Questo blog vuole nascere con la stessa forza delle sorgive che vibrano dal suolo del territorio dove sono nata. L'acqua che esplode per poi fluire tranquilla ad amare la terra, mi ha sempre comunicato le sue piccole e grandi attrazioni con le forme di vita che la tenevano desta, trasmettendo suoni, riflettendo colori, nascondendo misteri. Vuole ora essere narrata perchè è sempre stata per la gente delle nostre terre un aiuto all'affermazione dello spirito.
Sono stata richiesta del perchè viene tanto osteggiato Gesù, dal momento che non ha mai predicato il potere. Anzi lo ha sempre condannato.
Nella tradizione storica, in particolare in ambito cattolico e soprattutto durante la desacralizzazione religiosa come l'attuale è prevalsa la consuetudine “popolare” di identificare Gesù con la chiesa. Il prestigio e il potere del papato, la forza del Vaticano, le sue relazioni diplomatiche con il mondo della politica di per sé non sono la chiesa, ma nell'ideogramma popolare vi fanno parte.
La specifica storia della chiesa, nel susseguirsi delle civiltà e nelle relazioni con i popoli ha assunto connotazioni diverse, nel senso di non essersi sempre identificata con la comunità spirituale dei seguaci di Gesù di Nazaret. Questa si caratterizzava per la fisionomia religiosa, mentre i rapporti con gli stati erano politici e spesso le due componenti si confondevano si sovrapponevano, senza le dovute distinzioni. Lo stesso “elemento-base” o “fenomeno-Costantino” che sembra avere assunto nelle rielaborazioni successive un carattere religioso sempre più marcato, lascia dal punto di vista della sequela di Cristo forti perplessità. Il sogno con la visione della croce di Cristo: “In hoc signo vinces”, può essere un'immaginaria giustificazione postuma della fortuna toccata o raggiunta da Costantino sul suo rivale Massenzio. Nello stesso tempo era una glorificazione della giovane religione cristiana che con Costantino poteva tranquillamente uscire dalle catacombe e presentarsi in aree politicamente scoperte, rafforzando in modo palese e duraturo il rapporto e spesso l'identificazione tra religione e politica.
L'avvento di Costantino non trova, a tre secoli di distanza, impreparati i discepoli e i simpatizzanti di Gesù di Nazaret. Intorno a lui si era raccolta la cronaca-storia, erano nati i Vangeli e le Lettere di coloro che lo avevano seguito da vicino. Erano rimasti affascinati dall'”Evento-Gesù” come di un evento divino-umano che fermava la storia. Davvero fermava la storia. Creava in loro speranze e timori, fiducia e perplessità. Un risveglio. Potente. Non sapevano proprio che cosa dire. Ma c'era. Lo sentivano.
Prima di andare a vedere che cosa suscita in noi il ricordo di Gesù tramandatoci dal Vangelo, ci deve essere da parte mia qualche precisazione. Non è che per quanto riguarda Gesù e poi il “Potere” così importante per gli uomini di oggi e poi la Chiesa così amata e rifiutata ai nostri giorni, noi dobbiamo sentirci per forza di cose abbandonati ad una confusione senza rimedio. Possiamo leggere il Vangelo di Giovanni proprio lì dove Gesù parla di sé e dei suoi discepoli e viene fuori chiaro e netto, dato che loro formano l'assemblea dei suoi seguaci, cioè la chiesa, come questa deve essere. Così impariamo a conoscere anche quelle associazioni che magari dicono e vorrebbero appartenere a quella caratterizzata dalla sequela degli insegnamenti di Gesù, usufruendo contemporaneamente del “Potere” tanto amato dal mondo.
Le precisazioni a mio riguardo sono indispensabili. Ho parlato qui sul blog della mia uscita-non-voluta dal convento. L'ho fatto anche sul libro che ho scritto: “E l'acqua fiorì”.
Sul libro ho parlato pure di quello che sto per dire. Ma è indispensabile che io lo faccia in questo momento.
Uscita di convento ho avuto la fortuna di inserirmi subito nell'insegnamento in un liceo statale. Desideravo anche laurearmi in teologia, ritenendola una specializzazione adatta per me. Mi iscrissi ad una facoltà romana, frequentai quel poco che l'insegnamento al liceo mi permetteva, conclusi il biennio della teologia fondamentale dando anche gli esami relativi.
Il fatto che mi sta a cuore si verificò proprio durante l'ultimo esame del biennio. Il tema verteva sulla cristologia ed io avevo letto con grande interesse alcuni scritti di Raimon Panikkar, sacerdote cattolico, figlio di padre indu, come patria e induista come religione, e figlio di madre cattolica spagnola. Cresciuto nel cattolicesimo e bene integrato poi nell'induismo e secondo una sua affermazione, anche nei principi fondamentali di tutte le altre religioni storiche, aveva una concezione dell'universalità di Cristo, straordinariamente avvincente. Al momento buono, durante l' esame, io tentai, discretamente, di accennarvi. Mi lasciò parlare andando però oscurendosi in volto sempre più. Alla fine esplose.
Non solo avevo varcato i confini, ma avevo dato prova, e questo era il punto saliente, di dove si poteva arrivare concedendo alle donne di potersi qualificare in teologia. Mi sentii umiliata. Molto.
Mi trovai ancora una volta a dover decidere. Oltre alla fatica di conciliare scuola, studio, lunghi viaggi c'era anche il dopo. Avrei dovuto lottare per il resto della vita per avere la possibilità di esprimere un'opinione, essendo io come donna laureata in teologia una persona che racchiude in sé uno scrigno di intemperanze, velleità e squilibri di vario genere?
Avrei trovato quel minimo di fiducia necessario per la possibilità di esprimermi?
Forse il mio era un modo di arrendermi davanti agli ostacoli?
Non faceva parte della mia natura. Davanti agli ostacoli io affermavo a me stessa: voglio vedere come me la caverò. Non fu facile. Ogni tanto riaffiorava nei miei momenti più duri il rammarico, la nostalgia teologica.
Ho un altro ricordo non importante in sé, ma significativo per quanto mi riguarda.
Un giorno in un momento di intimità familiare, Manuela una delle mie sorelline chiese alla mamma: “Che cosa è successo quando sono nata io?” In famiglia naturalmente. Noi, tredici tra fratelli e cugini siamo tutti nati in famiglia. La mamma ebbe un momento di incertezza da cui si riprese immediatamente.
“Quando sei nata tu, un mattino prestissimo, tutti si sono svegliati perchè ti aspettavano”
Manuela rimase sodisfatta. Tutti in famiglia si svegliarono presto per accoglierla. Manuela chiese allora che cosa era successo quando sono nata io che in quel momento ero presente. La mamma riprese:
“Oh quando è nata lei erano le tre di un venerdì pemeriggio. Io ho pensato: la prima cosa che sente la mia bambina nascendo è la campana che ricorda la morte di Gesù...”
“Che brutto nascere quando il Signore muore!” interruppe Manuela.
“Ma lei è stata battezzata subito alla domenica seguente, un giorno bello che ricorda la
risurrezione del Signore. E ha avuto il nome di una santa che era presente alla morte di Gesù sulla croce e poi lo vide risorto alla domenica”.
Io colpita al massimo non aggiunsi nulla. Non sapevo di avere nel nome e nella circostanza un programma di vita. Me ne resi conto lì in quel momento e non lo dimenticai più. Qualcosa di quel fatto, anni dopo, mi incoraggiò a decidere se teologia sì o teologia no. Nel senso che Gesù non aveva escluso la donna dal suo discepolato. Il Vangelo attesta che un gruppo di donne lo seguiva ovunque. Alcune di esse lo accompagnarono lungo la salita al Calvario e furono presenti alla sua crocefissione e alla sua morte. Fu Gesù stesso a volerle testimoni della sua risurrezione. E tutto questo dava alla mia ricerca di Cristo un significato e un valore per cui non ci sono parole. E mi permette con serenità e con gioia di iniziare alla prossima puntata la lettura del Vangelo che ci parla di lui e della sua chiesa. Sarà il Vangelo di Giovanni. Avere il testo in mano può essere un'opportunità lodevole.