Questo blog vuole nascere con la stessa forza delle sorgive che vibrano dal suolo del territorio dove sono nata. L'acqua che esplode per poi fluire tranquilla ad amare la terra, mi ha sempre comunicato le sue piccole e grandi attrazioni con le forme di vita che la tenevano desta, trasmettendo suoni, riflettendo colori, nascondendo misteri. Vuole ora essere narrata perchè è sempre stata per la gente delle nostre terre un aiuto all'affermazione dello spirito.
Nel ventesimo anniversario di Tangentopoli, tra gli italiani qualcuno si è chiesto se il marchio per nulla encomiabile apparso a
stigmatizzare il nostro Paese era di una esagerazione maligna o se, nel caso che avesse fatto centro, si fosse dimostrato una lezione salutare. In pratica si voleva sapere se da Tangentopoli in
poi nel nostro paese la corruzione era considerata in maniera diversa e se come italiani siamo cambiati in qualcosa. Sono state interrogate personalità che hanno avuto dal 17 febbraio 1972
in poi un ruolo centrale nell'ambito delle “Mani pulite”.
In un'intervista, (cfr. “Jesus”, febbraio 2012 pag 12-17), G. Colombo ci teneva a sottolineare che per una valutazione storica è
necessario che ci sia la disponibilità ad accettare la realtà. Cioè la gente ha approvato l'operato della Giustizia fino a quando le indagini portavano verso i comportamenti di persone in cui
l'opnione pubblica non si riconosceva perchè stavano troppo in alto rispetto ai comuni mortali. Man mano che si procedeva emersero le corruzioni spicciole delle persone comuni e lì scattò la
ripulsa, perchè in quelle persone molti si riconoscevano. Si incominciò così a contestare chi indagava...
“In Italia la corruzione non riguarda solo le alte sfere della politica e
dell'amministrazione, riguarda tanti piccoli episodi che sono
espressione di una cultura in cui alla fine la corruzione è accettata”.
Non siamo cambiati rispetto al 1992?
“Fino a quando non si diffonde un modo diverso di relazionarsi con le persone e con le cose, non ci sono le
condizione per cambiare”.
"Sono convinto che quel rivolgimento compiuto dalla Costituzione Italiana, con cui si è adottata un'organizzazione di
regole secondo la quale le persone sono tutte sullo stesso piano e hanno pari dignità, non coincida tanto con la cultura.
Ho l'impressione che il modo di pensare collettivo sia rimasto ancora al prima, al super- tradizionale modello
organizzativo basato sulla discriminazione”
L'insofferenza alle regole, sentite come un limite alla libertà, è un'anomalia italiana o la percepiamo qui perchè qui viviamo?
“Non credo sia un fenomeno tipico dell'Italia, ma è presente qui
in dosi superiori ad altri Paesi; è ancora un problema
di immaturità: siamo più indietro e quindi abbiamo più
strada da fare, ma non credo all'alibi della diversità
genetica, quasi che ci fosse qualcosa di ineluttabile.Si tratta solo di fare un percorso per cambiare”.