Questo blog vuole nascere con la stessa forza delle sorgive che vibrano dal suolo del territorio dove sono nata. L'acqua che esplode per poi fluire tranquilla ad amare la terra, mi ha sempre comunicato le sue piccole e grandi attrazioni con le forme di vita che la tenevano desta, trasmettendo suoni, riflettendo colori, nascondendo misteri. Vuole ora essere narrata perchè è sempre stata per la gente delle nostre terre un aiuto all'affermazione dello spirito.
Incontrai Angelica ad un centro di spiritualità e tra noi ci fu un'intesa immediata che portò presto ad un'amicizia sentita. Non erano più gli anni dell'atletica in atto: I°campionessa italiana di corsa agli ostacoli, ma in lei lo sport era perennemente in azione e la faceva vibrare di continuo con o senza ostacoli. Ricordo com'erano i momenti che passavo con lei mentre si esercitava al tiro con l'arco. Mi comunicava la sua energia. Io stabilivo la quiete dentro mi me, un'attesa di silenzio assoluto per lo scatto del momento fatidico. E quello arrivava: un minimo del minimo, il bello del bello. Tutto concentrato lì. Poi una gioia, una distensione, una pace, ancora un silenzio...tutto da provare!
Alberto, il marito non accompagnava mai Angelica al centro di spiritualità e non l'ho mai visto assistere ad una delle sue prove di tiro con l'arco. L'aveva invece seguita sempre negli anni di trionfo per le corse agli ostacoli. Trionfi che appartenevano ancora al tempo della scuola, quando il papà di Angelica entusiasta al massimo delle conquiste della figlia, se le chiudeva in silenzio godendone solo di riflesso per dare, sempre a malincuore, la precedenza al genero in erba. La delicatissima sensibilità di Angelica coglieva e annotava.
Non sapevo come fosse passata dai “trionfi sugli ostacoli” al matrimonio, poi al centro di spiritualità e infine ad un'amicizia come la mia. Non sentivo il bisogno di sapere; la sua presenza mi dava molto, non indagavo quindi sulla sua vita. In un momento di tristezza mi confidò: “Dopo un baruffone senza soluzioni, decidemmo di sposarci. Dopo un periodo di crisi abituale ci impegnammo per la vita e nacque la nostra prima bambina. Dopo un altro periodo simile,ci confermammo ancora per la vita e nacque la nostra seconda bambina”.
Man mano che la nostra amicizia si consolidava, io potevo constatare come l'amore di Angelica per il bello, la spiccata propensione per ogni forma d'arte, l'apertura per tutti i valori dello spirito, la capacità di cogliere e valutare la risonanze umane, la sua vibrante femminilità fosse un'attrattiva, non comune, potente cioè per gli uomini. Angelica aveva anche un numero in più: una percezione preziosa dello Spiritto.
In un periodo in cui lavoravo a Milano e passavo delle ore di distensione al Parco Lambro, approfittavo per concentrarmi, rilassarmi e godere momenti di pace. “Era come se le piante gigantesche, raccontai ad Angelica un giorno, mi stessero comunicando orizzonti d'anima vastissimi, facendomi entrare nella pienezza dell'Universo”. Anche lei viveva momenti del genere a contatto con la natura. Gli orientamenti che noi ricevevamo al centro di spiritualità trovavano un'applicazione pratica validissima. Sicuramente diversa, data la mole di caratteristiche che ci differenziano come persone.
Un giorno Angelica mi espose i risultati di alcune ricerche sui centri di spiritualità che funzionano in Italia. Io l'ascoltai con interesse. Essendo però una cristiana convinta e contenta della mia fede non ho mai sentito il desiderio-bisogno di incontrare dei maestri spirituali, altri da Cristo. Il disegno di Angelica di volerne proprio conoscere uno sul Monte Subasio, sopra di Assisi, non mi interessò. Dopo averlo visitato da sola me ne parlò con entusiasmo ed io, una terza volta, mi offrii per accompagnarla. Un atto di gentilezza per non lasciarle fare la strada, andata e ritorno dal Friuli a Subasio, in macchina da sola. Che tra noi, pur comunicando parecchio, ci fossero divergenze di interessi e diversità di gusti non mi dispiaceva.
Non cercavo di capire perchè Angelica cercava dell'altro durante la nostra formazione spirituale. A volte ciò che un grande maestro cerca di comunicare come essenziale e decisivo, dai seguaci può venire trasmesso come più andante. Oppure mentre il maestro vive la sua missione con umiltà di cuore, il trasmettitore accentua senza accorgersene la propria importanza.