Questo blog vuole nascere con la stessa forza delle sorgive che vibrano dal suolo del territorio dove sono nata. L'acqua che esplode per poi fluire tranquilla ad amare la terra, mi ha sempre comunicato le sue piccole e grandi attrazioni con le forme di vita che la tenevano desta, trasmettendo suoni, riflettendo colori, nascondendo misteri. Vuole ora essere narrata perchè è sempre stata per la gente delle nostre terre un aiuto all'affermazione dello spirito.
Era consuetudine, nelle nostre famiglie che, nell'ultimo giorno dell'anno, i ragazzi andassero in casa dei vicini ad augurare: “Buona Fine, buon Principio”, dell'anno, sotto inteso. La frase era pronunciata meccanicamente, preoccupati come eravamo che la soggezione, al momento, ce la facesse dimenticare.
Per me uscire di casa per qualche oretta con i bambini più piccoli era uno svago gentilmente concesso, dal momento che dovevo custodirli, senza eccezioni in tutto il tempo libero dalla scuola.
Prima di uscire li mettevo in ordine ed ero orgogliosa per il modo con cui mi lasciavano fare, consapevoli che si trattava di una cosa importante. Di solito affrontavo per primo nonno Sebastiano, nonno per buona educazione, data l'età. Era il nostro vicino di casa e io lo temevo perché aveva la mania di interrogarci e di insistere per insegnarci qualcosa. Andati da lui, il resto poi era facile. Tutto andò come previsto. Rispettosi saluti e poi:
“Ohhh vediamo qua! Quante volte si è alzato il sole nell'anno vecchio che se ne va? 365 ! E voi, che cosa fate al mattino quando il sole si alza e entra in casa a piene finestre, che cosa fai tu?, domanda al più grandino.
“Mi vesto per andare a scuola”
“Certo, ti vesti senza ricordarti di ringraziare il sole che c'è sempre anche se le nuvole lo coprono. Chi sa il “Vi adoro”, qui.
Immediatamente io cercavo di ripeterlo a memoria: “Vi adoro, mio Dio e vi amo. Vi ringrazio di avermi creato, fatto cristiano, conservato in questa notte. Vi offro le mie azioni della giornata...” e qui non riuscivo più ad andare avanti. Speravo che continuasse con i bambini.
“Fate attenzione quando lei ve lo insegna?” E mi guardò per la conferma. Io accennai due volte per il Sì.
Bisogna imparare da bambini a ringraziare Dio per essere venuti al mondo dove si possono fare tante cose belle e si può impegnarsi ad essere bravi”. Qui si fermò per badare la più piccola che: “mela...mela...” chiedeva la caramella.
Andò in cucina e ritornò con un cartoccio:”datteri, non caramelle e attenti all'osso!”
“Onna inne” urlò la bambina più piccola a bocca piena prendendo la porta.
Poi, orgogliosa della sua bravura, appena varcava l'uscio delle altre case:”Onna innee” urlava a gran fiato e tutto iniziava con una risata e finiva con due bagigi ciascuno.
(Dai racconti di bisnonna Teresa)