Questo blog vuole nascere con la stessa forza delle sorgive che vibrano dal suolo del territorio dove sono nata. L'acqua che esplode per poi fluire tranquilla ad amare la terra, mi ha sempre comunicato le sue piccole e grandi attrazioni con le forme di vita che la tenevano desta, trasmettendo suoni, riflettendo colori, nascondendo misteri. Vuole ora essere narrata perchè è sempre stata per la gente delle nostre terre un aiuto all'affermazione dello spirito.
Nata nel 1914 a Middelburg da una famiglia della borghesia intellettuale ebraica, Etty Hillesum morì ad Auschhwitz nel novembre 1943. Il suo diario scampato allo sterminio della famiglia (ad Auschwitz persero la vita anche i genitori e il fratello Mischa) e poi passato di mano in mano, apparve finalmente nel 1981 presso l'editore De Haan, riscuotendo un immenso successo, paragonabile a quello che accolse il Diario di Anna FranK
Il “Diario” di Etty incomincia con una presentazione personale forzata.
Domenica 9 marzo. “Avanti, allora! E' un momento penoso, quasi insormontabile: devo affidare il mio animo represso ad uno stupido foglio di carta a righe. I pensieri sono spesso così chiari e limpidi nella mia testa, i sentimenti così profondi, ma non riesco a metterli per iscritto. Mi sento molto impacciata, non ho il coraggio di lasciarmi andare... da un punto di vista erotico sono piuttosto raffinata, direi quasi abbastanza esperta perché mi si consideri una buona amante: l'amore sembra perfetto allora e invece rimane un passatempo che gira intorno alla cose essenziali, mentre qualcosa rimane bloccato nel profondo di me stessa. E così è in generale. Da un punto di vista intellettuale sono tanto fortunata da essere in grado di esprimere ogni cosa con formule chiare. Quando si tratta di problemi della vita, posso apparire spesso come una persona 'superiore': eppure nel profondo di me stessa io sono come prigioniera di un gomitolo aggrovigliato...
Questa mattina per un istante, a forza di pensare ero riuscita a impadronirmi di S.
(lo psico-chirologo tedesco Julius Spier, di religione ebraica, fuggito in Olanda da Berlino. Etty aveva iniziato con lui una terapia quel giorno stesso). I suoi occhi limpidi e puri. La statura massiccia quasi taurina, i movimenti liberi e leggeri come piuma. Il conflitto tra corpo e anima che in quest'uomo di cinquantaquattro anni è ancora vivissimo... Sembra quasi che io stessa sia schiacciata sotto il peso di quel conflitto. Sono come sepolta sotto quella grossa personalità e non riesco a liberarmene.
Un uomo incantevole e un sorriso incantevole, malgrado tutti quei denti finti. Colpita da una sorta di libertà interiore che emanava da lui, dalla sua scioltezza e facilità, dalla grazia tutta speciale di quel corpo pesante.
Poi c'è stata la sua conferenza. Vi ero andata unicamente per poterlo osservare ad una certa distanza prima di affidarmi a lui con l'anima e tutto il resto.
E ora questo sconosciuto, questo signor S. dal viso complicato, ha compiuto miracoli in una settimana: ginnastica, esercizi di respirazione, parole illuminanti e liberatrici sulle mie depressioni, sui miei rapporti con gli altri ecc. All'improvviso ho incominciato a vivere in modo più libero e scorrevole e nella mia anima c'è un po' più di ordine e di pace.
Alla visita seguente feci una precisazione: ”Posso spendere 20 fiorini”.
“Bene, lei può venire per due mesi e anche dopo non la pianterò in asso”.
“Il mondo rotola melodiosamente dalla mano di Dio”: ho avuto in mente queste parole di Verwey per tutto il giorno. Anch'io
vorrei rotolare melodiosamente dalla mano di Dio”.
Fino a questo momento i due amici non sembrano interessati a Dio. Le cose vanno così male e forse è meglio lasciare che Javé se la
veda con il mondo da solo. Ma la perla in cui si è imbattuta Etty le ha acceso qualcosa nel profondo dell'animo. Non occorre attendere molto. Lei, Dio, lo chiamerà.
Un giorno, S. invita Etty a leggere insieme, loro due, l'elenco delle note di condotta che lo psicologo aveva dato alla sua paziente.
15 marzo, le nove e mezzo di mattina... Ieri pomeriggio abbiamo scorso insieme le note che S. mi aveva dato. Quando siamo arrivati alla frase: basta che esista una sola persona degna di essere chiamata tale per poter credere negli uomini, nell'umanità, mi è venuto spontaneo di buttargli le braccia al collo. Il nostro grande problema attuale è l'odio per i tedeschi.
Ci avvelena l'anima. Improvvisamente, qualche settimana fa è spuntato il pensiero liberatore, simile a un esitante e giovanissimo stelo in un deserto d'erbacce: se anche non rimanesse che un solo tedesco decente, quest'unico tedesco meriterebbe di essere difeso contro quella banda di barbari e grazie a lui non si avrebbe il diritto di riversare il proprio odio su un popolo intero.
Questo non significa che si debba indulgere nei confronti di determinate tendenze o non ci si debba sdegnare in certi momenti, ma l'odio indifferenziato è una malattia dell'anima. Odiare non è nel mio carattere. Se in questo periodo io arrivassi veramente a odiare, sarei ferita nell'anima e dovrei cercare di guarire il più presto possibile. In passato quando mi sentivo lacerare tra l'odio e altri sentimenti, credevo che fossero i miei istinti primitivi di ebrea minacciata dalla distruzione a essere in conflitto con le concezioni razionali socialiste che avevo acquisito. Queste mi avevano insegnato a considerare un popolo non come un insieme, ma come una maggioranza buona ingannata da una minoranza cattiva. Il socialismo però permette all'odio per tutto ciò che non è socialista di entrare dalla porta di dietro.
Domenica, le undici. Qualcosa all'interno della mia vita è un po' cambiato. Martedì mattina studiando Lermontov, scrivevo che dietro la sua testa spuntava sempre quella di S. e io avrei voluto rivolgermi al caro viso di S., accarezzarlo, parlargli e così non riuscivo a lavorare. Ora tutto è già un po' diverso. Il caro volto c'è ancora mentre lavoro, ma non mi distrae più. E' diventato come un paesaggio amato e familiare che sta sullo sfondo, si è dissolto in atmosfera, in spirito o altro che sia. E così sono arrivata a un punto importante.
Una volta, se mi piaceva un fiore, avrei voluto premermelo sul cuore o addirittura mangiarlo. Le cose che mi piacevano, avrei voluto averle. E per questo provavo quel doloroso insaziabile desiderio, quella nostalgia di cose irraggiungibili che chiamavo “impulso creativo”. Erano queste forti emozioni a farmi pensare di essere nata per fare l'artista. Ripensando ad una passeggiata intorno all'Ijsclub durante il crepuscolo, ero particolarmente colpita dalle sfumature del cielo, dalle sagome delle case, dagli alberi vivi nel trasparente intreccio dei rami. Un incanto. E io trovavo tutto talmente bello che mi faceva male al cuore. La bellezza mi faceva soffrire. Sentivo il bisogno di mettermi a scrivere, di fare poesie, ma le parole non mi volevano mai venire. E diventavo terribilmente infelice. Ma poche sere fa all'Ijsclub ho reagito diversamente. Ho accettato con gioia la bellezza di questo mondo di Dio. Nonostante tutto. E ho goduto altrettanto intensamente di quel paesaggio tacito e misterioso, senza volerlo possedere.
Sentendo S. parlare delle donne che aveva conosciuto, dell'amica che viveva a Londra nell'attesa di poterlo sposare, Etty affermava :”Volevo tanto che fosse anche mio. Ma dopo che certe catene si sono spezzate, “respiro di nuovo liberamente, mi sento in forze e mi guardo intorno con occhi raggianti”.
Di sera,le nove.”Mio Dio, stammi vicino e dammi forza, perché la battaglia sarà dura. Oggi pomeriggio i suoi occhi e il suo corpo erano così vicini che non riesco più a dimenticarli. Non voglio avere una relazione con lui, ma stiamo andando in quella direzione. Non lo voglio. La sua futura moglie è a Londra e lo aspetta. E per parte mia, ho ben cari i miei legami. Ora che sto pian piano diventando più 'raccolta', mi rendo conto di essere una persona terribilmente seria che non scherza con l'amore. Voglio avere un uomo per tutta la vita e voglio costruire qualcosa con lui. In fondo tutte le avventure e le relazioni che ho avuto mi hanno reso terribilmente infelice , mi hanno straziata”.
