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Questo blog vuole nascere con la stessa forza delle sorgive che vibrano dal suolo del territorio dove sono nata. L'acqua che esplode per poi fluire tranquilla ad amare la terra, mi ha sempre comunicato le sue piccole e grandi attrazioni con le forme di vita che la tenevano desta, trasmettendo suoni, riflettendo colori, nascondendo misteri. Vuole ora essere narrata perchè è sempre stata per la gente delle nostre terre un aiuto all'affermazione dello spirito.

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INSEGNANTI e ALUNNI

 

Succede mai che un insegnante possa o addirittura debba imparare da un alunno?

E' successo! E come...

Nel richiamare un fatto del genere, per me molto significativo, non riesco a  ricordare il nome del mio alunno. La sua fisionomia mi è rimasta nitidissima: il naso abbondante e ricurvo come sul punto di scavare, rimanda ad un uccello, ma quale?

Alto sui due metri, magrissimo, sempre impegnato a scuola nel fastidioso inconveniente di sistemare le gambe sotto il banco. Ma il nome, perché non mi viene il suo nome? Mi era molto affezionato e questa incapacità mi fa sentire in colpa.

Fotografo impareggiabile, si alzava spesso al mattino presto per ritrarre le vibrazioni dei girini di uno stagno ai primi chiarori dell'alba. “Io riesco a fotografare anche con la scatola da scarpe”, mi diceva spesso. La scuola gli era in tutti i sensi un peso e un tormento. La frequentava per accontentare sua madre. Sempre relegato in fondo alla classe, dormiva spesso, e quando entravo io, avvisato da un compagno, con uno scossone arrivava in prima fila piazzando la sedia sotto la cattedra. Quel gesto di liberazione dal banco, mi riporta ora, anche il nome. Sì.

“Picchio!...finalmente!... Picchio!... Tu non eri classificato così all'anagrafe. Ti avevano ribattezzato gli amici, persuadendoti in  modo che presentandoti eri sempre: “Picchio! cioè...ossia...” correggendoti,  quando eri costretto a documentarti.

 

Che cosa mi hai insegnato, Picchio?

Mi invitavi a leggere i libri dello scrittore sud-americano Carlo Castaneda. A te piacevano un mondo, mentre io non capivo se quanto raccontava era inventato del tutto e dove  prendeva il poco che aveva a che fare con la realtà.

Sei riuscito a indirizzarmi al grande guru-donna-orientale  Gurumayi, grazie al tuo forte   desiderio di farmi incontrare una “Meraviglia unica al mondo”. E devo ancora a te e ai tuoi amici la fortuna di essermi trovata tra le mani ad un certo punto un libretto modesto nella  mole e così semplice all'apparenza da sembrare intimidito davanti al suo proprio titolo: 

“LA SCIENZA SACRA”. 

 

C'era tra noi una cosa ben consolidata di cui non abbiamo mai parlato: un'apertura verso il mondo circostante. Le persone, le cose, gli avvenimenti, quell'assembramento di fatti e di valori che vanno sotto il nome di passato, presente e futuro trovavano in tutti due come una specie di sportello aperto sul nuovo. Dovunque si presentasse, creava in te una ventata prorompente, in me un semplice sguardo pacato, ma attento, radicato, fedele.

 

Carlo Castaneda è riuscito ad ammagliarti in pieno. Ad un certo punto hai lasciato l'Italia per l'America Latina. Volevi misurarti con le prodezze psico-spirituali del tuo autore preferito? Hai sentito il richiamo irrinunciabile sprigionato dalle bellezze naturali delle terre degli antichi sciamani per realizzare adeguatamente la tua genialità di investigatore dei segreti più profondi ed appagare il desiderio di trasmetterli in maniera visibile?

 

Per anni non ci hai più dato segno di vita. Poi ti sei ridestato attraverso delle mail di un italiano faticoso e molto ristretto che non lasciava trasparire alcun particolare sulla tua esistenza. Ricordi ancora Gurumayi? Sei diventato un fotografo di grido?

Picchio, dove sei? Hai ancora la possibilità di qualche mail per i tuoi amici italiani?

Sappi che il tuo nome, come ai tempi della scuola,  riempie ancora di meraviglia l'animo della tua “Filò”.

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