Questo blog vuole nascere con la stessa forza delle sorgive che vibrano dal suolo del territorio dove sono nata. L'acqua che esplode per poi fluire tranquilla ad amare la terra, mi ha sempre comunicato le sue piccole e grandi attrazioni con le forme di vita che la tenevano desta, trasmettendo suoni, riflettendo colori, nascondendo misteri. Vuole ora essere narrata perchè è sempre stata per la gente delle nostre terre un aiuto all'affermazione dello spirito.
Il nostro mondo vive momenti così strani e imprevedibili da lasciarci spesso confusi, incerti e debilitati al massimo. Abbiamo potuto incontrare però personaggi dalla vita straordinaria e dal pensiero sicuro che hanno interpretato il mondo del nostro tempo in maniera da lasciarci una visione equilibrata della realtà e una fiducia incoraggiante per il futuro.
Ci siamo soffermati qualche momento con Pavel Florenskij, Raimon Panikkar e ora, Dietrich Bonhoeffer (1906-1944), ci può tranquillizzare con qualche scorcio sul suo mondo. Nonostante coincidesse con il terribile periodo della II° Guerra mondiale, il suo tempo presentava già caratteristiche del tutto simili a quelle del nostro.
Nato in un ambiente dell'alta facoltosa borghesia tedesca, amante dell'arte, della musica, rispettosa del senso d'onore e della fedeltà alla religione cristiana, egli era diventato pastore della Chiesa confessante a cui apparteneva la famiglia. Una chiesa che si era distinta per la chiara e aperta opposizione al regime nazista; ciò permise al giovane pastore una trasgresssione politica, motivata dalla sua adesione alla causa di Cristo e con conseguenze non prive di sofferenza. Imprigionato dal regime nazista si chiedeva se era veramente la causa di Cristo quella che procurava tante sofferenze ai suoi famigliari. Il dubbio venne superato perchè, come scrive nella sua opera “L'Etica”, “Gesù Cristo è interpretato come il luogo in cui Dio e la realtà del mondo sono riconciliati”. “E il cristiano è colui che 'mondanamente' partecipa, nell'al di qua della vita, alla sofferenza di Dio. Si tratta di capire e capire in modo nuovo, in quale rapporto si trovino la fede e la realtà del mondo”. La tematica interessa profondamente Bonhoeffer.

Fin dall'inizio della sua vita pastorale, egli critica l'idea che una vita coerentemente cristiana debba comportare la fuga dal mondo e afferma che al cristiano è richiesto di confrontarsi con la complicata realtà della storia e di entrare in essa.
E' convinto di poter dare con i suoi studi un apporto a concezioni nuove della religione e della teologia. Per questo dedica il tempo della prigionia a letture e studi seri che sottopone e affida ad un amico nella speranza di poterli rielaborare e affidare poi alla stampa. Sarà lo stesso amico Eberhard Bethge a curarne la pubblicazione dopo la condanna a morte di Bonheffer.
Riportiamo alcune delle sue annotazioni. Alla prima lettura delle sue opere io sono rimasta colpita dalla descrizione di un elemento umano per nulla attraente: la 'stupidità'. “In certi momenti della storia si afferma un generale dilagare della stupidità della gente senza che se ne possa cogliere l'origine e tentare l'estirpazione”.
“Pare che si tratti di una legge socio-psicologica. La potenza di uno richiede la stupidità degli altri. E ciò non avviene per l'atrofia o la perdita improvvisa delle qualità intellettuali, ma per il fatto che la schiacciante impressione prodotta dall'ostentazione di potenza rende l'uomo incapace della sua indipendenza interiore facendgli rinunciare, più o meno cosapevolmente, ad assumere un atteggiamento personale davanti alle situazioni che gli si presentano. Trasformatosi in uno strumento senza volontà, lo stupido sarà capace
di qualsiasi malvagità, essendo incapace di riconoscerla come tale.
Nella Bibbia, il timor di Dio è l'inizio della sapienza, perché la liberazione interiore porta l'uomo alla vita responsabile davanti a Dio: unica reale vittoria sulla stupidità”.
Dopo avere osservato come si dimenticano le impressioni provate dopo un bombardamento notturno, Bonhoeffer si domanda se la perdita della “memoria morale” non sia forse il motivo dello sfaldarsi di tutti i vincoli dell'amore, del matrimonio, dell'amicizia, della fedeltà.... Niente resta, tutto si sradica.....Tutto è a breve termine, tutto ha breve respiro. Beni come la giustizia, la verità, la bellezza e in generale tutte la grandi prestazioni richiedono tempo, stabilità, memoria altrimenti degenerano. Chi non è disposto a portare la responsabilità di un passato e a dare forma a un futuro è uno smemorato e io non so come si possa colpire, affrontare, far riflettere una persona simile”.
Il bisogno di approfondimento.

La situazione politica della Germania, dopo la sconfitta della I° Guerra mondiale, il suo futuro, colpiscono profondamente Bonhoeffer.
Si chiede se i cittadini possono essere utili per la sua redenzione.
“Siamo stati testimoni silenziosi di azioni malvagie”, scrive in (Un bilancio sul limitare del 1943). Abbiamo imparato l'arte della dissimulazione e del discorso ambiguo, l'esperienza ci ha resi diffidenti nei confronti degli uomini e spesso siamo rimasti in debito con loro della verità e di una parola libera, conflitti insostenibili ci hanno reso arrendevoli o forse addirittura cinici: possiamo ancora essere utili? Non abbiamo bisogno di geni, di cinici, di dispregiatori d uomini, di strateghi raffinati, abbiamo bisogno di uomini schietti, semplici, retti.
La nostra forza di resistenza interiore contro ciò che ci viene imposto sarà rimasta abbastanza grande e la sincerità verso noi stessi abbastanza implacabile, da farci ritrovare la via della schiettezza e della rettitudine?”
“E' un'esperienza di eccezionale valore l'avere imparato a guardare gli eventi della storia universale dal basso, dalla prospettiva degli esclusi, dei sospetti, dei maltrattati, degli impotenti, degli oppressi e dei derisi, in una parola, dei sofferenti.
Se in questi tempi l'amarezza e l'astio non ci hanno corroso il cuore; se dunque vediamo con occhi nuovi le grandi e le piccole cose, la felicità e l'infelicità, la forza e la debolezza, e se la nostra capacità di vedere la grandezza, l'umanità, il diritto e la misericordia è diventata più chiara, più libera, più incorruttibile; se anzi la sofferenza personale è diventata una buona chiave, un principio fecondo nel rendere il mondo accessibile attraverso la contemplazione e l'azione: tutto questo è una fortuna.
Tutto sta nel non far diventare questa prospettiva dal basso un prendere partito per gli eterni insoddisfatti, ma nel rispondere alle esigenze della vita in tutte le sue dimensioni; e nell'accettarla nella prospettiva di una soddisfazione più alta, il cui fondamento sta veramente al dilà del basso e dell'alto”
Ricerche e creatività
Figlio più giovane tra i maschi di uno dei più importanti psichiatri tedeschi, godette di una protetta e bella infanzia a Breslau e a Berlino, con liete vacanze estive in una casa di campagna del Mittelgebirge, insieme ai sette fratelli e sorelle. Dopo gli studi teologici a Tubinga, Berlino e New York, Bonhoeffer ventiseienne era appena diventato assistente religioso degli studenti, e libero docente all'università di Berlino, quando Hitler prese il potere. Nessuna città, più di Berlino modellò la vita di Bonhoeffer. Bethge scrive: “Berlino rimase determinante con la sua complessa varietà: la Berlino imperiale, repubblicana e poi la Berlino diventata suo malgrado nazionalsocialista; la Berlino liberale e clericale, conservatrice e aperta al mondo, con i suoi distretti accademici e proletari, le sue sale da concerto e i musei; la Berlino dei combattenti urbani e della cospirazione. Proprio grazie all'ottima formazione umano-cristiana ricevuta nel suo ambiente familiare, Bonhoeffer
esperienze direttamente vissute; in breve si tratta di una riabilitazione della borghesia, come la conosciamo nelle nostre famiglie a partire dal cristianesimo. I figli di due famiglie amiche crescono insieme, poco a poco, raggiungendo posizioni e incarichi di responsabilità in una cittadina...
Ma non sono ancora andato oltre gli inizi a causa delle continue prognosi errate sul mio rilascio e della scarsa concentrazione che ne deriva. Ma mi piace molto”.
“I protagonisti (del suo romanzo) deplorano il disprezzo moderno per valori autentici, come la disposizione al sacrificio, da parte delle masse, e così la corruzione della società e del linguaggio, che addirittura impedisce di pronunciare parole come “libertà”, “fratenità” e “Germania” quando esse vogliono esprimere sentimenti genuini”. E aggiunge con forza:
“Il rapporto critico con il passato, il tentativo di fissarlo e di recuperarlo, sopratutto la paura di perderlo sono diventati il quasi quotidiano accompagnamento della mia vita qui...”, scrive sempre dal carcere. E il recupero del passato gli permette quelle intuizioni teologiche che arricchiscono l'ultimo periodo della sua vita.
“...Dio va alla ricerca di ciò che è passato...scriveva in una poesia, perchè “ Dio ci recupera insieme al passato che ci appartiene”. Era convinto, perchè le aveva conosciute nella propria famiglia e anche fra gli amici, che ci fossero persone che “senza saperlo e in ogni caso senza dichiararlo, in realtà vivevano ancora nel cristianesimo, in un “cristianesimo inconsapevole”. Bonhoeffer andava in cerca di un nuovo linguaggio per il messaggio cristiano. Supponeva che nelle parole e nei gesti della tradizione cristiana, fosse nascosto ”qualcosa di totalmente nuovo e di sconvolgente” benché non si fosse ancora in grado di “afferrarlo e di esprimerlo”.
“Il mattino del 9 aprile 1945, attraverso la porta semiaperta di una stanza delle baracche vidi che il pastore Bonhoeffer, prima di svestire gli abiti di prigioniero, si inginocchiò in profonda preghiera con il suo Signore. La preghiera così devota e fiduciosa di quell'uomo straordinariamente simpatico mi ha scosso profondamente. Anche al luogo del supplizio egli fece una breve preghiera, quindi salì coraggioso e rassegnato il patibolo. La morte giunse dopo pochi secondi. Nella mia attività medica di quasi cinquant'anni non ho mai visto un uomo morire con tanta fiducia in Dio”. (H. M. Lunding).
Un ammiratore di Pavel Florenskij aveva affermato che la più grande scoperta, la migliore realizzazione che quel genio incomparabile aveva lasciato all'umanità era la sua vita, il modo cioè con cui è vissuto e morto.
La stessa convinzione è rimasta dentro di me, comprendendo anche Dietrich Bonhoeffer: sono due uomini geniali, cristiani convinti, pastori in una chiesa di Cristo, vissuti “nel mondo senza essere del mondo”. Hanno tenuto testa al “Potere” .
“Se il mondo vi odia, sappiate, che prima di voi ha odiato me. Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; poiché invece non siete del mondo, ma io vi ho scelto dal mondo, per questo il mondo vi odia...Vi cacceranno dalle sinagoghe; anzi verrà l'ora in cui chiunque vi ucciderà crederà di rendere culto a Dio”. Gesù ai suoi discepoli dopo l'ultima cena, (Gv. 15,18ss).
