Questo blog vuole nascere con la stessa forza delle sorgive che vibrano dal suolo del territorio dove sono nata. L'acqua che esplode per poi fluire tranquilla ad amare la terra, mi ha sempre comunicato le sue piccole e grandi attrazioni con le forme di vita che la tenevano desta, trasmettendo suoni, riflettendo colori, nascondendo misteri. Vuole ora essere narrata perchè è sempre stata per la gente delle nostre terre un aiuto all'affermazione dello spirito.
Per i cristiani in generale, il Natale è la festa più attesa, la festa della speranza, dell'amore. Secondo la tradizione, sarà ancora la festa della luce, con qualche limitazione a motivo della grave crisi economica. E radunerà ancora la gente per le celebrazioni liturgiche. Le vacanze per molti saranno ridotte, ma non mancheranno le riunioni tra parenti ed amici, sia pure in un tono dimesso.
La situazione politica in Italia è ad un punto tale di corruzione da creare disperazione e massima sfiducia. Il tracollo economico mondiale mette la gente che ne risente maggiormente sull'orlo di un abisso, senza lavoro, senza ripresa, senza futuro. Si può ancora pensare il Natale come la festa della speranza?
Dopo la caduta delle ideologie durate fino a qualche anno fa, ci si potava chiedere se stava rinascendo l'ispirazione religiosa, quella che per millenni aveva costituito il rifugio naturale ed equilibrante di intere generazioni. Se la gente raggiunge in massa i luoghi di culto della propria religione tradizionale, e si immerge nelle acque di fiumi sacri e ricerca le radici della propria spiritualità nelle antiche convinzioni degli antenati si può avere certezza della stabilità ritrovata?
Contemporaneamente agli spunti di rinascita emergeva dalla massa in passato qualche maestro del pensiero che interpretava la religione come un sistema arretrato che si sarebbe spento insieme alle chiese che lo sostenevano.
La religione veniva definita come il prodotto della psiche che risponde a bisogni ancestrali risolvibili dalla scienza. In controcorrente si presentavano scrittori che scrivevano:”Il ventunesimo secolo o sarà religioso o non esisterà più”. (A. Malraux). C'erano pure personaggi che si auguravano un risveglio religioso, capace di riempire “il vuoto degli uomini” dal momento che scienza e tecnica non riescono a soddisfare le esigenze spirituali umane. Sostenevano pure che sarebbe arrivato il momento in cui la scienza avrebbe rinunciato a soppiantare la fede.
Periodi di grande esaltazione della fede si alternano lasciando il posto ad esigenze di potere e all'appagamento di bisogni materiali, che nonostante le alterne vicende della vita umana non riescano a sopprimere del tutto il richiamo all'infinito. E che cosa significhi assistere ad un Natale povero di cose e ricco di fede non è comprensibile per chi non crede.
Oltre al progresso con le sue scoperte e il lento decadere della nostra civiltà si è propagata una tendenza alla superficialità che sorvola sui valori morali e sociali, impedendo soprattutto la ricerca consapevole dei beni religiosi. La figura di Cristo a Natale viene spesso ridotta a grandi esplosioni di folclore, a feste piacevoli anche condivise generosamente con i poveri, ma senza produrre relazioni valide con Dio. Senza profondità di conoscenze e profondità di sentimenti, senza silenzio interiore, la nostra partecipazione alle cerimonie può essere ricca di emozioni ma non ci aiuta ad entrare ne mistero di Cristo fatto uomo. Il Natale è sempre comunque una festa, un grande dono di Dio agli uomini.
Una possibilità di riprendere a credere e a sperare