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Questo blog vuole nascere con la stessa forza delle sorgive che vibrano dal suolo del territorio dove sono nata. L'acqua che esplode per poi fluire tranquilla ad amare la terra, mi ha sempre comunicato le sue piccole e grandi attrazioni con le forme di vita che la tenevano desta, trasmettendo suoni, riflettendo colori, nascondendo misteri. Vuole ora essere narrata perchè è sempre stata per la gente delle nostre terre un aiuto all'affermazione dello spirito.

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GESU' E LE DONNE 1°parte

Nei cap. dal XIII al XVI del Vangelo di Giovanni, i discorsi, le situazioni, gli incontri, le dichiarazioni e le accorate raccomandazioni, costituiscono una ricchissima documentazione per ciò che la chiesa, intesa come comunione di spirito con Gesù, il Padre e i discepoli era voluta e doveva essere. Avrà la sua nascita ufficiale con la Pentecoste, quando l'iniziazione dei discepoli, incominciata e condotta dal Maestro raggiunge il compimento con la venuta dello Spirito Santo, il Consolatore promesso.

Di mezzo c'è il grande evento morte-risurrezione. Prima di arrivarci e perché l'immagine della chiesa non sia incompleta, è opportuno soffermarci sul rapporto di Gesù con le donne. Non è che il discepolato fosse riservato esclusivamente agli uomini. Le chiamate specifiche da parte di Gesù, in tutti i Vangeli sono documentate come rivolte ad uomini.   Ma nei Vangeli appaiono anche delle donne al seguito di Gesù, presenti nei momenti più salienti della sua evangelizzazione. Dai discepoli emersero gli apostoli, coloro che non si limitavano ad accogliere e seguire gli insegnamenti di Gesù, ma erano scelti a continuarne la missione.

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Gesù e la donna Samaritana

 

 (Gv. 4,1ss)

“Quando il Signore venne a sapere che i farisei avevano sentito dire che Gesù faceva più

discepoli e battezzava più di Giovanni...lasciò la Giudea e si diresse di nuovo verso la Galilea. Doveva perciò attraversare la Samaria. Giunse pertanto ad una città della Samaria chiamata Sicàr, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: qui c'era il pozzo di Giacobbe.

Gesù dunque, stanco del viaggio, sedeva presso il pozzo. Era verso mezzogiorno. Arrivò intanto una donna di Samaria ad attingere acqua. Le disse Gesù: “Dammi da bere”. I suoi discepoli erano andati in città a fare provvista di cibo. Ma la Samaritana gli disse: “Come mai tu, che sei un giudeo chiedi da bere a me che sono una donna samaritana?”

I Giudei infatti non mantengono buone relazioni con i Samaritani. Gesù rispose:  “Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: “Dammi da bere!”, tu stessa gliene avresti chiesto ed egli ti avrebbe dato acqua viva”. Gli disse la donna: “Signore, tu non hai un mezzo per attingere e il pozzo è profondo; da dove hai dunque quest'acqua viva? Sei forse più grande del nostro padre Giacobbe che ci diede questo pozzo e ne bevve lui con i suoi  figli e il suo gregge?”. Rispose Gesù: “Chiunque beve di quest'acqua avrà sete di nuovo, ma chi beve dell'acqua che io gli darò non avrà mai più sete, anzi; l'acqua che io gli darò diventerà in lui sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna”.

“Signore, gli disse la donna, dammi di quest'acqua perché non abbia più sete e non debba più venire qui ad attingere acqua”. Le disse Gesù: ”Va a chiamare tuo marito e poi ritorna qui”. Rispose la donna: “Non ho marito”. Le disse Gesù: “Hai detto bene “non ho marito”;  infatti hai avuto cinque mariti e quello che hai ora non è tuo marito; in questo hai detto il vero”. Gli replicò la donna: “Signore vedo che sei un profeta. I nostri padri hanno adorato Dio sopra questo monte e voi dite che è a Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare”.

Gesù le disse: “Credimi, donna, è giunto il momento in cui né su questo monte, né in  Gerusalemme adorerete il Padre. Voi adorate quel che non conoscete, noi adoriamo quello che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. Ma è giunto il momento, ed è questo, in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità; perché il Padre cerca  tali adoratori. Dio è spirito e quelli che lo adorano devono adorarlo in spirito e verità”.      Gli rispose la donna: “So che deve venire il Messia (cioè il Cristo); quando egli verrà ci annunzierà ogni cosa”. Le disse Gesù: “ Sono io, che ti parlo”.

 

Qui si fa il silenzio. Sulla conversazione. Anche sulla situazione.

 

In quel momento giunsero i suoi discepoli e si meravigliarono che stesse a discutere con una donna. Nessuno tuttavia gli chiese: “Che desideri?” o “ Perché parli con lei?”

La donna intanto lasciò la brocca, andò in città e disse alla gente: “Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Che sia forse il Messia?” Uscirono allora dalla città e andavano da lui.gesù e la samaritana

 

Io ho letto e udito commenti su di questo fatto riportato dal solo Vangelo di Giovanni, con  puntualizzazioni che mettevano  in risalto le caratteristiche tipicamente femminili: astuzia, capacità di deviare il discorso, intraprendenza, abilità e bisogno di nascondere... Ci sono effettivamente. Ma esiste pure un'evidente completa trasformazione della donna. Il suo desiderio  per la venuta del Messia e gli insegnamenti che porterà, è autentico. Il suo riconoscimento per la sua vita non encomiabile è sincero. La sua disponibilità d'animo per la verità è piena. E Gesù la soddisfa. La presenza dei discepoli diventa imbarazzante, ma lei ha compreso. La sua fede è vera ed appagante. La può, la deve comunicare. Non è indispensabile rimanere alla presenza fisica del Maestro. Ormai lei è con Lui e Lui con lei.

La paura di esporsi al pubblico come donna aperta ad ogni biasimo, per la condotta riprovevole, non le farà più scegliere le ore solitarie del sole cocente per andare a prendere l'acqua. “Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Che sia forse il Messia?” Sa che come donna non può osare un'affermazione convincente: “C'è il Messia!” Nessuno le crederebbe. Ci sa fare. Agli uomini si presenta come un essere inferiore che li interpella, ha bisogno urgente di loro. Così va bene: “Uscirono dalla città e andavano da lui”.

Dopo aver riportato la lunga conversazione di Gesù con i discepoli che lo pregavano di prendere cibo ed egli approfittava per far capire qual'era veramente il suo cibo, l'episodio si conclude in questo modo:

“ Molti Samaritani di quella città credettero in lui per le parole della donna che dichiarava:

“Mi ha detto tutto quello che ho fatto”. E quando i Samaritani giunsero da lui, lo pregarono di fermarsi ed egli rimase due giorni. Molti di più credettero per la sua parola e dicevano alla donna: “Non è più per la tua parola che noi crediamo; ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è davvero il salvatore del mondo”. La Samaritana non poteva che gioirne in pieno.

 

Da quando, dopo la fine del Concilio Vaticano II anche le donne, sia pure alla spicciolata, iniziarono ad interessarsi alla teologia e ad accostarsi alla Bibbia, la lettura della Parola di Dio ed il commento, quando c'era, si arricchì di sfumature al femminile “niente male“.

Naturalmente incominciarono ad apparire anche le prime timide constatazioni di  coloriture maschiliste subito contestate. Non inerenti alla Parola di Dio, è ovvio, ma al modo di accedervi, di considerare la donna nell'ambito della creazione e in relazione all'uomo.

 

L'ingresso delle donne in teologia è avvenuto come accesso agli studi scientifici, alla ricerca, alla produzione scientifica e, in parte almeno, come ingresso nelle istituzioni accademiche.  Ma della loro produzione scientifica e della loro presenza nelle istituzioni accademiche e  negli studi teologici distribuiti sul territorio nazionale c' è ancora una ricognizione parziale. Più di qualcuno vorrebbe sapere anche come le teologhe sono  viste dalla gente comune che frequenta la chiesa e in particolare dai loro colleghi teologi-maschi. L'inserimento 'visibile, ammissibile' nel contesto di chiesa per la donna, avvenne con una lentezza pari e in certi casi anche più accentuata di quello finora verificatosi in campo civile e politico. In ogni ambito comunque il valore dato in modo autentico da Gesù alla donna, venne lasciato da parte a favore di tradizioni in cui la superiorità maschile era ritenuta di natura e inconfutabile.                            

  

                                                                                            

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