Questo blog vuole nascere con la stessa forza delle sorgive che vibrano dal suolo del territorio dove sono nata. L'acqua che esplode per poi fluire tranquilla ad amare la terra, mi ha sempre comunicato le sue piccole e grandi attrazioni con le forme di vita che la tenevano desta, trasmettendo suoni, riflettendo colori, nascondendo misteri. Vuole ora essere narrata perchè è sempre stata per la gente delle nostre terre un aiuto all'affermazione dello spirito.
Dal 29 luglio 1942 il “Diario” di Etty si interrompe per circa due mesi. Aveva smesso dopo avere descritto un momento forte della sua esperienza di vita. Seduta per terra in un angolino della stanza dell'uomo amato, S., mentre rammendava delle calze, si trovò contemporaneamente sulla riva di un mare immenso e questo mare era così limpido e trasparente da poterne distinguere il fondo. Ad un certo punto lei avvertì che quanto stava vivendo era la vita nella sua pienezza.
Era come se stessi guardando attraverso l'acqua trasparente come cristallo. Chissà se riuscirò a scrivere per davvero una volta o l'altra. Forse passerà molto tempo prima che io sia capace di descrivere un momento simile, un “momento alto” nella mia vita. Dopo qualche altra riflessione aveva concluso: E se domani per me arrivasse il foglio bianco con l'ordine di partenza?
Aveva saputo che le deportazioni da Amsterdam sembravano sospese e incominciavano a Rotterdam.
Anche se non si sa il giorno dell'arrivo dell'ordine di partenza, è certo che quell'ordine era giunto e che Etty era partita per il campo di Westerbork dove faceva parte del Consiglio Ebraico. In quei due mesi la sua vita subisce un drammatico mutamento: l'improvvisa malattia e la morte di Spier. All'inizio di settembre ottiene il permesso di ritornare ad Amsterdam per alcuni giorni, ma vi arriva malata. Riprende a scrivere il “Diario”, l'ultimo quaderno, dove parla della morte di Spier e fa qualche accenno alla sua nostalgia per Westerbork.
Parlerò con te, mio Dio. Ti cerco in tutti gli uomini e spesso trovo in loro qualcosa di te.
Cerco di disseppellirti dal loro cuore, mio Dio. Ci vorrà molta pazienza e molta riflessione e dovrò fare tutto da sola. La parte migliore e più nobile del mio amico, dell'uomo che ti ha risvegliato in me, è già presso di te. Ho sostato accanto al suo letto e mi sono trovata davanti ai tuoi massimi enigmi. Ti sono riconoscente perchè ho la forza di affrontarli, di sapere che non c'è risposta. Dammi ancora una vita intera per capire tutto quanto. D'un tratto mi accorgo di essere vissuta così intensamente: in due mesi ho consumato le riserve di una vita intera.
Non c'è niente che funzioni nel mio corpo. Vorrei guarire presto, ma dalle tue mani, mio Dio accetto tutto come viene. So che è sempre un bene. Ho imparato che un peso può essere convertito in bene se lo si sa sopportare.
Vedi, ho ancora sempre lo stesso problema, non so decidermi a smettere di scrivere, all'ultimo momento vorrei ancora trovare la formula liberatoria, la parola che esprima il mio ricco, sovrabbondante sentimento della vita. Perchè non mi hai fatto poeta, mio Dio? Ma sì, mi hai fatto poeta e io aspetterò pazientemente che maturino le parole della mia doverosa testimonianza che è questa: vivere nel tuo mondo è una cosa bella e buona! malgrado tutto quello che noi uomini ci facciamo reciprocamente.
Spier, l'uomo grande e buono a cui si era affezionata con tutta l'anima, non c'era più. Riprende con lui dei frequenti colloqui.
Una volta ti ho scritto: il mio cuore volerà sempre e da ogni luogo di questa terra verso di te, come un uccello e sempre ti troverà . E un'altra volta: Sei diventato talmente parte del cielo che s'incurva verso di me che mi basta alzare gli occhi per esserti accanto...
Avrei ancora mille cose da chederti e da imparare da te, ora dovrò fare tutto da sola. Ma mi sento così forte e sono certa che me la caverò. Sei tu che hai liberato le mie forze, tu che mi hai insegnato a pronunciare con naturalezza il nome di Dio. Sei stato l'intermediario tra Dio e me, e ora che te ne sei andato, la mia strada porta direttamente a Dio e sento che è un bene.
Ora sarò io l'intermediaria per tutti quelli che potrò raggiungere.
Ti sono molto riconoscente perchè le tue ultime parole sono state: “Hertha, io spero...”. Quanto hai dovuto lottare per rimanere fedele, ma la tua fedeltà ha vinto su tutto il resto. Proprio io te l'ho resa così difficile a volte, lo so; ma è da te che ho anche imparato cosa siano la fedeltà, la lotta, la debolezza.
In te c'erano tutto il bene e tutto il male che possono esserci in un uomo. I demoni le passioni, la bontà e l'amore per gli uomini, tutto era in te che sapevi tanto capire, che sapevi cercare e trovare Dio.
Hai cercato Dio dappertutto, in ogni cuore umano che ti si è aperto, -quanti ce ne sono stati- e dappertutto hai trovato una parte di lui.
Tu ed io non ci siamo mai chiamati per nome. Per molto tempo ci siamo dati del “lei”, e solo più tardi, molto più tardi, mi hai dato del “tu”. E il tuo “tu” è stato per me una delle parole più carezzevoli che mi siano mai state dette da un uomo.
Incominciavi sempre le tue lettere con il tuo caratteristico: “Stia un po' a sentire...
l'ultima iniziava con un Carissima...Ma per me sei senza nome come lo è il cielo e voglio trasmetterti ad altri con un semplice tenero gesto che una volta non conoscevo.
Etty, ritornata momentaneamente ad Amsterdam, aveva a volte nostalgia del campo di Westerbork dove la malattia le impediva di ritornare.
Spesso a Westerbork, quando andavo in giro con quei chiassosi, litigiosi, e fin troppo attivi membri del Consiglio Ebraico, mi veniva da pensare: su, lasciatemi essere un pezzetto della vostra anima. Lasciatemi essere la baracca in cui si raccoglie la parte migliore, che esiste sicuramente in ognuno di voi. Io non ho bisogno di far così tanto, io voglio solo esserci. Lasciatemi essere l'anima in questo corpo.
E prima o poi trovavo in ognuno di loro un gesto o uno sguardo più nobile, di cui credo fossero appena coscienti. E me ne sentivo il custode.
Aveva affermato anche che avrebbe voluto essere in tutti i campi e in tutte le capanne create dall'orrore nazista.
Tre strade, un canale e un ponticello dividevano l'abitazione di Spier da quella di Etty.
Preparandosi per andare al suo funerale, ora percorrerò di nuovo quelle poche strade aveva scritto Etty. Quante volte le ho percorse anche con lui, sempre immersi in dialoghi interessanti e fruttuosi. E quante volte le percorrerò ancora, ovunque mi troverò sugli altipiani interiori della mia vita più profonda. Sono forse triste? Vorrei dire: “Ragazzi sono così felice e riconoscente e trovo la vita così bella e ricca di significato! Proprio così e lo dico mentre sono accanto al letto del mio amico morto prematuramente, e mentre io stessa posso essere deportata a ogni momento in una terra sconosciuta. Mio Dio, ti sono così riconoscente per tutto quanto!
