere qualcosa da dire, un perchè da avanzare, un dubbio da esprimere. Si doveva credere!
“Ma tu dubiti?” “Tu non credi? Sei senza fede?” quante volte mi sono sentita lanciare addosso frecciate di questo genere. Mi distruggevano non tanto per le parole in sé, quanto per il modo di una negatività intollerabile. Non tutte le associazioni religiose sono uguali. Per qualcuna delle più antiche la ricerca della presenza di Dio era essenziale e il ruolo del singolo ricercatore molto rispettato. E poi è venuto Cristo a far comprendere che l'uomo è protagonista nella sua vita. Lo è sopratutto nel suo rapporto con Dio.
Gli altri protagonismi di moda, particolarmente oggi, stanno affogando le nostre singole società nell'oscurantismo. Ma i germi della ripresa ci sono, perchè la rivelazione, grazie a Dio non è una iniziativa unica del creatore che impone e comanda e castiga. Cristo è venuto ad assicurarci che l'uomo è stato chiamato a collaborare proprio come figlio di Dio.