Questo blog vuole nascere con la stessa forza delle sorgive che vibrano dal suolo del territorio dove sono nata. L'acqua che esplode per poi fluire tranquilla ad amare la terra, mi ha sempre comunicato le sue piccole e grandi attrazioni con le forme di vita che la tenevano desta, trasmettendo suoni, riflettendo colori, nascondendo misteri. Vuole ora essere narrata perchè è sempre stata per la gente delle nostre terre un aiuto all'affermazione dello spirito.
Abbiamo già sottolineato che i miracoli di Gesù raccontati dall'evangelista Giovanni sono “segni” che rivelano la gloria del Cristo e simbolizzano i doni che egli porta al mondo.
Per un approfondimento necessario, sono passata alla “Bibbia di Gerusalemme” (Bibbia della CEI) nell' Edizione Speciale per il Corriere delle Sera, con commenti di Gianfranco Ravasi.
“Ciò che importa all'evangelista, é mettere in luce prima di tutto il senso di una storia che è divina e umana, storia ma anche teologia, che si svolge nel tempo ma si immerge nell'eternità. Egli vuole raccontare fedelmente e proporre alla fede degli uomini l'avvenimento spirituale che si è compiuto nel mondo con la venuta di Gesù Cristo: l'incarnazione del Verbo per la salvezza degli uomini. Perciò l'evangelista ha fatto una scelta e ha ritenuto specialmente i fatti che potevano presentare ai suoi occhi un valore simbolico, dando loro con ciò una profondità e delle risonanze nuove...Egli si presenta sotto la garanzia di un discepolo amato dal Signore, testimone oculare dei fatti che racconta, perfettamente al corrente degli usi giudaici, come della topografia palestinese del tempo di Gesù”. (G. Ravasi)
Sono innumerevoli le ipotesi e le congetture sull'evangelista in questione. Se la tradizione più corretta o maggiormente accettabile lo identifica con il discepolo amato dal Maestro, ritenendolo come autore, dato che la dottrina base è accettata quale frutto della predicazione dell'apostolo Giovanni, figlio di Zebedeo, ci si chiede: Egli è anche colui che ha fissato quella dottrina su pergamena diventandone lo scrittore?
Può darsi che nelle chiese sorte lungo la Turchia attuale e nell'Asia minore, la predicazione di Giovanni abbia formato, prodotto il discepolo che l'ha messa per iscritto venendo poi chiamato anche da noi “Giovanni l'evangelista”.
“Probabilmente non era un palestinese, non veniva dall'esperienza di Giovanni, il pescatore, nato e cresciuto sulle rive del lago di Tiberiade. Era un uomo che aveva assorbito una diversa cultura all'interno di città meravigliose, aveva respirato l'atmosfera di una città colta in cui si parlava in lingua greca, con risonanze, termini ed espressioni caratteristi della cultura ellenistica.
In un simile contesto culturale è vissuto il discepolo di Giovanni di Zebedeo che ha redatto il quarto Vangelo”.
Anche i destinatari hanno dato filo da torcere. Erano i pagani? Il Vangelo scritto in lingua greca, polemizzava contro eretici di tendenza gnostica? Un Messia che si presenta e dice: “Io sono la verità”, sapendo che cosa significa questa parola, quali emozioni crea in ascoltatori greci che leggono Platone? E quando afferma: “Io sono la luce del mondo...e chiunque viene a me...”chi vuole convincere?”
“La risposta per G. Ravasi è estremamente semplice: i figli ideali del Vangelo di Giovanni siamo noi, sono tutti i cristiani maturi nella fede. Il Vangelo di Giovanni è indirizzato soprattutto a coloro che già credono, perché la loro fede cresca:
“Questi segni sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome”.
“E' una sintesi mirabile di tutto il discorso di Giovanni. C'è il verbo crediate che in greco ci permette di scoprire il vero senso, il significato segreto del quarto Vangelo. Il congiuntivo presente in greco implica una sfumatura importante per indicare la continuazione dell'azione. Per tradurre bene si dovrebbe rendere il versetto così:
”Perché continuiate a credere che Gesù è il Cristo, il figlio di Dio e perché credendo, abbiate la vita nel suo nome”. (G: Ravasi)

Giovanni ci aiuta ad entrare nel senso del mistero. La fede in Dio è grazia che racchiude in sé il mistero. Nel mistero c'è una parte accessibile alle nostre capacità umane. Nel Vangelo di Giovanni la visibile presenza di Gesù, i suoi discorsi, le sue parole, i suoi “segni”miracolo creano la base di fiducia in Lui. Indispensabile apertura al soprannaturale: 'intuizione e relazione con il Padre'.
Gesù non pretende che i discepoli comprendano tutto e si trasformino immediatamente. Egli li sceglie, li chiama, stabilisce con loro una relazione di intesa, di amore. Intesa e amore che crescono, si approfondiscono man mano che Egli riesce ad aprirli al senso dello spirito, alla conoscenza del Padre, alla profondità dell'amore. Sullo sfondo sempre il richiamo-promessa del Consolatore, lo Spirito che è anche il suo Spirito. Verrà pienamente donato a Pentecoste e recherà ai seguaci di Gesù la totale trasformazione.
Quando nel commento di Ravasi ho trovato l'indicazione che il quarto Vangelo va letto nell'atmosfera di una celebrazione religiosa e tra persone credenti, ho provato un attimo di smarrimento, mi sono sentita fuori posto.
Io frequentavo da tempo un gruppo di amici “in ricerca”. Ricerca di spiritualità. Erano persone ammirabili da ogni punto di vista. Ferme nella devozione del loro maestro, un guru indiano di grande prestigio: Paramhansa Yogananda, che io lo ho già presentato.
Yogananda, mandato dai suoi maestri in Occidente per promuovere la rinascita spirituale del cristianesimo, ammoniva così i suoi seguaci: “Chiunque voglia seguirmi deve farlo soltanto in nome dello Spirito di Cristo. Questo è il tipo di esempio a cui conformo la mia vita, e desidero che chiunque mi segua viva la vita del Cristo... Dovete vivere i principi del Cristo invece che limitarvi a parlarne. Riuscirete a vedere Gesù quando seguirete il suo esempio. Egli è come una fragranza che pervade ogni cosa, ma si manifesta soltanto attraverso le anime ricettive. Il Cristo si manifesterà a voi se lo invocherete con tutto il cuore, se non dimenticherete mai di vivere in umiltà e amore e mediterete in profondità sulla presenza di Dio...”.
Frequentando gruppi di cercatori, avevo constatato che esistevano tra loro elementi in comune: erano battezzati, avevano avuto quindi una certa iniziazione cristiana. Non sopportavano il termine chiesa, perché avevano scelto di uscire dalla chiesa cattolica. Non sopportavano nemmeno sentir nominare Gesù, il Cristo, il cristianesimo perché identificavano Gesù con la chiesa cattolica. Anche i motivi del rifiuto erano in comune: potere, falsità, ingiustizie subite...
La mia constatazione-base era: identificazione di Gesù e la chiesa senza distinzione tra chiesa comunione dello spirito in Cristo e chiesa istituzione, organizzazione di persone che svolgono attività condotte a volte in opposizione ai principi dettati da Cristo.
Pensavo che se fossi riuscita a leggere con i miei amici il discorso tenuto da Gesù dopo l'ultima cena con i suoi discepoli, avremmo capito qual'é la vera chiesa voluta da Lui, senza spiegazioni di altro genere. Ho sempre sentito polemizzare sul fatto che nella chiesa, presa genericamente e inglobante anche la vera, non si può parlare, “si deve ancora dire bene o tacere”. Per molti anni io ho lasciato pensare di avere scelto spontaneamente l'uscita di convento, sentendomi rimproverare per avere tradito la vocazione. Da poco il dovere di coscienza mi ha spinto a raccontare che sono stata indotta ad uscire da elementi di chiesa-non-vera che vivono insieme ad elementi di chiesa-vera.
Tutto lo sforzo-piacere di presentare finora persone notevoli per qualità umane che hanno accettato Cristo è come una preparazione al suo discorso ai discepoli dopo l'ultima cena.
Lo faremo la prossima volta.