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Questo blog vuole nascere con la stessa forza delle sorgive che vibrano dal suolo del territorio dove sono nata. L'acqua che esplode per poi fluire tranquilla ad amare la terra, mi ha sempre comunicato le sue piccole e grandi attrazioni con le forme di vita che la tenevano desta, trasmettendo suoni, riflettendo colori, nascondendo misteri. Vuole ora essere narrata perchè è sempre stata per la gente delle nostre terre un aiuto all'affermazione dello spirito.

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DIFENDERSI DAL POTERE

71059_92166579645_2904008_n1.jpgNon è facile difendersi dal potere. Quando io mi trovai a dover lottare da sola provai inizialmente un senso di smarrimento molto forte. Poi una forza interiore straordinaria.

Ero entrata in convento da qualche anno, avevo frequentato l'università ed ero diventata una suora membro del consiglio generalizio. Avevo avuto modo di dare prova della mia buona volontà proponendo delle iniziative per migliorare, come suore, la nostra cultura spirituale. Mi ero adoperata in ricerche di carattere storico nel lavoro di preparazione per la beatificazione della fondatrice dell'istituto e avevo studiato i documenti del Concilio Vaticano II°.

Le mie palesi difficoltà iniziarono da un atto di poco conto. Gli ospedali dove lavoravano come infermiere parecchie suore del mio istituto avevano iniziato a bandire i concorsi per assumere personale specializzato. Le suore che si erano qualificate con corsi a breve termine ed erano state scelte e a volte preparate ad essere caposala per iniziativa dei medici “primari” o caporeparto, si vedevano mancare il posto di lavoro.

Alla superiora generale che se ne preoccupava, io avevo prospettato delle soluzioni possibili. Alle religiose capaci e che ne avessero dimostrato personalmente il desiderio, si poteva presentare l'assistenza a domicilio di persone disabili o di lunga degenza o sole e bisognose di assistenza.

Nulla di speciale, e come al solito la mia superiora che non usava parlare con me o controbattere le mie opinioni, attese che partissi per Roma e mi fece arrivare le sue dimostranze per lettera-espresso. Come mi permettevo prospettive del genere? Lasciate libere, le suore non sarebbero uscite tutte di convento?

Quella missiva terminava con una frase che mi tolse il respiro, il sonno e per parecchio tempo mi scompaginò davvero: “Lei non ha vocazione”.

La sentenza era capace di far scattare il sistema di potere e farmi cambiare la vita. Venni infatti richiamata al più presto in casa-madre per una riunione del consiglio d'istituto. E la seduta iniziò in questi termini: “Ci siamo radunate per comunicare la decisione da noi presa di comune accordo: Qui c'è bisogno che lei dia le dimissioni da assistente generale. Con lei noi ci troviamo a disagio ”. (Era il colpo iniziale perchè potessi capire di dovermene andare del tutto).

“Il disagio esiste anche da parte mia, ma per le norme fissate dal Vaticano II°ci devono essere fatti gravi e obiettivi, constatati come reali, per estromettere una suora dal convento. Il semplice disagio non è sufficiente. E' prescritto che la persona deve sapere di che cosa è incolpata e deve potersi difendere. Di che cosa sono colpevole?”

“Del fatto che noi non ci troviamo bene con lei. Deve farlo subito”.

“Non posso farlo subito per ciò che ho appena detto. Devo almeno chiedere consiglio a qualcuno. Intendete "subito", in questo momento? Dove vado a dormire questa sera? E dove porto i miei stracci domani?”

Impiegai due anni per tentare di impedire di essere indotta ad  uscire. Cercai qualche intermediario. Chiesi la possibilità di avere un anno di esclustrazione permesso dal Vaticano II° per chi si trovi in difficoltà come le mie. Assaggiai anche la possibilità di passare ad un altro istituto.

La mia superiora generale apparteneva al gruppo ristretto delle superiore maggiori e ciò che diceva lei in alta gerarchia era creduto. Constatava che nel gruppo delle suore sue assistenti c'era qualcuna che propagava notizie che dovevano restare segrete: era convinta che si trattasse di me, senza mai sincerarsi della verità. In quel tempo in Italia si facevano strada le pubblicazioni delle opere di D. Bonhoeffer. Leggendo e meditando a lungo il suo “Resistenza e Resa” mi convinsi che forse c'era un'altra strada tracciata per il mio cammino. Tutta la sofferenza inflitta ai miei genitori e alle mie sorelle per andare giovanissima in convento mi travolse. Fui obbligata ad entrare nel sistema-potere usando della falsità di cui esso si serviva. Dovetti chiedere la dispensa dei voti come atto libero della mia volontà e non era vero. Dovetti trovare il motivo per cui lo facevo ed era inventato. Le manovre di chi mi induceva ad agire in quel modo non dovevano apparire allo scoperto. La persona che fungeva da superiora era l'unica destinata ad inoltrare le mie richieste in Vaticano e non doveva apparire come la manovrante numero uno. Ne soffrii. Come la mettevo con l'ancora vigente prescrizione:“della chiesa, di ciò che avviene in essa, si dire bene o si tace?” E della donna considerata abitualmente come colei che vive del motto: “Soffrire e tacere?” Questa mia descrizione, che non mi piace affatto, trova giustificazione sufficiente nel mio bisogno di far capire come può venire in pratica esercitato il potere coercitivo in gruppi o associazioni che affermano di vivere per la ricerca di Dio e il bene dell'uomo?

In generale tutti coloro che mi conoscevano erano convinti che la mia uscita di convento fosse dovuta ad una mia libera richiesta. La rispettavano, ma non la capivano dal momento che rimanevo una credente praticante, sempre pronta ad analizzare per capire, e profondamente ancorata al cristianesimo.

Da quando in seno al cattolicesimo vennero alla luce fatti molto incresciosi riguardanti forme di potere aggravate per essere state tenute nascoste, io mi sentii in dovere di raccontare la mia storia. Me ne feci un obbligo, perchè scoprii che persone cosìdette di chiesa si sentivano in dovere di impormi il silenzio. Un piccolo tentativo di non assecondare menzogna e maschilismo.ued1.jpg

 

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