Questo blog vuole nascere con la stessa forza delle sorgive che vibrano dal suolo del territorio dove sono nata. L'acqua che esplode per poi fluire tranquilla ad amare la terra, mi ha sempre comunicato le sue piccole e grandi attrazioni con le forme di vita che la tenevano desta, trasmettendo suoni, riflettendo colori, nascondendo misteri. Vuole ora essere narrata perchè è sempre stata per la gente delle nostre terre un aiuto all'affermazione dello spirito.
I primi incontri.
'Figlio Maggiore' l'esponente di grido in campo cattolico, ebbe l'onore di entrare per primo nel nuovo Presepio; egli era uno che tendeva a ciò che è più alto, più ragguardevole, più ambito. Al momento non appariva qualche altra persona che avrebbe potuto sistemarsi accanto a lui.
Alla vigilia di Capodanno, in Italia, il discorso del nuovo Capo del Governo aveva attirato l'attenzione dei politici e dei singoli cittadini all'unanimità. La necessità di risolvere i gravi problemi riguardanti la crisi economica aveva creato sfiducia, malumori, divisioni, ribellioni e previsioni catastrofiche. Il nuovo Ministro si era ripromesso di attutirne la veemenza. E in un certo senso vi era riuscito, dando un minimo di fiducia, qualche lieve speranza. Così il clima nonostante dubbi ed incertezze prese un'andatura diversa, con un timido cauto ottimismo. Ma, come a smentita, si sovrappose subito, da parte del discepolo qualificato di un grande guru orientale, il resoconto di alcune profezie concernenti l'anno 2012. Pesò immediatamente l'ombra di un disastro universale. E l'incertezza della gente che non sapeva dove o in chi cercare un po' di rassicurazione si dilatava ovunque.
“O Dio, vieni ad aiutarci!” Se almeno la gente potesse dare sfogo alla propria angoscia ricorrendo come un tempo alla preghiera! Qualche tentativo c'era se non altro come residuo di invocazioni confinate nell'inconscio, quando un'abitudine inveterata rimandava a Dio come unico responsabile di tutto ciò che accadeva agli uomini.
“Vieni ad aiutarci, Signore!”
Se almeno “Figlio Maggiore” come personaggio appartenente al mondo religioso fosse apparso una volta in TV con un caldo accorato invito: non abbiamo nessun'altra opportunità, carissimi fratelli, preghiamo insieme: “Padre nostro che sei nei cieli...”
Non si poteva pretendere che lo facesse; c'era ancora un'ondata di benismo che al momento riusciva ad intorpidire le coscienze e copriva il volto delle persone per bene di sorrisi rassicuranti.
Melissa No-Problem, una cattolica fervente amava girare nell'ambito delle sue conoscenze, le notizie emanate da un notiziario cattolico:
1. Appello dei preti di frontiera: “Anche la chiesa paghi le tasse!”
2. Lettera di Natale dei preti di frontiera: “La Chiesa apra al sacerdozio femminile”.
3. Dieci preti di frontiera del Nordest: “ La Chiesa apra a donne e preti sposati”.
4. Alcuni preti del Triveneto: “Teologi italiani riprendete la parola senza paura e senza reticenze”.
Melissa si scandalizzava: “Anche i preti in rivolta!... “
“Chiedono soltanto che ci sia un adattamento del linguaggio e dei costumi al tempo presente, Melissa!”
“Si stava così bene, quando tutto andava al massimo....in Italia niente crisi e la chiesa in gran benessere con riconoscimenti ovunque e l'amicizia di tutti i personaggi altolocati!”...
Apparivano di continuo in TV anche gruppi di donne urlanti...
”Sono angosciate per la perdita del lavoro, Melissa!”
In realtà lei non ricordava che ci fosse mai stato, in passato, un periodo natalizio così turbolento. E non pensava di andare in chiesa a controllare se nel presepio tutto fermo l'Angelo collocato a ridosso della grotta stava ancora cantando: “Gloria a Dio nell'alto dei cieli” come diceva lo striscione che teneva allargato fra le mani. Perchè era importante anche il seguito: “Pace in terra agli uomini di buona volontà”.
“Ecco appunto. Si stava bene quando si era tutti in pace!”
“Già! No-Problem, Melissa!”.
Si trattava di un piccolo mondo ristretto che i vari tipi di propaganda per acquisti, viaggi, divertimenti, abbuffate, incontri, gareggiate neanche badavano nel sovrapporsi di un chiasso assordante.
Durante le tradizionali cerimonie liturgiche, le chiese ospitavano ancora un numero discreto di devoti praticanti, ma il confronto con gli stadi affollati per le esibizioni di cantanti, giocatori, ballerini, esibizionisti, politici, toglieva il respiro. Intere maree di teste appiccicate per ore tra le urla sembravano soffocare l'anima che le folle non sapevano più di possedere.
Sopra le feste natalizie, le vacanze, le orge di vocianti, i gruppi di disoccupati disperati il fantasma del lavoro alitava la sua mole senza forme, senza lineamenti. Nessuno sapeva più come immaginarlo, aveva il colore dell'angoscia.
Un professionista di valore aveva fatto il presepio in una villa appariscente, ben curata, in una posizione di privilegio, nel verde, con il cielo a disposizione, la montagna a riparo e la pianura di una vista senza fine. La casa aveva spazi, spazi che si aprivano vivi, ma egli vi abitava da solo. Nessun vistoso addobbo natalizio, ma aveva fatto il presepio. Dal muro in un angolo del soggiorno, scendeva un drappo di seta color rosa antico che si allargava sul pavimento a fare da sottofondo a prati, strade e villaggi. Rimasi colpita dal fatto che le dimensioni non erano rispettate. Dominava una logica incomprensibile. L'autore notò la mia perplessità e si affrettò a darmene la spiegazione.
“Senza badare a ciò che ogni oggetto rappresenta, ho messo, disse, vicino alla culla del Cristo tutto ciò che è piccolo. Sai che ha detto che se non si diventa come fanciulli non si può entrare nel regno dei cieli. Chiunque lo può avvicinare, purchè si faccia piccolo”.
Una specie di gazebo circolare formato di statue dall'altezza rispettabile, e al medesimo livello, attirava l'attenzione sulla destra dell'intero complesso.
“E' l'umanità nel suo insieme, mi disse l'autore, attirata unicamente da se stessa”.
Al centro troneggiava una sfera di cristallo.
“E questa?”
“E' la verità fine a se stessa. Il futuro. Il centro della megalo-mania. La realtà sotto incantesimo”.
Io conoscevo da anni Mìracol. Aveva sposato una mia amica. Ma che cosa nascondeva l'invito a recare visita al suo presepio? Un improvviso cambiamento di vita? Un interesse un po' eccentrico per una pratica considerata infantile come quella di cercare le statuine del presepio e giocarvi come indizio di ritorno all'Infanzia?
“Che cosa trattiene l'uomo di oggi dall'andare a Cristo?” mi chiese a sorpresa.
“L'accecamento dei beni materiali”, stavo per dire.
Egli mi bloccò con un largo giro di rifiuto.
“Guarda bene, entra nella segnaletica”.
Ma oltre all'umanità segregata a specchiarsi attraverso una sfera di cristallo c'era ammucchiato senza ordine un ciarpame natalizio di scelta ridotta di cui mi aveva spiegato il significato. Esisteva qualcosa che non riuscivo a vedere? Sulla stradina che dal gazebo di umani portava alla grotta, una statuina poco vistosa mi dava l'impressione di un pastore addormentato, sfinito forse dalla stanchezza. Non attirava la mia attenzione, ricordavo che anche nel presepio parrocchiale della nostra fanciullezza esisteva una statuetta di pastore che custodiva le pecore e stanco per la fatica, si sdraiava a riposare, sul prato, naturalmente e non in mezzo alla strada e con sasso sotto il capo.
“E' lei, mi fece, intervenendo a bloccare i miei pensieri. Tu non puoi immaginare con quanta beatitudine mi ha fatto sentire di essere uomo. Non lo puoi immaginare. Andandosene a quel modo, si è sdraiata in mezzo alla strada impedendomi di raggiungere Cristo. Mi guardava con gli occhi umidi come se l'umanità fosse un lungo pianto silenzioso. A Natale.
“ Dio, per favore, vieni ad aiutarci!”.
