Questo blog vuole nascere con la stessa forza delle sorgive che vibrano dal suolo del territorio dove sono nata. L'acqua che esplode per poi fluire tranquilla ad amare la terra, mi ha sempre comunicato le sue piccole e grandi attrazioni con le forme di vita che la tenevano desta, trasmettendo suoni, riflettendo colori, nascondendo misteri. Vuole ora essere narrata perchè è sempre stata per la gente delle nostre terre un aiuto all'affermazione dello spirito.
Ancora una volta una forte osservazione da parte di un'amica: “Non basta una sincera invocazione di aiuto. Nel momento del pericolo o del bisogno l'invocazione viene alle labbra di chiunque come un semplice riflesso condizionato. Qualcosa di meccanico. Vuoto di vibrazioni. Nessuna tensione affettiva. Nessuna appartenenza che conti e che incida.
Se non prendi dalle tue esperienze un “Aiutami!“ lanciato, con la condizione di ottenere, fai un esposto di religione come tanti. Lanci l'idea di una specie di baraccone dove si va a gara a ripetere cose che tutti sanno, ma che non sconvolgono più nessuno; dove la routine continua allo stesso ritmo di sempre”.
E' vero che di religione si parla come se si sapesse, quasi sempre, che cos'è effettivamente. Non c'è niente di più efficace se si vuole annoiare o creare un senso immediato di rifiuto, dell'offrire temi religiosi all'attenzione altrui. Specie se sono in offerta libera.
Il clima creato da Gesù con i suoi discepoli, all'ultima cena, prima della sua cattura, era così intimo e familiare da commuovere e sconvolgere: ”Fino ad ora non avete chiesto nulla in mio nome, chiedete ed otterrete...”
Giovanni nel suo Vangelo aveva fatto una premessa molto importante: “Il Verbo era venuto nel mondo che è stato fatto per mezzo di lui, ma il mondo non l'ha conosciuto. E' venuto nel mondo che è suo, ma i suoi non l'hanno accolto. Alcuni però hanno creduto in lui: a questi Dio ha fatto un dono: diventare figli di Dio”. Un'affermazione che può sconvolgere come il massimo dei cataclismi o lasciare indifferenti: parole che non significano quello che dicono. Si lasciano ripetere senza che nulla accada.
Ci si può accorgere di essere figli di Dio? In quale momento ci siamo sentiti in possesso del significato di una frase del genere? O continua ad offrirci solo un suono di parole?
Ricordo un episodio. Dovevo subire un'operazione chirurgica e per un insieme di inconvenienti non potevo avere alcuna assistenza da parte delle persone di famiglia. Mi presentai da sola in ospedale. Giorni prima avevo riflettuto sulla mia situazione di persona sola in un momento di difficoltà. “Sola!” “Perché sola, se Dio è mio Padre?” Psicologicamente provai un senso di benessere. Entrando in ospedale, quando arrivò il momento paragonai il mio stato d'animo a quello che provavo sempre quando, per motivi di lavoro, mi dovevo presentare al Provveditorato degli Studi. Quello mi pesava come se fosse stato un ospizio per disabili. L'ospedale invece no. Eppure ero malata e dovevo subire un'operazione a rischio. Ero tranquilla come se non si fosse trattato di me.
Tutta alabardata in calze e camiciotto di un verde intenso, stavo sul lettino in attesa che si aprisse la sala operatoria. Davanti a me un'altra paziente era affiancata dal suo chirurgo. Questi si voltò per dire qualcosa al mio medico: “Qui ci deve essere una bestiaccia!” e indicò la sua paziente. “E qui?” fece il mio medico di rimando, indicando me.” “Se non ha ancora aperto, dottore? “ Gli obiettai mentalmente. “Come fa ad essere così sicuro?”
Cambiamenti di ogni tipo stavano sconvolgendo le nostre famiglie di esseri umani, ma in quell'occasione io avvertii la mia appartenenza alla famiglia di Dio, come una grazia, un dono. E' senz'altro uno stato d'animo dall'impostazione del tutto diversa. Si può avere la grazia di esperimentarlo. Si dovrebbe chiederla. E' come diceva Gesù: diventare tutt’uno con lui e con il Padre.
Il nostro appartenere a Dio, io l'avevo assorbito da bambina. Quando mi trovavo in gravi difficoltà e non sapevo a chi ricorrere per un aiuto, mi rivolgevo naturalmente a Dio, ma dicendo immancabilmente anche a me stessa: Voglio vedere come me la caverò. E lasciavo il tutto alla mia famiglia di Dio. Non ero più sola, mai! Crescendo ho scoperto che cercando di conoscere Dio si impara a conoscere se stessi. E' indispensabile
Non ci sono improvvisazioni
“E' necessario, scrive Swami Kriyananda, estirpare e distruggere il pensiero sbagliato, radicato nei secoli che ci fa credere di essere delle fragili e impotenti creature umane. Dobbiamo pensare, meditare, affermare, credere e comprendere ogni giorno che siamo figli di Dio!
Raggiungere questa consapevolezza può richiedere tempo, ma dobbiamo cominciare adesso, con il giusto metodo a far valere i nostri diritti di nascita. Il non avere nemmeno cercato di entrare nella consapevolezza dell'essere figli di Dio è stata una stoltezza con il seguito di scetticismo, dubbi, inganno mentale, superstizione.
La preghiera più importante consiste nel ristabilire la nostra eterna unione di figli di Dio, come Padre o Madre. Se realizziamo la nostra unione con Dio riceveremo ogni altra cosa. Lo stesso Gesù dice:” Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia e il resto vi sarà dato in più”.
“Se farai le tue richieste nel modo giusto, capace di toccare il cuore divino, scoprirai che Dio non si è mai nascosto a te, sei stato tu a nasconderti a lui, dietro l'ombra dell'oscurità che tu stesso hai creato. Quando sentirai di essere veramente figlio di Dio, la tua salda disciplina mentale, la tua devozione, il tuo incrollabile amore, ti daranno il dominio su tutte le cose”.
Il modo con cui è stata per molto tempo ritenuta la religione e cioè come un insieme di dottrine e pratiche rituali senza lo sforzo continuo dell'approfondimento interiore per raggiungere la presenza di Dio e l'immedesimazione con il suo Spirito, presenterà molte difficoltà di avvicinamento. E' risaputo da molti maestri di spiritualità che il nostro tempo così travagliato ed incerto sta subendo una crisi di risveglio in campo spirituale che prevede un futuro ricco di promesse.
Non vale rassegnarsi ad un destino di fallimenti e depressioni. Bisogna impegnarsi ad ottenere ciò che non ci è stato ancora concesso, perché tutto è già nostro nello Spirito. Rivolgiamoci a lui con devozione e con la consapevolezza del nostro diritto di nascita come figli di Dio.