Questo blog vuole nascere con la stessa forza delle sorgive che vibrano dal suolo del territorio dove sono nata. L'acqua che esplode per poi fluire tranquilla ad amare la terra, mi ha sempre comunicato le sue piccole e grandi attrazioni con le forme di vita che la tenevano desta, trasmettendo suoni, riflettendo colori, nascondendo misteri. Vuole ora essere narrata perchè è sempre stata per la gente delle nostre terre un aiuto all'affermazione dello spirito.
ll potere può essere inteso come riconoscimento e facoltà di esercitare l'autorità, avendone le capacità, le
possibilità, i mezzi. In questo caso il potere rappresenta un valore apprezzabile per l'individuo e la società. Il potere viene riconosciuto come valenza negativa quando le capacità umane, le
possibilità e i mezzi comuni vengono usati a danno delle persone e delle stesse cose e l'autorità viene esercitata per imporre il proprio dominio sugli altri togliendo la libertà di pensiero e di
azione e i diritti propri della natura umana.
Dopo avere presentato di scorcio personalità di grande rilievo come Pavel Florenskij e Dietrich Bonhoeffer che hanno saputo opporsi al Potere malefico del loro tempo (regime marxista e potere nazista) a prezzo della vita, io mi sono sentita rivolgere domande scottanti riguardo al Potere.
Non sono solo i sistemi politici degeneri ad esercitare un Potere insopportabile sulla gente di oggi, vengono abbandonate anche le chiese e rifiutate le religioni.
Il fiorire e l'espandersi del senso del potere è un fenomeno connaturato alle esigenze dell'uomo sia nell'aspetto positivo: senso di responsabilità, condivisione e valorizzazione dei beni comuni, ma anche in quelli negativi: il bisogno di sopraffazione, l'egoistico accapparramento di denaro e beni materiali, l'esagerato individualismo...
Ciò che struttura l'aspetto negativo del potere ha possibilità incalcolabili. Si realizza a tutte le distanze: sulla persona scelta come compagna di vita, sul piccolo mondo della propria famiglia, con i compagni e soci nel lavoro, sugli animali che contribuiscono all'andamento della via quotidiana. Sulla natura circostante, sulle stesse cose.
Nelle osservazioni che mi venivano presentate, c'erano intenti precisi. La maggiore ripugnanza viene emanata da associazioni come quelle ecclesiastiche che vantano il rispetto della persona come significato della propria esistenza.
Come nasce il senso del potere?
Dalla relazione con una o più persone; dall'appartenenza ad un'associazione, ad un movimento. L'appartenenza può arrivare fino a sentirsi identificare con il movimento stesso, ad avvertire come ferite personali quelle inflitte all'associazione, e portare alla difesa spasmodica dei suoi valori reali o anche solo presunti.
In questo caso non è ammissibile nel gruppo o tra le persone alcun appunto correttivo, considerato come essenzialmente distruggente.
Per non continuare a vagare in astratto, ricorro all'esperienza personale.
Nata in un ambiente cattolico, io ho incominciato a sentire fin da bambina che
“della chiesa, quella cattolica, o si parla bene o si tace”. Mio padre però interveniva. Si era accorto presto che io dimostravo una propensione particolare per tutto ciò che riguardava non proprio la religione, ma il senso di Dio. E da questo punto di vista, l'autorità dei sacerdoti acquistava nel nostro ambiente di campagna, formato per lo più da lavoratori della terra, un'importanza capitale.
Il denaro.
“Fa attenzione, mi diceva papà, perchè non è detto che il Dio dei preti sia sempre il Dio di Gesù Cristo. Importante non è solo quello che dicono, ma anche come vivono”.
L'appunto mi veniva fatto in occasioni concrete e quelle ricorrenti riguardavano le richieste di denaro da parte del parroco: venivano ripetute ogni domenica, sempre le stesse, fino a quando non ne appariva una nuova. Per le balaustre, l'altare della Madonna, le campane, lo stradone che porta alla chiesa...Nelle nostre famiglie di piccoli proprietari terrieri, denaro liquido non ce n'era proprio. Non pativamo la fame, perchè si mangiava quello che il nostro campo produceva, era un'economia di sussistenza, ma quasi nessuno arrivava a produrre in quantità da poter vendere e avere in mano dei soldi. Il ricavato dei bozzoli dei bachi da seta era l'unico provento che doveva bastare a tutto: pagare le tasse, procurare gli attrezzi, saldare il debito del negozio- alimentari, procurare il vestiario...Noi ragazzi non avevamo mai un soldino in mano, neanche per pagare i saltimbachi quando una volta all'anno venivano a scuola per farci divertire un po'.
La mia maestra in quelle occasioni scendeva in cortile con il gruppetto che aveva portato il denaro e lasciava gli altri, me compresa, in aula, chiusi a chiave.
Sebbene fossi una ragazzina di otto-nove anni, io soffrivo per la richiesta di denaro che veniva fatta settimanalmente in chiesa, in maniera molto pesante come se noi fossimo stati degli ottentotti refrattari alle minime richieste di buon senso. Invece i soldi non c'erano proprio. Si trattava dunque di un'ingiustizia.
Un giorno, in una di quelle visite in chiesa che io facevo di pomeriggio quando mi mandavano in paese a fare piccole spese, dato che in chiesa c'era anche il parroco intento a pregare, lo avvicinai per salutarlo come facevo sempre. Quel giorno ero decisa . Gli volevo parlare.
“Monsignore, sa che la gente brontola sempre perchè ogni domenica lei chiede soldi per le cose di chiesa? E' perchè non ne ha, non perchè non voglia darli”. Pausa. Con uno scatto Monsignore si era drizzato sulla persona. A testa bassa, dopo un po' io continuai, ravvivandomi. Avevo trovato una soluzione. Perchè non chiede i soldi ai suoi amici che sono ricchi...al dottore, all'architetto, allo squalo... (Oh cielo era un soprannome!). Mi salutò brusco. Con me non era mai così. Ma io me ne andai tranquilla, liberata da un peso. Avevo fatto una cosa che dovevo fare, che doveva essere fatta insomma.
La domenica seguente mi sentii spezzare nell'anima. Monsignore era seriamente incavolato e parlava con rabbia a quei padri di famiglia che si permettevano di scandalizzare i ragazzi criticando il parroco per il suo zelo nel volere il decoro di Dio. Mi sentivo paralizzata. Della predica sentivo solo “decoro di Dio...”, “decoro di Dio”... Che cos'era il decoro di Dio?...pensandoci, anche se a vuoto, la ferita bruciava un po' meno.
Dopo quell'esperienza veramente amara, io ero più guardinga nel dibattermi tra ciò che sentivo in casa, quello che sentivo in chiesa e quello che imparavo per conto mio nei confronti.
Volevo bene a Monsignore, perchè quando eravamo in chiesa noi due soli (io appena dentro della porta principale, lui lassù vicino all'altare), sentivo che pregava profondamente. C'era il senso di Dio. Io non pensavo in questi termini. Ma lo avvertivo. C'era.
Volevo bene a Monsignore che riconoscevo già allora pieno di difetti, ma mio padre... mio padre io lo adoravo.
“Non è vero che della chiesa si deve parlare bene o tacere. Non bisogna parlare a vanvera o per dispetto, ma pensare, capire dov' è la verità, usare anche la propria testa, non fidarsi di quella degli altri perchè fa comodo o per farsi ben volere. La verità va cercata per andare a Dio. Non sono le mode che portano a lui”.
Io ho trovato in famiglia nell'infanzia-adolescenza un antidoto contro una forma di potere che mi è servita per tutta la vita come difesa di fronte ad ogni altra forma di potere.
Hanno tutte le stesse caratteristiche: egoimo, meschinità d'animo, esaltazione personale, stoltezza, mancanza di misura e mancanza del senso della realtà...Intelligenza degradata a ricatto e tornaconto...