Questo blog vuole nascere con la stessa forza delle sorgive che vibrano dal suolo del territorio dove sono nata. L'acqua che esplode per poi fluire tranquilla ad amare la terra, mi ha sempre comunicato le sue piccole e grandi attrazioni con le forme di vita che la tenevano desta, trasmettendo suoni, riflettendo colori, nascondendo misteri. Vuole ora essere narrata perchè è sempre stata per la gente delle nostre terre un aiuto all'affermazione dello spirito.
Il singolo credente può raggiungere una certa sicurezza circa le verità religiose in cui
crede?
Partiamo da una verità fondamentale per la religione cristiana: “Noi uomini siamo stati creati da Dio e a sua immagine e somiglianza”.
L'affermazione può esserci stata suggerita da qualcuno o letta in qualche parte, ma non ripugna alla nostra intelligenza. Una semplice riflessione su ciò che siamo ci convince che non ci siamo fatti da noi stessi e che alla nostra origine ci sia un Essere Superiore, Infinito al quale ricondurre anche il mondo che ci circonda è accettabile, non crea alcun rifiuto.
Il nostro bisogno di conoscere non si ferma qui. In un primo momento l'idea del Dio che ci ha creato e ha creato anche il mondo dove siamo si accompagna ad un senso di grandezza in cui ci sentiamo immersi e, a seconda della nostra sensibilità, ci sentiamo vibrare. Viene sempre il momento nel nostro semplice vivere quotidiano in cui ci confrontiamo con qualcosa o con qualcuno. Ci accorgiamo di distinguerci dagli altri e di essere fatti in un certo modo.
Se ci imbattiamo nell'affermazione: “Uomini fatti ad immagine e somiglianza di Dio” abbiamo la possibilità di ammettere che il Dio creatore deve essere di un'intelligenza infinita e confrontandoci con le piante e gli animali, rileviamo che la nostra capacità di pensare e di volere ci rende diversi e più vicini al creatore. Ma non siamo che agli inizi.
Dio rivolto al suo creato. Noi con la nostra intelligenza, con la nostra coscienza o capacità di renderci conto di ciò che conosciamo, davanti a lui. E' la vita.
Ma che cos'è la vita? Il nostro esistere in forte relazione con Dio?
Un fatto naturale. Una sfida. Un dono. Un disastro per alcuni. Una meraviglia per altri.
Una realtà che finisce con la morte.
Ma per coloro che amano entrare in se stessi e avvertono una certa espansione del proprio spirito sentono che non tutto di sé può morire, una calma si dilata nel profondo. Non tutto può morire.
Non può esserci per l'anima umana la possibilità, di rianimare a distanza un altro corpo a una pausa dopo la morte? La reincarnazione è più accettabile della risurrezione della carne, dato che non si muore del tutto. Un'intuizione che allarga il respiro interiore.
Chi ci garantisce la verità della reincarnazione: il semplice buon senso? Una rivelazione divina? E fino a che punto, in campo religioso, un credente può permettersi di intuire certe verità, mettendole a base della propria esistenza?
La rivelazione divina ha la sua storia iniziata con la vita dell'uomo, con il suo desiderio di sapere, di conoscere. La rivelazione è a direzione doppia. All'origine delle grandi religioni ci sono uomini dalla personalità potente che hanno saputo penetrare la realtà, interpretarla e scoprire in essa la manifestazione del Dio creatore.
Hanno ritenuto doveroso conservare arricchire le proprie scoperte e comunicarle ai propri discendenti anzitutto, ma anche agli uomini in generale. Lo fecero dapprima oralmente, poi con la scoperta della scrittura, le misero per iscritto dando vita alle Sacre Scritture
In un periodo abbastanza vicino a noi, nel 1500, un monaco tedesco, Martin Lutero, appassionato studioso della Bibbia, trovava strano ed ingiusto che i semplici fedeli non potessero leggere la Bibbia e accostare così le Sacre Scritture anche di persona. Ad impedirlo era la mancata conoscenza della lingua, ma anche la proibizione da parte dell'autorità ecclesiastica che vedeva nella libertà di accesso il pericolo di una erronea o cattiva interpretazione della Bibbia.
Quando Lutero lasciò la chiesa cattolica e divenne padrone del proprio tempo, si dedicò per prima cosa alla traduzione della Bibbia dal latino nella lingua tedesca. Nei suoi seguaci i protestanti, lo studio della Sacra Scrittura venne coltivato come elemento fondamentale per la formazione religiosa. Dagli studi che seguirono, venne scoperto, in ambito della cultura protestante, un nuovo metodo di esegesi o analisi biblica: Il metodo storico-critico, contrario ad una lettura strettamente letterale. Esso si estese anche ai territori cattolici.
Lo studio delle Sacre Scritture divenne molto più proficuo e interessante. I fatti narrati devono essere collocati nel loro tempo e nel luogo in cui si sono avverati tenendo conto degli usi e dei costumi e devono essere colti anzitutto nel loro significato essenziale che assume spesso un valore universale.
Mi ero chiesta anch'io a volte se la storia del popolo di Israele non poteva assomigliare ad un'epopea celebrativa com'è avvenuto storicamente anche per altri popoli. Ma andando a rileggere il protagonismo degli antichi patriarchi, l'ho trovato di una ricchezza umana straordinaria.
Il rapporto che si stabilisce con il Dio biblico consiste davvero in una relazione di comunione, di amore reciproco, con quella valenza di rispetto e fiducia che fa di una reciproca relazione un potenziale di reciproco arricchimento.
Era il periodo della prima formazione del popolo, dopo l'emigrazione di Abramo, il capostipite, da Ur alla terra di Palestina e finita la lunga permanenza in Egitto, il tormentato tempo dell'esodo con il rientro in Palestina.
Solo se si è colto il rapporto struggente con Dio dei singoli uomini dei primi tempi, i patriarchi, non infastidisce più l'immagine di Jhavè che sembra piombare armato dall'alto sempre e solo in soccorso degli Israeliti in affanno. Il piccolo stato d'Israele non era nato da una iniziativa politica, ma da una formazione comunitaria forte, religiosamente e civilmente molto motivata. La storia del popolo d'Israele, non avrebbe mai potuto essere più realistica, umana e religiosamente significativa di come è raccontata dalla Bibbia.
E' lì che la rivelazione di Dio si presenta a portata doppia.
E' da lì che l'uomo apprende a vivere l'autentico protagonismo. Davanti a Dio, non contro di lui.
Per centinaia e migliaia d'anni gli abitanti intorno al Mediterraneo sono vissuti all'ombra del Dio biblico, alle spese di una rivelazione prestabilita, ammortizzata. E stando al patto, Dio non dimenticò il suo popolo. Nonostante il fatto che il popolo eletto si fosse dimenticato di lui, arrivò Gesù di Nazaret: la Rivelazione in pieno. L' evento massimo di tutta la Scrittura.
Fu un ritornare da capo, ma quanto diverso, dal momento che egli ha assunto la natura umana, ha usato un linguaggio umano, ci ha amato di un amore divino-umano e ci ha chiamato a relazionare con lui. Non esiste una rivelazione a senso unico.
Ha insegnato ai suoi seguaci l'amore e la compresenza con il Padre, ha mandato loro il suo Spirito e ci ha lasciato una chiesa, una comunità in cui lo spirito di ognuno si possa espandere e arricchirsi.
Su questo blog, giorni fa io ho trascritto un'affermazione del cardinale Martini che confidava quali erano stati i suoi sogni riguardanti la nostra Chiesa, affermando però che ormai non sognava più nei confronti di lei. Si limitava a pregare.
E noi come ci sentiamo nei confronti della
nostra Chiesa?. Avvertiamo solo il peso di dover obbedire? Proviamo a chiederle se ci regala un po' di spazio per poterci esprimere. E' vero in generale che in essa non ci sentiamo
amati?