Questo blog vuole nascere con la stessa forza delle sorgive che vibrano dal suolo del territorio dove sono nata. L'acqua che esplode per poi fluire tranquilla ad amare la terra, mi ha sempre comunicato le sue piccole e grandi attrazioni con le forme di vita che la tenevano desta, trasmettendo suoni, riflettendo colori, nascondendo misteri. Vuole ora essere narrata perchè è sempre stata per la gente delle nostre terre un aiuto all'affermazione dello spirito.
VOGLIA DI FARCELA
“Invitiamo a scoprire il “Bello” della vita in una serata di danza sciamanica ...”
“Hai mai esperimentato il brivido della “Trance Dance”?
Lucia Damiani, una stimata insegnante di danza, stava scorrendo distrattamente la posta in arrivo del suo computer e per un attimo ritornò indietro. “Danza sciamanica!” Estremamente primitiva, pensò, non sarà certo quella a nobilitarne lo spirito, e per il momento pensò a Chiara la sua promettente allieva che si permetteva di perdere del tempo prezioso.
“Sai qualcosa, Elena, sulla danza orientale in genere e sulla sciamanica in particolare?” interpellò telefonicamente la sua amica fidata.
“Non ho mai avuto l'occasione di vedere danzare degli sciamani. Credo sia affine a quella dei druidi e di sacerdoti primitivi. E' molto pacata. Più che a far vibrare le membra o impreziosire la figura, ci tengono a sincronizzarle e a far vibrare lo spirito. Comunque adesso c'è la tendenza a rispettare e far rinascere molto di ciò che è rinchiuso nel passato”.
“A ributtarsi nella religione vuoi dire? Che lo faccia una ragazza intelligente che si sa organizzare al meglio, non mi convince affatto”.
“Nella religione, dici? Non mi pare proprio. E' più un tuffarsi nella natura. La danza come il canto, la musica sono modi di rispondere alle sollecitazioni che vengono dall' esterno, un modo di partecipare a ciò che la natura offre di attaente in ogni momento. Sono reazioni del nostro spirito. Vengono spontane e senza ricorrere all'idea di un dio, senza supporre la presenza di un creatore e meno ancora senza sentire il dovere, l'obbligo di manifestare i propri sentimenti a qualcuno che non sappiamo chi sia e nessuno ha mai visto".
“Eppure la madre di Chiara mi è sembrata come presa da un raptus di tipo religioso. E' lei che condiziona la figlia. E' una donna che deve avere incontrato un gruppo di fanatici disposti a disprezzare chi ha la fortuna di distinguersi, uscendo dalla massa. Tutto mi sarei aspettato, meno che constatare che la religione riprende piede”.
“Io della religione so poco. Sentirne parlare mi fa pensare a chiese, a gente che è continuamente stressata da cose che deve fare e non fare, da paure di ogni genere. Da bambina in collegio mi insegnavano la religione, ma io non ci trovavo mai nulla che mi piacesse, nulla che mi entrasse dentro quando ero triste o avevo paura. Le preghiere mi stancavano. Delle prediche non ascoltavo una parola. Della religione mi è rimasta l'idea di tante cose che ti vogliono mettere nella testa come un peso, senza capire nulla. Tu non vuoi farle entrare e le rifiuti sempre con la paura di cose orribili, come peccato...inferno... Tranquillizzati. Chiara è una ragazza sveglia non si lascia mettere addosso pesi odiosi”.
In quel momento la maestra Lucia ebbe come un lampo. Rivide il volto di Chiara, dolce come sempre, ma preso a tratti da momenti di tristezza. E ricordò la frase che l'aveva molto colpita “Quando io, danzando mi concentro al massimo e raggiungo una grande armonia che viene dal profondo del mio essere, provo una beatitudine che non so descrivere. Desidero sapere che cos'è. Ci tengo proprio. Nella danza orientale ci sono elementi che ricollegano alle profondità dello spirito. Io ho solo qualche intuizione, ma voglio saperne di più...”
Lucia aveva taciuto. Ma in quel momento avvertì che dentro di lei si stava spegnendo qualcosa. L'alunna in cui aveva riposto tante speranze e che era parte dei suoi sogni non le apparteneva più. La sua carriera strideva come in una morsa e la spingeva nel vuoto. Lei si ribellò. Devo farcela. Ad ogni costo. Farcela!