Questo blog vuole nascere con la stessa forza delle sorgive che vibrano dal suolo del territorio dove sono nata. L'acqua che esplode per poi fluire tranquilla ad amare la terra, mi ha sempre comunicato le sue piccole e grandi attrazioni con le forme di vita che la tenevano desta, trasmettendo suoni, riflettendo colori, nascondendo misteri. Vuole ora essere narrata perchè è sempre stata per la gente delle nostre terre un aiuto all'affermazione dello spirito.
L'APPARTENENZA AL PIANO DI YAHVEH
“Generalmente oggi chi ammette l'esistenza di Dio, gli attribuisce l'universalità. I cristiani sanno che Gesù di Nazaret era un ebreo e riconosceva come proprio Yahvèh, il Dio degli ebrei, ritenendolo però e presentandolo sempre affettuosamente come Padre. Io mi chiedo dice Michele, quali obiezioni presenterebbero i miei amici circa la loro dipendenza o appartenenza al popolo che ha stretto alleanza con Yahvèh.
L'universalità della fratellenza della natura umana è ormai entrata nella storia e nelle vicissitudini del nostro pianeta in maniera indiscussa. Riesco dunque a persuadermi che
anch'io singolarmente, faccio parte dei destinatari delle benedizioni di Yahvè, quindi del suo disegno universale? La Bibbia racconta la storia di un popolo. E tracce di questo popolo continua
con la sua fiducia in Yahvèh per oltre duemila anni dalla fine di quel racconto. Tutto mi fa pensare”.
“Per quel senso di universalità a cui accennavi, quando da ragazzi venivamo iniziati alla religione cristiana, nessuno dubitava o per lo meno l'insegnamento portava a ritenere che Yahvèh è il Dio universale. Niente e nessuno ci obbliga a credere alla sua esistenza. Ma in realtà riusciamo a liberarci di lui? A fare come se non esistesse del tutto? Nel nostro tempo siamo presi da un'infinità di interessi che hanno il potere di assorbirci anima e corpo sempre in vista di un futuro migliore. Ci viene di continuo prospettata la libertà come un bene inalienabile, ma non succede che anche se riuscissimo a godere al massimo della libertà personale, non riusciamo a liberarci di Dio? Possiamo non cercarlo, non farne conto. Il fatto che “In principio Dio creò cielo e terra” secondo la Bibbia, può lasciarci indifferenti. Gli atei sono orgogliosi di poter vivere bene senza ricorrere a Dio”.
L'uomo però non si è accontentato di una semplice affermazione anche se attribuita a Dio. Si è guardato intorno. Ha voluto conoscere la terra. Gli scienziati che ammettono la creazione da parte di Dio, affermano però di non essere in grado di dimostrarlo, né di provare il contrario. Nell'antichità pensavano che la terra fosse al centro del mondo, che la nostra galassia fosse l'unica, mentre ce ne sono miliardi e l'universo è in espansione continua. Con gli scienziati del '600-'700, l'uomo non è più al centro dell'universo e con Freud non è più nemmeno padrone di se stesso, dominato spesso da forze oscure.
La scienza nei suoi grandi progressi riesce a spiegare come si verificano determinati fenomeni senza però scoprirne il perchè. Creare è fare dal nulla. Che cos'è il nulla? Si avvicina al vuoto? E come si spiega il divenire? Poi si ottiene la definizione di vuoto come di un campo dove vibra il minimo di ernergia.
“Proveniamo dalle stelle e dal caso, afferma l'astrofisico Margherita Hack. Tutti gli elementi di cui siamo fatti sono stati sintetizzati all'interno di stelle più massicce del sole”.
“La ricerca di un'intelligenza superiore, almeno nel nostro concetto di religione, è soprattutto una ricerca all'interno di noi stessi”(S. Zavoli).
“Il segreto è nel silenzio interiore, fece osservare Chiara. La fede nel Dio della Bibbia ci appare strana, lontana non solo nel tempo anche nella sua forza interiore perchè siamo stati sottoposti ad uno stress di alienazione continua, affogati in una realtà disumanizzante” .