Questo blog vuole nascere con la stessa forza delle sorgive che vibrano dal suolo del territorio dove sono nata. L'acqua che esplode per poi fluire tranquilla ad amare la terra, mi ha sempre comunicato le sue piccole e grandi attrazioni con le forme di vita che la tenevano desta, trasmettendo suoni, riflettendo colori, nascondendo misteri. Vuole ora essere narrata perchè è sempre stata per la gente delle nostre terre un aiuto all'affermazione dello spirito.
TRA AMICHE

“Che cosa ti è sembrato, Chiara,del predicozzo della maestra?”
“In un primo momento mi è apparso strano, poi ho fatto un esame di coscienza. Ho pensato che sia rimasta male perchè io le ho fatto sapere che per un periodo di tempo frequenterò corsi di danza orientale. Sicuramente non ho indovinato il modo giusto”.
“E' comprensibile che la tua assenza non le faccia piacere e ha contribuito a farle perdere le staffe. Ma c'è stato anche un piccolo episodio. Federica ha un ragazzo, lo sapevi?”
“No. E allora?
“Li ha visti mentre ridevano durante l'esibizione dei saltimbanchi in piazza Risorgimento domenica sera”.
“Stavano facendo del male?”
“No. Anche mia madre è scoppiata a ridere quando gliel'ho raccontato.Come ai miei tempi! ha commentato. Lei frequentava la scuola delle suore dove vigeva la regola: “Con i ragazzi è lecito circolare oltre il raggio di un chilometro dall' istituto”.
“Che senso aveva?”
“Lo stesso che è stato proposto a noi questa sera. La danza è la danza. Vuoi metterci tutto l'mpegno per arrivare a volatilizzarti?, niente ragazzi. E se ti vuoi sposare, non puoi farlo prima di esserti volatilizzata. E se vuoi avere un figlio, devi prima avere sfondato i palcoscenici ed esserti ridotta ad un “essere in volo”.
“E' vero per tutte le professioni di rilievo prendere la carriera come il “tutto”. Parve così vero da fare in modo che le due ragazze, pensandoci, perdessero il loro umorismo.
“Qualche rarissima eccezione esiste però”.
“Sì, ma come rarissima eccezione. Tu, forse...puoi pensare che vi sarai predestinata”.
Chiara ebbe un tremito che cercò di nascondere. Da qualche giorno godeva di una gioia che non riusciva ad esaminare pienamente. A Manuela avrebbe potuto comunicarla. Era un'amica seria fidata, precisiamo, durante le comunicazioni a semplici colloqui mentali, perchè quando se la trovava fisicamente presente si sentiva bloccare. La sua gioia era più una beatitudine interiore raggiunta tramite il lavoro, anche se non era il lavoro in se stesso a produrgliela. Un colloquio con sua madre era stato illuminante fino a scuoterla. L'aveva fatta pensare a lungo. La concentrazione al massimo per produrre al massimo l'armonia tra le membra durante la danza e l'armonia con il proprio spirito sopratutto era indispensabile. Non si identificava però con quella beatitudine...
Non sentiva il bisogno di riprendere il discorso con la mamma. Preferiva leggere qualcosa, aprendo a caso, dai suoi libri. Il colloquio con Manuela l'aveva posta in modo strano davanti a se stessa.
Provava simpatia per i giovani coetanei che conosceva o incontrava, ma non si era mai sentita folgorare da qualcuno e per il momento,anche per lei, importante era la danza. Non sapeva se sognava la maternità, perchè viveva della danza. La beatitudine in un lavoro che la armonizzava tanto bene, era il “suo bene”. Se ne sentiva assorbire durante gli esercizi, ma provò a concentrarsi anche semplicemente senza motivi di lavoro. La beatitudine dentro di sé era possibile. Cercò di attirare a sé, mentalmente, qualche persona come a sommergerla insieme e vi riusciva. Provò ad estenderla a cose vicine e lontane: era capace di abbracciare l'universo, quasi a mettere paura? No. Faceva sentire che ci si può sentir “diventare Tutto”. Ma qui capiva che non ne poteva parlare. Era un sentire e un vivere che faceva, per il momento, parte a se stesso. E si procurò il permesso di frequentare i libri di sua madre.