Questo blog vuole nascere con la stessa forza delle sorgive che vibrano dal suolo del territorio dove sono nata. L'acqua che esplode per poi fluire tranquilla ad amare la terra, mi ha sempre comunicato le sue piccole e grandi attrazioni con le forme di vita che la tenevano desta, trasmettendo suoni, riflettendo colori, nascondendo misteri. Vuole ora essere narrata perchè è sempre stata per la gente delle nostre terre un aiuto all'affermazione dello spirito.
Un mattino dei primi giorni di settembre, mi svegliai presto come al solito e come al solito alzai la persiana per vedere qual'era il volto del cielo: un grigio denso, pesante, senza variazioni notevoli. Non mi piacque e come per scusarlo di quella presentazione sgradevole, rassicurai me stessa che in meno di un'ora avrebbe cambiato aspetto, grazie al fatto che il sole sarebbe comparso all'orizzonte. Le informazioni metereologiche avevano però annunciato un'apparizione, in offerta, di qualche giorno da parte della stagione autunnale. Mi affrettai a cancellare il possibile sorgere del sole e qualcosa sembrò provenire dal mio inconscio: ”L'autunno non mi piace!” Non era vero del tutto e riflettendo ricordai che quell'affermazione non era proprio mia, in buona parte apparteneva alla mia nonna materna, la confidente prediletta della mia infanzia. Se la ricordavo però come attinente allo stato d'animo del momento, doveva esserci una ragione. “Durante tutto il tempo dell'anno”, mi disse con molta serietà una volta la nonna, “io non mi sento mai sola, ma quando inizia l'autunno, mi accorgo di incominciare a cercare qualcosa, che non so che cosa sia. Se sapessi cos'è succederebbe come quando perdo il ditale o gli occhiali. Incomincio a cercare nei vari posti e con l'immaginazione li vedo in un primo momento, qui o là e subito passo oltre perchè è il mio desiderio di trovarli a farmeli vedere in anticipo”.
Una volta però la mia nonna che per me possedeva tutta la saggezza del mondo si stancò di quel suo cercare, ad ogni inizio dell'autunno, qualcosa che non sapeva che cosa fosse e senza riuscire a vederlo in anticipo da nessuna parte. Sapeva che proprio alcuni giorni prima che arrivasse l'autunno, in una cittadina vicino al suo paese la gente festeggiava la nascita di Maria, la madre di Gesù. Lo faceva perchè aveva sempre sentito dire che Maria-Bambina era così buona e gentile fin da piccola da fare specialmente ai grandi e agli anziani i regali che essi desiderano. “Fa trovare subito gli occhiali?”, avevo domandato io. “No, gli occhiali sono cose che noi vediamo, usiamo, perdiamo, ritroviamo. A Maria-Bambina la gente chiede la salute, aiuto per trovare l'amicizia, il lavoro, la gioia quando è triste e non sa perchè, oppure l'aiuto per fare le cose che non è capace di fare come si deve”. Era più che naturale la mia domanda: “Sei mai andata tu alla festa di Maria-Bambina?” Era naturale la sua risposta: “Sì” Quando chiesi com'era andato il pellegrinaggio a piedi, con molta gente del suo paese la trovai felice di riferirmi l'insegnamento della sua nonna.
“La statua è di gesso, o l'immagine è dipinta, ma la mamma di Gesù è nata come tutti noi: aveva il corpo e l'anima, lo spirito. Il corpo di gesso ci aiuta a ricordare lo spirito e ci fa parlare con lei e pensare a lei che ci capisce perchè il suo spirito è come il nostro e della stessa natura del grande Spirito...”
Quest'anno, l'8 settembre, festa della nascita di Maria...sono andata nel tempio che le è dedicato e dove è ancora molto onorata. Dopo essermi orientata, sentii il bisogno di parlare con la mia nonna. Lei mi aveva rassicurato che è possibile farlo e mi aveva insegnato come fare: “Se tu pensi in te stessa, il tuo spirito può comunicare, con lo spirito di chi ha lasciato il corpo. Puoi comunicarmi con il pensiero una tua pena, farmi una domanda e attendere in tutto silenzio; sentirai che il tuo pensiero si trasforma in un altro modo di vedere il problema o trovare una soluzione”. I grandi maestri spirituali, aggiungo io in questo momento, affermano che lo spirito che agisce in noi e negli esseri come noi prende caratteristiche individuali, ma è della stessa natura generale e in grado di inter-comunicare.
“Da qualche anno, ripresi a raccontare alla nonna, l'immagine della Madonna è stata riprodotta in un formato più grande, ed è esposta molto più in basso dell'originale in modo da poter essere vista bene dai fedeli. Il Bambino Gesù in piedi diritto sulle ginocchia della madre, sembra nato con tutto lo sprint dei bimbi che nascono ai nostri giorni. Guarda in avanti, ma sembra non vedere nessuno. Anche la sua mamma guarda in avanti, ma nell'ingrandire l'occhio per rendere più acuta la sua vista, devono avere calcato troppo fino a spegnere lo sguardo. Anche lei non vede nessuno. Dal lato opposto dell'altare è apparso, da qualche anno, un grande crocifisso, ritenuto un'opera d'arte. Il corpo del Cristo, fuso in bronzo, aderisce ad una grande croce di legno. Io l'avevo già visto, più di una volta, sempre nella penombra di un ambiente non illuminato, quando la chiesa è silenziosa, senza cerimonie in atto. Mi pareva che il suo capo fosse reclinato come quello di un morente. Nel tripudio di luci della grande festa di Maria-Bambina, mi accorsi che il vigoroso corpo del Cristo aveva il capo rivolto verso l'alto e gli occhi aperti pieni di vigore, con il sentore della risurrezione vicina”.
Poi tacqui in me stessa, come mi aveva insegnato la nonna. Una volta sfogliando una libro di icone, stile orientale, avevo chiesto a qualcuno perchè il volto di Maria era sempre uguale, sempre serio, sempre incapace di guardarti. “Perchè il volto è la porta del mistero”, mi avevano risposto.Mentre mi rammaricavo perchè nella chiesa consacrata all'onore di Maria-Bambina, piena di canti, suoni e mormorii continui per tutto il giorno durante la sua festa, fosse così vivo almeno per me il senso che le immagini sacre se ne stavano per conto proprio, la risposta mi venne dalla nonna. Ed era sempre la stessa. Le immagini possono solo ricordare lo spirito che rimane oltre la morte. E' semplice pensare in se stessi e fare silenzio perchè la risposta verrà dentro di noi.
Non si trattava di un modo solo per affrontare l'autunno. Ogni volta che ci si sente vuoti, soli, bisognosi di non si sa che cosa, anche se non piace ammetterlo, il rimedio è soltanto in noi stessi. Noi tentiamo di andare dovunque, perchè a pensare dentro di noi non siamo stati abituati. Ogni vera soluzione nasce nel mondo dello spirito prima di dilatarsi in quello delle cose. “Pensa dentro di te. Aspetta e ti accorgerai che il tuo pensiero trova la soluzione o ti presenta qualcosa di diverso. Noi viviamo come se lo spirito non esistesse”.