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19 luglio 2011 2 19 /07 /luglio /2011 16:31

Circa quarant'anni fa, in un gruppo di amici, venne rivolta a P. Giovanni Vannucci la domanda, ancora molto attuale: “Per essere “Chiesa” in questo momento che cosa si dovrebbe fare?”

“Io devo “essere Chiesa” personalmente, aveva risposto il Padre, avere quindi una coscienza aperta a tutte le manifestazioni di Verità, di Bellezza, di Libertà e parteciparvi intensamente e rispettosamente senza credere a una mia infallibilità personale, e cercando di modificare il mio modo di pensare a contatto con il pensiero degli altri”.

 

“Siamo noi che dobbiamo essere Chiesa! San Paolo usa una bellissima metafora: “Noi siamo il corpo di Cristo che viene costruito dallo Spirito Santo nel corso dei secoli (cfr.1Cor 12, 12ss). Dal papa ai vescovi e ai semplici fedeli ciascuno di noi è una cellula del Corpo di Cristo. Se una di queste cellule si chiude in se stessa, diventa cancerosa. Allora bisogna che le cellule sane mandino delle forze per limitare e circoscrivere il male che c'è nella cellula divenuta cancerosa per essersi isolata compiendo un suo cammino individuale e non più in comunione con le altre cellule”.

 

Sarebbe troppo bello se questo si potesse davvero attuare nella Chiesa...Il male è che si è creata e dura ancora oggi una mentalità dogmatica di chiusura che impedisce una manifestazione del genere. E' forse dovuta alla non fiducia per persone non preparate, non abbastanza mature, non abbastanza addentro ai problemi religiosi...e che si sentono perciò escluse da quella partecipazione diretta, che invece c'era forse alle origini”?...

 

“Il tuo è un discorso chiaro, ma perchè non si limiti ad una visione solo storica della Chiesa ti invito a pensare ad una meravigliosa pittura di Giotto che riprende una leggenda francescana (direi che è una verità cristiana): c'è il papa che dorme e il fraticello Francesco, che rappresenta la santità, sorregge la chiesa che crolla, mentre il papa dorme tranquillo circondato dai suoi cardinali. E' uno dei quadri più simbolici, più metaforici, più veri. E' sempre stato così nel corso dei secoli. Se si toglie la santità dalla Chiesa cattolica, questa crolla immediatamente.

Se guardate nella storia della Chiesa cattolica trovate dei bravi politici, dei bravi conquistatori, dei bravi commercianti e anche dei papi e dei vescovi spregiudicati e condottieri. Ma quello che interessa a noi è la perenne presenza e assistenza dello Spirito di Cristo, attiva nei Santi”, quelli autentici, naturalmente.

 

Padre Giovanni invitava a modificare un po' la visione tradizionale che ci è stata data della Chiesa perchè Cristo dice: “Il primo tra di voi sia l'ultimo, chi vuol comandare tra di voi sia il servo di tutti” (Lc13, 1-20). Il Giovedì santo viene fatta la cerimonia della lavanda dei piedi che rievoca ciò che ha fatto Cristo (Gv 13, 1-20). Giovanni non riporta l'istituzione della Cena, ma riporta la lavanda dei piedi con Pietro che non capisce e protesta. Lui il Maestro che lava i piedi ai discepoli?. “No! Mai”.,

E Gesù: “Se non capisci questo, non potrai aver parte con me”. E aggiunge: “Io ho fatto questo, e mi chiamate maestro e Signore, e dite bene, perchè anche voi vi laviate i piedi reciprocamente, e chi vuol essere il primo sia colui che lava i piedi agli altri”.

 

“Vedete che cosa ha fatto Cristo? Ha preso la gerarchia dell'imperatore romano e l'ha capovolta. Il primo deve essere l'ultimo, quindi non c'è un “alto” nella Chiesa e se proprio deve esserci sarà il debole, il malcapitato, l'oppresso...ma devono essere le radici a comandare. L' “alto” deve essere nascosto nel sottosuolo ad attingere quelle energie che ci vengono da Cristo per servire poi anche colui che è al vertice della piramide cristiana: l'uomo più disgraziato, il Crocifisso e l'uomo più crocifisso.

Se voi trovate un albero con le radici scoperte, le rimettete sotto terra. Si dà proprio il caso che a volte si sia costretti ad aiutare i gerarchi a rientrare sotto terra, ad attingere la linfa dalla terra perchè altrimenti l'albero della Chiesa non fiorisce. Non faccio un discorso rivoluzionario, si premunisce Padre Giovanni, ma un discorso cristiano”.

 

“Della conformazione della Chiesa siamo responsabili tutti! Chi è al primo posto, chi fa carriera, comanda volentieri... Il potere non consuma, ma ingrassa...Così, chi è sottoposto,

diventa con facilità, per pigrizia, ossequiente, obbediente, per essere lasciato tranquillo.

Se la vita è una continua trasformazione, noi nella vita ci dobbiamo sentire viventi; vivente non è colui che si limita ad accettare, ma colui che ripone in discussione le cose che gli sono proposte soprattutto quando sono contro la sua coscienza. Non è la stessa cosa che nella Chiesa ci sia una falange di uomini obbedienti al posto di uomini vivi”.

 

“Quando una Chiesa è strutturata in un determinato modo e costruisce i suoi confini ben precisi e dice: fin qui c'è lo spazio sacro e al di là inizia lo spazio profano, si presenta come una costruzione di uomini.

Una Chiesa così strutturata che ti mette fuori, da che cosa ti mette fuori? Da una struttura incompleta, imperfetta e insufficiente, ma non ti mette fuori dal mistero divino. Quindi tu rimani sempre conglobato nel mistero divino, se sei un ricercatore autentico. Che cosa devi fare? Come devi essere?” (cfr “Fraternità” N° 20 -Gennaio-giugno- 2011).

 

NB. Queste riflessioni tolte dalle opere di P.Giovanni Vannucci sono dedicate a coloro che nella Chiesa si trovano in difficoltà di comunicazione e spesso molto o del tutto emarginate. M.M.

 

 

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commenti

antonio donatelli 02/16/2012 16:49

La chiesa formata dalle gerarchie religiose non deve essere di intralcio al credente. Cristo ce l'ha donata povera e umile e a questa chiesa ognuno che in essa si riconosce deve fare riferimento.

Presentazione

  • : Affermazione dello Spirito
  • : Questo blog vuole nascere con la stessa forza delle sorgive che vibrano dal suolo del territorio dove sono nata. L'acqua che esplode per poi fluire tranquilla ad amare la terra, mi ha sempre comunicato le sue piccole e grandi attrazioni con le forme di vita che la tenevano desta, trasmettendo suoni, riflettendo colori, nascondendo misteri. Vuole ora essere narrata perchè è sempre stata per la gente delle nostre terre un aiuto all'affermazione dello spirito.
  • Contatti

E L'ACQUA FIORI'

link

UN LIBRO PER DIRE TUTTO A TUTTI

 

  elacquaf  

 

Quando da bambina imparavo qualcosa, mi sentivo così felice da provare il desiderio di comunicarlo a tutti. L'avessi potuto moltiplicare almeno per 13...!

La nostra famiglia patriarcale, un esempio fra gli ultimi nel Friuli Occidentale, era formata           da due coppie di genitori, la prima con 8 figli, i nostri cugini e la seconda di 5, io e i miei fratelli. 13 ragazzi, un numero che mi è sembrato da sempre una meraviglia.

Avevamo il nonno, solo, rimasto vedovo a 38 anni, con 7 bambini piccoli. Contava per molti. In lui tutto era molto. L'affetto, il discernimento, l'intelligenza, l'onestà, l'amore per la terra, la frugalità, molto anche il vino che beveva (con le dovute pause) e molto risonanti i

predicozzi che ne seguivano, forte l'impronta da dittatore ... 

C'era anche una zia nubile che sembrava non contare molto, ma all'atto pratico ci teneva ad essere. E tanto.

Io che temevo, stimavo e amavo “molto” il nonno, sapevo che tra lui e me c'erano i miei genitori. Non sono in grado di valutare in termini di quantità da chi ho ricevuto di più. Ogni tanto mi mettevo a scrivere con il desiderio di poter comunicare con molti, con tutti. 

Ad un certo punto mi accorsi di poter sintetizzare la mia vita grazie ad un episodio in grado di  attraversarla in tutta lunghezza.

Da ragazzina riuscii a scoprire, di nascosto dai famigliari il luogo, proibito perché pericoloso, dov'era la sorgente da cui nasceva la Sil un torrente rispettabile, e nostro anche, dato che circondava i campi della famiglia. Il fiotto esplodeva con veemenza dalla terra e ricadeva su se stesso, spento. “Fa il fiore!” dicevo io.”Il fiore!...Devi fare il fiore!...”

E immaginavo una corolla e gliela lanciavo. Mai in tempo. Quello si spegneva su se stesso. Miseramente. Veder l'acqua fiorire: un desiderio impossibile.

Eppure la mia acqua, quella dell'”Occhio”, la mia sorgente preferita, fiorì. Lo fece dopo che

“I Fontanaz”, compagni e vicini dell'Occhio, erano stati soffocati dal cemento.

 

Io dovevo raccontare “E l'acqua fiorì” e il libro si impuntò con il voler dire tutto a tutti.

Non c'era solo “l'Occhio” e la sua acqua. Una forte spinta mi veniva anche dall'opera dello storico E.J. Hobsbawm: “Il Secolo Breve 1914-1991”.

Ero rimasta colpita da questa sua affermazione: “Il mutamento sociale più notevole e di più vasta portata del secolo XX, quello che ci taglia fuori per sempre dal mondo del passato, è la morte della classe contadina. Fin dall'età neolitica la maggior parte degli esseri umani era sopravvissuta grazie alla terra e al bestiame...”

Nata in una famiglia di piccoli proprietari terrieri, sapevo molto bene com'era la vita dei contadini, avendo vissuto di persona i passaggi che portavano in maniera vorticosa verso la crisi finale. Sulla morte in questione non c'erano dubbi. Ma la classe contadina è esistita. E' esistita! Che cosa significa il tagliarci fuori per sempre dal mondo del passato? Dentro di me esplose la più travolgente delle sorgenti. Non volevo essere tagliata fuori da un mondo che era stato il mio.

E' esistita. E se è esistita, non può essere morta del tutto. Lo storico Hobsbawm ha un grande senso della realtà ed io lessi il suo libro con passione, in attesa di conoscere le sue proposte e immedesimarmi nelle eventuali speranze.

“Ciò che ho scritto, afferma l'autore, non può dirci se e come l'umanità può risolvere i problemi che si trova difronte all'inizio del nuovo millennio. Forse può aiutarci a capire quali sono questi problemi e quali condizioni sono richieste per la loro soluzione, ma non in quale misura siano presenti questo condizioni, né se siano in procinto di avverarsi...

Viviamo in  un mondo catturato, sradicato, trasformato dal titanico processo tecnico-scientifico dello sviluppo del capitalismo che ha dominato i due-tre secoli passati....Ma il mondo deve cambiare”.

Il tutto non rischia di coincidere con l'eclissi del mondo dello spirito?

Mi imposi di scrivere, di raccontare la mia vita innestata al vivo con quella della nostra gente di paese. Forse può ritornare il bisogno di pensare, di capire, confrontare, andare anche al di là di ciò che ci attanaglia tutto intorno.

L'argomento fa riflettere. Lasciamolo riposare.

 

P.S. Per risollevarci un po'. Mi è venuta questa presentazione per il nonno:

“Era alto e asciutto, fatto di roccia e con i baffi in giù”. Ora sottolineo che quando non era brillo non parlava. Mai. Per sapere come riusciva a farci 'filare' e per sapere come noi, i Tredici riuscivamo ad amarlo, bisogna leggere il libro

 

  link

 

 

 

AFFERMAZIONI

 

 

 

 

Gli uomini vivono pacificamente

e agiscono concordemente,

 

solo quando uniti

dalla medesima concezione del mondo,

 

quando concepiscono alla stessa maniera

i fini ultimi delle proprie azioni.

 

Lev Tolstoj

 

 

 

Tolstoj 

 

 

                                                                                                                                                                              

Esiste una legge che governa tutta la creazione. 

I principi che agiscono nell'universo esteriore

e che gli scienziati possono scoprire

vengono definiti leggi naturali.

 

Ma vi sono leggi assai più sottili   

che governano i piani spirituali interiori  

e il regno profondo della coscienza.

 

Sri Yukteswar                                           

 

 

Yukteswar 

 

 

 

 

O Spirito, Tu sei appena al di là della mia vista, con cui scorgo la tua bellezza esteriore.

Sei appena al di là del mio udito con cui ascolto il miscuglio dei suoni terreni.

Sei appena al di là del mio tatto, con cui percepisco gli oggetti del tuo mondo.

 

Sei appena al di là del velo della splendida natura.

Negli sguardi teneri dei fiori, nel sapore del cibo che ci nutre,

e in tutti gli altri tuoi doni generosi, si nasconde l'essenza del tuo Essere,

la tua eterna dolcezza.

 

Quando ti invoco, tu sei appena al di là della mia voce tremante.

Sei appena al di là della mia mente che prega.

Sei appena al di là dei miei sentimenti più profondi.

Sei appena al di là dei miei sacri pensieri.

 

Sei appena al di là del mio desiderio ardente di Te.

Sei appena al di là delle mie meditazioni.

Sei appena al di là del mio tenero amore.

 

O Imperscrutabile dai mortali!

Apri i miei occhi perchè io ti possa vedere quale realmente sei !

 

Paramhansa Yogananda

 

 

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PAVEL A. FLORENSKIJ

 

 

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Pavel A.Florenskij (1882-1937) nasce ad Evlach (Azerbaigian) ed è considerato il grande Leonardo russo. Nella città natale inizia la sua formazione liceale, che poi continua a Tiflis (Georgia). A 18 anni si iscrive alla facoltà di matematica a Mosca, frequentando anche i seminari di filosofia antica e la facoltà di filosofia contemporanea. Non è possibile accennare neanche per sommi capi alla vastità della sua opera, che al suo tempo, il regime sovietico mantiene del tutto nascosta.

Solo a partire dal 1991, dopo l'apertura degli archivi del KGB, si scopre il grande contributo che egli ha dato alla letteratura, alla filosofia contemporanea, un contributo estensibile con altrettanto vigore e padronanza alla teologia e alla scienza.

Nel 1910 si iscrive alla facoltà di teologia approfondendo biblistica, teologia fondamentale, mistica, simbologia, senza tralasciare la passione per la matematica e la scienza che egli ritiene integratori essenziali al suo spirito e alla teologia stessa. Sostiene la loro compatibilità affermando che a ciascuno Dio ha concesso una certa misura di fede, “cioè una convinzione di cose invisibili”.

Nel 1910 sposa Anna Michaijlovna e nel 1911 viene solennemente ordinato sacerdote della Chiesa ortodossa. E' impossibile per noi accennare all'insieme degli impegni, dei ruoli, delle produzioni teologiche e scientifiche, affidategli queste ultime, dallo stesso regime comunista e conservate accuratamente nell'archivio di famiglia.

Nel 1933 viene arrestato, condannato a 10 anni di lager e trasferito alle isole Solovki, nel Mar Bianco, dove, in un monastero era stato eretto il primo gulag staliniano.

Lì continua a portare avanti le ricerche di sempre: sul gelo perpetuo, sull'estrazione dello iodio. Realizza scoperte scientifiche come la produzione di un liquido anticongelante.

 

Fino alla fucilazione, ordinata dal regime sovietico, l'8 dicembre 1937, presso Leningrado, Florenskij continua a lavorare indefessamente e a scrivere, quando gli viene concesso due-tre volte al mese, ai singoli membri della famiglia lettere piene di saggezza e di struggente affetto. Non ha mai la certezza che sia le lettere come le copie delle sue scoperte scientifiche arrivino a destinazione.

 

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“La mia unica speranza è che tutto ciò che si fa rimane: spero che un giorno in qualche modo a me pure sconosciuto, sarete ricompensati da ciò che ho tolto a voi, miei cari. Se non fosse per voi rimarrei in silenzio”.

(Non dimenticatemi.1935)

 

 

“Dio è essere assoluto perché è atto sostanziale di amore, atto-sostanza, Dio, o la Verità, non solo ha amore ma è anzitutto amore! (Gv. 4,8) Cioè l'amore costituisce l'essenza di Dio, la sua propria natura, non è una relazione provvidenziale. Dio è Amore, non solo uno che ama sia pure perfettamente”.

 

“Il Signore ha nascosto tutto ciò che solo si può dire degno di essere conosciuto, ai dotti e ai sapienti e lo ha rivelato ai piccoli... volendo proprio dire: la verace sapienza umana, la verace razionalità umana sono insufficienti proprio perché umane. Allo stesso tempo l'infanzia mentale, il difetto di quella ricchezza tutta mentale la quale impedisce di entrare nel Regno dei Cieli, può essere la condizione per acquistare la sapienza spirituale. La pienezza di tutto è in Gesù Cristo e perciò si può ottenere la sapienza solo per Lui e da Lui”.

“Che cos'è la verità? domandò Pilato alla Verità, (Gesù). Non ebbe risposta perché la domanda era vana. Davanti a lui stava la Risposta viva, ma Pilato non vide nella Verità la verità. Ammettiamo che il Signore avesse risposto al procuratore romano non solo con un silenzio eloquente, ma anche con le parole: “Io sono la Verità”, anche in questo caso l'interrogante sarebbe rimasto senza risposta, perché non sapeva riconoscere per verità la Verità, della cui genuinità non poteva convincersi. La conoscenza di cui abbisognava Pilato, la conoscenza che prima di ogni altra manca all'umanità, è la conoscenza delle condizioni di attendibilità.

Che cos'è l'attendibilità? E' La comprensione del carattere specifico della verità, il riconoscimento nella verità del segno che la distingue dalla non verità. Dal punto di vista psicologico questo sapere si manifesta sotto forma di beatitudine imperturbabile, di fame saziata di verità”.

 

“La conoscenza è una uscita reale del conoscente da se stesso, oppure, (le due cose si equivalgono) un reale ingresso del conoscente nel conosciuto, un'unione reale del conoscente e del conosciuto.

La causa dell'amore per Dio è Dio, dice S. Bernardo da Chiaravalle. Invece amare la creatura visibile significa permettere all'energia divina ricevuta di espandersi attraverso chi l'accoglie, all'esterno, attorno a chi l'accoglie, come nella divina trinità”.

(Da “La colonna e il fondamento della verità”)

 

Non rinnegare per nessun motivo la Verità. Ma non una verità come, adaequatio, come formale corrispondenza logica tra fenomeno e parola, ma come adesione profonda alle concrete nervature del reale, al senso più profondo della vita e della storia, come fedeltà alla propria persuasione, fino alla sequela della croce... assumere sulla propria carne, il destino tragico e le sofferenze della Russia... E'chiaro che il mondo è fatto in  modo che non gli si possa donare nulla se non pagandolo con sofferenza e persecuzione. E tanto più è disinteressato il dono, tanto più crudeli saranno le persecuzioni e atroci le sofferenze. Tale è la legge della vita, il suo assioma fondamentale... Per il proprio dono, la grandezza, bisogna pagare con il sangue”.

 (Da “Lettere dal carcere”, 13 febbraio 1937).

 

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ILCAMMINO DELL'UOMO

di Marin Buber
 

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Un giorno, mentre il Rav della Russia, S. Zalman, attendeva di comparire davanti al tribunale, il comandante delle guardie entrò nella sua cella. Sapendolo ferrato in questioni della Bibbia gli chiese: “Come bisogna interpretare che Dio Onnisciente chieda ad Adamo: “Dove sei?”

“Credete voi, rispose il Rav, che la Scrittura è eterna e che abbraccia tutti i tempi e tutti gli individui?” “Sì, lo credo”, disse la guardia”. “Ebbene, rispose il Rav, in ogni tempo Dio interpella ogni uomo: “Dove sei? Che fai della tua vita? Adamo sei tu. E' a te che Dio si rivolge”.

 

 

“Ogni uomo è Adamo e per fuggire alla responsabilità della propria vita, trasforma l'esistenza in un congegno di nascondimento. Persistendo nel nascondimento davanti al volto di Dio, scivola sempre più profondamente nella falsità. Si crea in tal modo una situazione che diventa sempre più problematica. Dato che l'uomo non può fuggire all'occhio di Dio, cercando di nascondersi a lui, si nasconde a se stesso”.

 

 

“Ad un certo punto tutto dipende dal fatto che l'uomo senta o meno la domanda che Dio in Adamo ha fatto ad ogni uomo. La voce di Dio è di un silenzio simile ad un soffio ed è facile soffocarla. Finchè questo avviene, la vita dell'uomo non può diventare “cammino”.

Per quanto ampio sia il successo e il godimento di un uomo, per quanto vasto sia il suo potere e colossale la sua opera, la sua vita resta priva di un cammino finchè egli non affronta la voce. Adamo lo fa, riconosce di essere in trappola e confessa”.

 

 

“Nessun cammino può farti uscire dal vicolo cieco in cui ti sei smarrito”. Esiste un ritorno perverso a se stessi che, invece che provocare l'uomo al ravvedimento e metterlo sul cammino, gli prospetta insperabile il ritorno e così lo inchioda in un realtà in cui ravvedersi appare assolutamente impossibile e in cui l'uomo riesce a continuare a vivere solo in virtù dell'orgoglio demoniaco, dell'orgoglio della perversione”

 

 

“Con ogni uomo viene al mondo qualcosa di nuovo che non è mai esistito, qualcosa di primo e di unico. Ogni singolo uomo deve portare a compimento la propria natura in questo mondo, a sviluppare la propria unicità e irripetibilità, non invece a rifare ancora una volta ciò che un altro, fosse pure una grande personalità, ha già realizzato. Siamo in presenza di un insegnamento che si basa sul fatto che gli uomini sono ineguali per natura e non bisogna cercare di renderli uguali”.

 

 

“In ognuno c'è qualcosa di prezioso che non c'è in nessun altro”. Ma ciò che è prezioso dentro di sé, l'uomo può scoprirlo solo se coglie veramente il proprio sentimento più profondo, jl proprio desiderio fondamentale, ciò che muove l'aspetto più intimo del proprio

essere. L'essenziale è che l'uomo diriga la forza di quello stesso sentimento, di quello stesso impulso, dall'occasionale al necessario, dal relativo all'assoluto: così troverà il proprio cammino.

Ciò che conta in ultima analisi è lasciar entrare Dio dentro di sé”.

 

 

 

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